Libro 9 Iliade - Analisi temi e personaggi


Analisi dei temi trattati e descrizione dei personaggi del nono libro dell'Iliade.

Achille e Aiace Telamonio giocano a dadi


Tematiche

Il IX libro riprende un elemento narrativo centrale: il tema dell'ira.
La grave situazione militare induce i Greci a pregare Achille di rientrare in battaglia: si realizza così la promessa di Zeus a Teti (1° libro) ed è recuperato un tema che, nell'infuriare della battaglia, sembrava dimenticato. Con il rifiuto di Achille, inoltre, si conclude la prima parte del poema: egli, infatti, nel congedare i compagni che si sono recati alla sua tenda, afferma che rientrerà in battaglia solo quando il fuoco lambirà le sue navi: Achille cioè attenderà che la guerra lo tocchi direttamente.
L'ira, giustificata come risposta al sopruso di Agamennone, diventa arroganza: l'eroe rifiuta doni degni di un dio e non condivide la sofferenza dei compagni provati dalla guerra, ponendosi, in questo modo, fuori dal vincolo della solidarietà eroica. Il racconto del mito di Meleagro, fatto da Fenice, con cui vuole illustrare come sia doveroso recedere dalle proprie posizioni per nobili motivi, non sfiora Achille: non ha una reazione adeguata al codice eroico (codice di comportamento) e con questo rifiuto si pone fuori dalla collettività fondata su quello stesso codice.
Un altro elemento significativo è rappresentato dall'ospitalità riservata agli eroi che si recano da Achille: nonostante egli sia adirato con Agamennone, sa distinguere gli amici dai nemici e onora Fenice, Aiace e Odisseo, offrendo un banchetto generoso agli ospiti. Solo dopo l'osservanza di tale cerimoniale, i messaggeri riferiscono l'ambasceria.


Il narratore

Nel libro prevale l'aspetto mimetico (mimesi): la voce dei singoli personaggi (narratori di 2° grado) rappresenta la situazione in lunghi discorsi, nei quali si mette in luce l'abilità oratoria degli eroi, soprattutto Fenice, Nestore e Odisseo che pronunciano discorsi volti a persuadere.
Il poeta (narratore di 1° grado) passa in secondo piano, subentrando nelle parti di passaggio.


Lo spazio

La parte centrale dell'azione si svolge nella tenda di Achille, spazio contrapposto, al campo di battaglia, dove i clamori della guerra arrivano in un certo senso attutiti. Questa tenda rappresenta un luogo separato dal resto dell'accampamento, almeno in senso simbolico, ed esprime il distacco tra Achille e i compagni, che sarà più forte ed esplicito alla fine del libro, quando l'eroe esprimerà il suo reciso rifiuto.


Il tempo

La vicenda si svolge fra la sera e la notte del ventiseiesimo giorno, che è in realtà il secondo effettivo di battagli. Gli eroi sono impegnati in una missione notturna, caratterizzata da un tempo ben diverso da quello della battaglia: la battaglia, infatti, svolge alla luce del sole, quando la virtù è sotto gli occhi di tutti; l'ambasceria, proprio perché ripone fiducia nella persuasione e non nella forza, è un'esperienza alternativa, collocata in un tempo diverso.


I personaggi

Achille, rimasto in ombra nei libri precedenti, rientra in scena, ma nell'urgenza della situazione assume un profilo negativo: l'incapacità di ascoltare le esigenze dei compagni e di piegarsi alla nuova situazione rivela la sua intransigenza, la sua caparbietà nel continuare a ignorare la pena dell'esercito, che deve subire le conseguenze delle colpe del solo capo, Agamennone.
Achille si rivela attaccato alle sue convinzioni, incapace di mettere in discussione le sue scelte di fronte al mutare della situazione: è un atteggiamento che risente di hybris, quel vizio che egli rimprovera allo stesso Agamennone. Arriva addirittura a enunciare un ideale "alternativo" dell'esistenza, l'ideale della vita antieroica, secondo cui l'uomo, rinunciando alla gloria in battaglia e ai rischi ad essa connessi, può ambire a una lunga, tranquilla esistenza.
È solo un sogno, ma ritornerà significativamente nell'Odissea, quando, incontrando Odisseo nell'aldilà, l'eroe dirà che avrebbe preferito una vita normale ma lunga alla gloria che lo aveva portato a una morte prematura. Nell'Iliade, tuttavia, tale ideale non può essere perseguito, perché la morte di Patroclo per mano di Ettore innesca l'inevitabile meccanismo della vendetta.

I tre ambasciatori rappresentano personaggi tipo:
  • Fenice, l'istitutore di Achille, analogo per saggezza a Nestore; 
  • Aiace, l'eroe più simile ad Achille, secondo solo a lui; 
  • Odisseo, l'abile parlatore, quindi il migliore per persuadere un uomo; 
  • Nestore, in apertura di libro, riveste il ruolo che ha già giocato nel primo libro, quello del saggio consigliere, ma qui, come nel primo libro, la sua parola resta vana: nell'Iliade le soluzioni sono inesorabilmente affidate alle armi.
  • Una sorta di colpo di scena, invece, viene da Agamennone: dopo essere stato caricato di aspetti negativi nel primo libro, è, fra i due contendenti, quello che sa cedere per il bene dell'esercito: rivela in questo senso, le doti di un buon capo.



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