Capitolo 20 de I Promessi Sposi - Analisi e Commento


Analisi e commento del ventesimo capitolo de I Promessi Sposi di Alessandro Manzoni.


La Struttura

Il ventesimo capitolo è la continuazione del diciannovesimo e si apre con la descrizione dei luoghi in cui vive l’Innominato. Dal punto di vista della struttura, Manzoni alterna diverse situazioni: momenti descrittivi (le due sequenze iniziali), le scene d’azione (il rapimento di Lucia) e alcuni interventi del narratore (il disagio dell’Innominato, la scontentezza, il disgusto di una vita delittuosa).
Inoltre, il ventesimo capitolo, è anche quello in cui don Rodrigo
acquista il suo massimo successo (Renzo è in esilio, Agnese è separata da Lucia, Lucia viene rapita e portata dal suo “amico” l’Innominato e Padre Cristoforo è a Rimini): il vertice più alto di una parabola, oltre il quale vi sarà inevitabilmente una caduta senza freni che lo porterà alla morte.


Lo Spazio

In questo capitolo, e anche nel precedente, gli spazi acquistano un carattere prettamente simbolico che approfondisce le caratteristiche dell’Innominato.
Abbiamo la solitudine dell’uomo (“l’essere innanzi a tutti gli dava talvolta il sentimento d’una solitudine tremenda), la solitudine dei luoghi (“schegge e macigni, erte ripide, senza strada e nude”), la superiorità fisica e potere (“dominava all’intorno tutto lo spazio. Era grande, bruno, calvo”) e l’altezza (“il castello dell’Innominato era a cavaliere a una valle … sulla cima d’un poggio”).
Come per il castello di Don Rodrigo, anche quello dell’Innominato, è posto su un’altura che sta a simboleggiare, assai chiaramente, l’immagine della sua volontà che domina incontrastata le vicende dei contemporanei


I Personaggi

Entra in scena la figura dell’Innominato quando don Rodrigo gli rende visita nel suo castello. Un incontro in cui regna la diffidenza e alcuni sospetti, naturali, ci verrebbe da dire, in chi pratica la violenza e vive in un mondo violento. Si può capire però che nell’Innominato è già in corso, anche se in modo non ancora assai esplicito, una certa trasformazione. Non è più soltanto un uomo d’azione, ma, come detto, vive i primi segni di una crisi che si manifesta come disagio e fastidio, in una continua battaglia contro se stesso e gli altri.
Il conflitto in cui si materializza questa crisi è giocato tra un passato delittuoso e un futuro segnato dal tormento e dal dubbio sul significato autentico della vita. Si fa largo infatti, nel suo animo l’idea della morte. Ma non l’idea della morte che coglie all’improvviso, bensì come una presenza insinuante che suggerisce all’uomo lo sgomento della distruzione definitiva del suo corpo.
Nasce nell’Innominato l’idea di Dio, non ancora accettata in quanto ciò lo porterebbe a rinnegare il suo passato e riconoscere che c’è qualcuno di più “forte” di lui, qualcuno che lo “supera”.
Potremmo dire che il ventesimo capitolo è il capitolo delle figure negative: Gertrude ed Egidio, i due personaggi che hanno aiutato don Rodrigo per rapire Lucia dal monastero.
È interessante notare un intreccio tra i tre personaggi precedentemente elencati. Egidio si serve di Gertrude, che ha una volontà debole e acconsente al rapimento, mentre serve l’Innominato che, al contrario di Gertrude, possiede una forte volontà e accetta il rapimento.



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