Tuttor ch’eo dirò gioi, gioiva cosa - Guittone d'Arezzo


Testo:

Tuttor ch’eo dirò gioi, gioiva cosa,
intenderete che di voi favello,
che gioia sete di beltá gioiosa
e gioia di piacer gioioso e bello:
e gioia in cui gioioso avenir posa,
gioi d’adornezze e gioi di cor asnello;
gioia in cui viso è gioi tant’amorosa
ched è gioiosa gioi mirare in ello.
Gioi di volere e gioi di pensamento
e gioi di dire e gioi di far gioioso
e gioi d’onni gioioso movimento.
Per ch’eo, gioiosa gioi, sí disioso
di voi mi trovo, che mai gioi non sento
se ’n vostra gioi il meo cor non riposo.


Parafrasi

Ogni volta che io dirò «gioia», mia donna gioiosa, intenderete che io parlo di voi, che siete gioia di gioiosa bellezza, e gioia di piacere bello e gioioso, e gioia su cui riposa un gioioso avvenire, gioia leggiadra e gioia di un corpo snello, gioia cui io guardo e gioia tanto amorosa che è cosa gioiosa guardarla. Gioia della mia volontà e dei miei pensieri, gioia di dire, gioia che mi rende gioioso, e gioia di ogni gioioso movimento: per cui, gioia gioiosa, io provo tanto desiderio di voi che non sento mai gioia se non riposo alla gioia vostra il mio cuore.


Analisi del testo

La poesia è intessuta costantemente di figure etimologiche (es. gioi'/ gioiva, gioia/gioioso al v. 4) e di ripetizioni (qualcuna anaforica, come ai vv. 4 e 5). 
Il tema centrale è quello della donna amata, vista come fonte di una felicità tanto forte da essere riecheggiata in ogni punto della poesia stessa: lei sola è sorgente di gioia, una gioia che trasmette con la sua vista, visto che come sempre essa è bellissima e capace di infondere sentimenti preziosi e positivi nell'uomo che la osserva. 
Metricamente, si tratta di un sonetto.


Commento

Guittone esercitò, tra i rimatori toscani del Duecento, un suo magistero retorico; nel tentativo di arricchire e rinnovare gli artefici dell'arte, usò rime equivoche - così dette perché risultano da parole di suono uguale e diverso significato - le rime composte, le canzoni a replicazione e altre forme stilistiche. Questo è un sonetto costruito sulla replicazione di «gioia»: è soprattutto un gioco nel quale la gioia non rivela un'intima sincerità d'affetti.



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