Riassunto storia America


Le prime popolazioni che si stabilirono in America passarono attraverso lo stretto di Bering che nei periodi in cui il livello del mare era più basso costituiva un ponte naturale tra Asia e America. Non sappiamo con esattezza quando avvennero le prime emigrazioni, sicuramente oltre 30.000 anni fa, anche se alcuni storici sono convinti che esistevano uomini in America già 50-60 mila anni fa. Le prime popolazioni vivevano di caccia, pesca e raccolta e più tardi, eccetto nel nord dove il clima era freddo, anche di agricoltura. I diversi popoli dell’america settentrionale non formarono mai veri e propri stati ma vivevano in tribù. Nella parte meridionale i primi insediamenti coloniali si ebbero con gli Inglesi nel 1607. Qui essi crearono piantagioni di tabacco e cotone, e a partire dal 1619 furono portati i primi schiavi neri. Nella parte settentrionale si stabilirono inglesi e olandesi per sfuggire alle persecuzioni religiose in Europa. Gli spagnoli si stanziarono lungo la costa occidentale e la Florida. I francesi invece, si insediarono lungo la regione del fiume San Lorenzo e del Mississipi chiamando questa regione Louisiana in onore del re Luigi. La continua emigrazione inglese portò al costituirsi di 13 colonie che nel 1776 ottennero l’indipendenza e costituirono gli Stati Uniti d’America. Nel 1803 gli Americani acquistarono da Napoleone anche i territori francesi della Louisiana. Questi territori, comunque, erano abitati dalle tribù indiane, e per tutto l’800 i coloni statunitensi si spinsero verso l’interno, così che il Far West fu popolato dai bianchi mentre gli indiani vennero sterminati durante le guerre. I bianchi stipularono con gli indiani molti trattati, che prevedevano l’impegno a lasciare agli indiani parte dei loro territori. In realtà gli statunitensi non rispettavano questi trattati e a poco a poco tutti gli indiani furono rinchiusi nelle riserve più aride del paese. Anche il Messico dovette cedere agli Stati Uniti alcune delle sue terre più fertili come nel 1845 il Texas e nel 1848 la California. Nella seconda metà dell’800 gli Stati Uniti presentavano un territorio che in realtà era diviso in due: l’America del nord, molto industrializzata, e l’America del sud, agricola e schiavista.
Nel momento in cui venne eletto presidente degli Stati Uniti Lincoln, esplose una guerra (guerra di secessione), poiché egli era contrario ad ogni forma di schiavitù e di separazione di stati dall’unione. Quando alcuni stati si staccarono dagli Stati Uniti Lincoln per 4 anni condusse la guerra per la salvezza del paese. Il sud perse e Lincoln dopo essere stato eletto per la seconda volta presidente, venne assassinato da un fanatico sudista. Così con la guerra di secessione fu abolita la schiavitù dei neri, anche se per molti anni in alcuni paesi non venne applicata questa legge. Ci fu una trasformazione, per quanto riguarda l’economia dopo la guerra civile: la popolazione aumentò e l’agricoltura si modernizzò. Ci fu uno sviluppo ancora più grande agli inizi del 900 quando gli Stati Uniti divennero la prima potenza del mondo. Questo sviluppo economico interessò soprattutto le città del nord-est per vari motivi:

A) presenza di risorse nel sottosuolo e di energia elettrica.

B) manodopera a basso costo proveniente dall’Europa e la mancanza di barriere doganali.
Lo sviluppo in questo periodo fu dovuto a due cause:
  1. Il Taylorismo, dal nome del suo inventore:ogni lavoro manuale era scomposto in operazioni semplici che l’operaio deve compiere in un tempo prestabilito (Nasceva la catena di montaggio).
  2. Il trust: era una grande impresa nata dalla fusione di decine e centinaia di piccole aziende, nello stesso settore economico con lo scopo di abbassare i costi di produzione ed eliminare la concorrenza offrendo prezzi vantaggiosi alle merci.

Ci fu anche uno sviluppo agricolo grazie a due fattori:
- conquista definitiva dell’ovest sul quale si riversò la migrazione Europea che trasformò le praterie indiane in campi coltivati e pascoli;
- meccanizzazione dei lavori agricoli.

Le conseguenze furono:
- l’impoverimento del suolo dovuto da uno sfruttamento eccessivo da parte dei contadini dei terreni;
- le epidemie;
- il calo dei prezzi per cui i piccoli agricoltori furono costretti a chiedere prestiti alle banche per migliorare e modernizzare le proprie aziende.

Lo sviluppo industriale di questi anni provocò una serie di problematiche legate al decollo dell’industria: bassi salari, orari faticosi, ambienti di lavoro insalubri e sfruttamento del lavoro minorile.
Entro il 1919 tuttavia gli stati della confederazione approvarono le leggi che tutelavano i diritti dei lavoratori.
Un discorso a parte lo merita la condizione dei neri che durante la guerra di secessione avevano combattuto a fianco dei nordisti perché speravano nel miglioramento delle loro condizioni di vita.
Con la vittoria di Lincoln in realtà la schiavitù fu abolita ma soltanto 120.000 neri su 8 milioni poterono permettersi di acquistare terre. Tutti gli altri furono costretti a tornare a lavorare per i padroni bianchi,ai quali davano i due terzi del raccolto.
Negli stati del sud furono approvate leggi segregazioniste che obbligavano i neri a vivere separati dai bianchi (nei luoghi di lavoro, sui mezzi pubblici, nelle scuole, negli ospedali e nelle chiese).
Si crearono organizzazioni razziste tra le quali la più violenta è il Ku Klux Klan.

La crisi del '29

Tuttavia vi erano alcuni gravi problemi:
- la grande differenza fra le metropoli industrializzate e le piccole città;
- la differenza fra le grandi ricchezze di alcuni e la povertà della maggior parte della popolazione;
- il governo federale non controllava affatto il lavoro delle industrie, e questo portava ad un’eccessiva libertà nella produzione;

Alcune società che adoperavano in Borsa andavano in giro bluffando, e spargendo la notizia di brillanti aziende inesistenti. Molta gente, che aveva guadagnato i propri soldi in duri anni di lavoro, ci credeva, e andava a comprare azioni in queste false aziende.
Ma poco dopo gli imprenditori scappavano con i soldi guadagnati, lasciando la popolazione senza denaro. Così le persone imbrogliate cercarono di rivendere le azioni, ma dato che nessuno aveva più denaro, tutti vendevano e nessuno comprava.
Si giunse così ad una sovrapproduzione, e le merci continuarono ad accumularsi invendute nei magazzini.
I prezzi della Borsa crollarono drammaticamente, e gli industriali dovettero licenziare gli operai, in mancanza di soldi per pagarli. Crebbe la disoccupazione.
Le industrie erano indebitate con le banche, ma non potevano ripagare i debiti, e il reddito nazionale era calato dagli 80 ai 40 miliardi.
Nel frattempo, dall’America, la crisi economica si era estesa a tutta l’Europa ed al resto del mondo. Tutti coloro che commerciavano con gli USA avevano perduto la più colossale cliente, e chi aveva avuto in prestito denaro da banche americane se lo sentiva richiedere. Così il fallimento delle banche e delle aziende, e la disoccupazione americana si estesero anche a Francia, Inghilterra, Germania ed Italia.

E come si risolse la crisi del '29?
Semplice: il governo ha investito in infrastrutture, migliorando il sistema interno e abbassando la disoccupazione e facendosi trovare pronto per la seconda guerra mondiale. Cosa genera più occupazione e più consumi di una guerra?



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