Analisi: Un italiano” risponde al discorso di Madame de Stael


di Pietro Giordani
Analisi del testo:

  1. Che cosa differenzia l’arte dalla scienza secondo l’autore?
  2. Quale giudizio viene espresso a proposito della “letteratura settentrionale” contemporanea? E della letteratura italiana del Seicento?
  3. Qual è la causa della decadenza della cultura italiana? Quale rimedio indica Giordani?
  4. Individua nel brano le metafore e le similitudini e indica i campi semantici di appartenenza.
  5. Ricerca nel testo la tesi fondamentale che l’autore vuole dimostrare e le argomentazioni usate per sostenerla.
  6. Rifletti sul concetto di imitazione e spiega quale opinione viene espressa da Pietro Giordani nel brano antologizzato.

1) Secondo l’autore oggetto delle scienze è il vero mentre quello delle arti è il bello per questo stesso motivo le scienze hanno un progresso infinito poiché possono scoprire delle nuove verità ogni giorno mentre le arti una volta che hanno raggiunto il vertice della bellezza artistica non possono procedere oltre e quindi non possono fare altro che limitarsi ad imitarlo.

2) Secondo l’autore la “letteratura settentrionale” contemporanea non solo si discosta, per la follia di novità, dalle forme perfette della letteratura classica ma addirittura si distacca dalla letteratura nazionale italiana. E quindi ciò che può risultare bello agli inglesi o ai tedeschi può risultare brutto a noi italiani se mescoliamo la loro letteratura con la nostra tradizione e cultura. Per questo motivo egli ritiene che queste letterature d’Oltralpe non possano arricchire la cultura italiana, poiché sono due culture inconciliabili.
Per quanto riguarda la letteratura italiana del Seicento, invece, egli ritiene che essa sia stata causata da una folle voglia di novità che ha portato allo stravolgimento delle convenzioni letterarie classiche, tuttavia la situazione di allora era migliore di quella attuale poiché essa era quantomeno legata alla cultura italiana.

3) Secondo Pietro Giordani, le critiche mosse dagli scrittori stranieri, riguardo la sterilità e decadenza della letteratura italiana, sono fondate, tuttavia la causa non va ricercata nell’assenza di novità in ambito letterario bensì la responsabilità dell’impoverimento letterario è da attribuire ai letterati che non hanno saputo curare in modo adeguato il patrimonio culturale ereditato dagli antichi.
Per rimediare a tale situazione, Giordani suggerisce non di imitare gli stranieri, ma di ripescare i classici greci e latini innestando la tradizione classica nella cultura moderna.

4) La “follia” della letteratura del suo tempo “è di scimie” ossia da imitatori degli scrittori europei.
I prodotti dell’unione della letteratura italiana con quella nordica sono paragonati a centauri, ovvero la loro è un’ unione inconciliabile di due cose molto diverse.
L’eredità e la tradizione letteraria italiane sono paragonate ad un “fondo” da coltivare, dal quale nasce l’impoverimento intellettuale italiano per “pigrizia”.
Giordani paragona la novità e i temi della letteratura settentrionale a frutti, che hanno “sapore e sugo che a noi non si confà”.
Infine la letteratura italiana diviene “un ramo di quel tronco” ossia diretta continuazione di quella classica, che, come si augura l’autore, “parrà a tutti fiorita”.
Si nota un’appartenenza al campo semantico della natura e in un caso della mitologia.

5) La tesi fondamentale che Pietro Giordani vuole dimostrare è che le fantasie letterarie settentrionali non possono veramente arricchire la nostra letteratura e che il rimedio per ridare vigore alla letteratura italiana è quello di rifarsi ai modelli classici, gli unici che rappresentano il bello per eccellenza e che si legano fortemente alla nostra cultura italiana.
Nell’argomentare la sua tesi egli parte dal presupposto che oggetto dell’arte sia il bello, pertanto, una volta raggiunto l’ideale di bellezza, rappresentato dai modelli classici, non si può andare oltre e bisogna limitarsi ad imitare tali modelli di perfezione.
Inoltre, ammettendo anche che la letteratura inglese e tedesca possa definirsi bella ciò non vuol dire che essa lo sia per noi italiani poiché si tratta di una letteratura che non si lega alla nostra cultura, è inconciliabile con essa, a differenza dell’antichità classica che invece le è strettamente legata (“è pure un ramo di quel tronco; laddove le altre hanno tutt’altra radice”).

6) Motivo fondamentale di quest’articolo è il concetto di imitazione, fortemente criticato precedentemente dalla de Stael, qui viene visto invece come strumento giusto e necessario per risollevare la cultura italiana.
Pietro Giordani infatti ritiene che la letteratura debba basarsi sui canoni di perfezione classica, senza porre attenzione verso le correnti straniere, e pertanto scopo della letteratura deve essere quello di imitare il bello ideale proposto dagli scritti antichi, culmine di perfezione, di bellezza artistica.
Al contrario di quanto detto dalla de Stael qui il principio di imitazione non è visto come la causa dell’isterilimento della cultura italiana bensì esso viene mostrato come l’unico possibile rimedio a tale condizione di impoverimento.
Per questo Giordani sollecita con il suo scritto a imitare gli scritti antichi greci e latini conciliando la tradizione classica con quella moderna.



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