Tema: Il giorno della memoria


Tema svolto:

Il termine olocausto letteralmente significa (tutto bruciato) e viene dal greco. In tempi recenti il termine è stato attribuito a massacri su larga scala. Shoah in lingua ebraica significa (distruzione). E' un altra parola utilizzata per riferirsi all'olocausto.

L'olocausto nazista ed altri genocidi:
Il termine olocausto viene principalmente utilizzato per riferirsi allo sterminio sistematico di circa 6.000.000 di ebrei da parte dei nazisti. Nelle stesse circostanze furono uccisi anche zingari, i comunisti, gli omosessuali, i malati di mente, testimoni di Geova, russi, polacchi e slavi. Un altro genocido è stato quello del popolo Armeno che portò all'uccisione di 3.000.000 di cristiani da parte del governo turco dal 1915 al 1923.

Aushwitz
Alcuni campi come quello di Auschwitz combinavano il lavoro schiavistico con lo sterminio. All'arrivo i prigionieri venivano divisi in due gruppi, quelli troppo deboli venivano uccisi subito, mentre gli altri venivano impiegati come schiavi. Nel dicembre del 1941 Hitler decise di sterminare tutti gli ebrei d'Europa, in quella che lui definì soluzione finale della questione ebraica.
Per lo sterminio degli ebrei vennero studiate soluzioni che permettessero di eliminare il maggior numero di soggetti nel modo più rapido. Vennero dunque utilizzate le camere a gas.

Estensione dell'olocausto
Dal 1941 al 1945 vennero uccise e cremate da 13 a 19.000.000 di persone tra cui 6.000.000 di ebrei e altri 6 di slavi, 4 milioni di prigionieri di guerra, un milione di dissidenti politici, 800.000 Rom, 300.000 portatori di handicap, 250.000 omosessuali. Per una media di 11.000 persone uccisi e cremate ogni giorno.

I triangoli
Per identificare i prigionieri dei campi in base alla loro offesa, gli era richiesto di indossare dei triangoli colorati sugli abiti. I colori più usati erano: il giallo per gli ebrei due triangoli sovrapposti a formare la stella di Davide, rosso per i dissidenti politici, verde per i criminali comuni, viola per i testimoni di Geova, blu per gli immigrati, marrone per gli zingari, nero per le lesbiche, rosa per gli omosessuali maschi.

Revisionisti e negazionisti
Alcuni storici, spesso legati ad ambienti neonazisti, hanno messo fortemente in discussione la verità dell'olocausto, oscillando fra un forte scetticismo sui numeri e sulle cause (revisionisti) fino alla totale negazionisti dell'evento (negazionisti dell'olocausto).
In particolare contestano la stima di 6 milioni di ebrei morti che reputano non documentata e non documentabile è superiore di 10 volte ai valori reali. generalmente ritengono che i deportati morissero di fame e di tifo che veniva trasmesso dai pidocchi.
Il revisionismo dell'olocausto invece sostiene che vennero uccisi molto meno di 5-6 milioni di ebrei. La pubblica esposizione di tesi negazioniste è attualmente un crimine in molti paesi europei:
Francia, Spagna, Polonia, Austria, Svizzera, Belgio, Repubblica Ceca, Slovacchia, Romania, Germania, Cipro e Lussemburgo. Da ieri un decreto legge considera il negazionismo un reato anche in Italia.

Conseguenze politiche
L'olocausto ha una serie di ramificazioni politiche e sociali che arrivano fino al presente. il bisogno di una patria per molti rifugiati ebrei portò una parte di loro a emigrare in Palestina gran parte della quale sarebbe ben presto diventata il moderno Stato d'Israele. Questa immigrazione ha avuto un'effetto diretto sugli arabi della regione che ha portato al conflitto Arabo, Israeliano e al conflitto Israelo-Palestinesi.

Il 27 Gennaio per non dimenticare

Da alcuni anni, il 27 gennaio viene vissuto in modo particolare nelle scuole e in tutto il nostro paese; infatti, dal 2000 una legge dello stato italiano, allo stesso modo di quanto avviene in altri paesi d'Europa, dedica quel giorno al ricordo di tutte le vittime della deportazione nei campi di concentramento e di sterminio. Proprio il 27 gennaio del 1945, infatti, le truppe sovietiche entrarono nel campo di concentramento di Auschwitz, "Giorno della memoria", al fine di ricordare la Shoah, le leggi razziali (anche in Italia, nel 1938, erano state promulgate leggi antisemite), la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subito la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati. Si vogliono quindi ricordare, oltre all'orrore dei lager, anche le leggi razziali che in vari paesi, ma soprattutto in Germania e in Italia, discriminarono ed emarginarono i cittadini di origine ebraica. Inoltre, si ricordano le vittime di tali leggi e della Shoah, ma anche coloro che si opposero al progetto nazista e che tentarono di salvare molte vite innocenti.
Il secondo articolo della legge si riferisce all'organizzazione di cerimonie, di incontri e iniziative in modo particolare nelle scuole di ogni ordine e grado col fine di conservare nel futuro dell'Italia la memoria di un tragico ed oscuro periodo della storia nel nostro Paese e in Europa, e affinché simili eventi non possano mai più accadere. Il senso del Giorno della memoria" è dunque di consegnare alle generazioni che verranno il compito di non dimenticare quanto è accaduto perché non accada mai più.


Il pregiudizio ebraico

Il termine antisemitismo è stato coniato per indicare l'odio nei confronti degli ebrei, anche se a ben guardare la parola è almeno impropria, dato che richiama il termine semita: appartengono infatti a questa famiglia linguistica-culturale molti popoli, tra cui gli ebrei, ma anche gli arabi e altri popoli dell'antichità come i sumeri, i babilonesi, i fenici.
Tuttavia, il termine si riferisce unicamente agli ebrei; questo è dovuto a un pregiudizio le cui radici affondano molto lontano nella storia. A partire dal 70 d.C. dopo la distruzione del tempio di Gerusalemme da parte delle truppe romane dell'imperatore Tito, infatti gli ebrei si dispersero nel mondo (diaspora), convivendo nei vari paesi con culture, lingue e religioni diverse dalla loro.
Gli ebrei mantennero tuttavia una loro forte individualità: nelle loro piccole comunità non solo la religione, ma anche la lingua e le tradizioni originarie vennero conservate. Comunque, essi furono considerati dei diversi; ciò portò a una forte coesione all'interno delle comunità ebraiche ma anche alla separazione rispetto alla società in cui si trovavano a vivere. Ciò espose queste comunità al rischio continuo di essere perseguitate e facilmente esse divennero un capro espiatorio. In particolare nel mondo cristiano medievale, gli ebrei cominciarono a svolgere una serie di mestieri che i cristiani non praticavano: per la religiosità cristiana medievale, infatti, i lavori leciti erano quelli in cui si trasforma la natura e pertanto tutte le professioni legate al denaro venivano considerate in qualche modo sacrileghe, perché non incidono direttamente sulla natura. Così gli ebrei iniziarono a occuparsi di commercio, di prestito di denaro, di scambio di monete, di oreficeria, a esercitare professioni quali il medico o l'avvocato.
Queste attività favorirono l'accumulo di grandi fortune nelle mani di alcuni ebrei, e suscitarono invidia nei loro confronti: agli ebrei in generale si attribuiva una ricchezza smisurata e costruita alle spalle dei cristiani stessi. Questo acuì ulteriormente il sentimento di ostilità e consolidò il pregiudizio nei loro confronti. Gli ebrei, con il tempo furono spinti a chiudersi dentro le loro comunità e costretti ad abitare quartieri separati delle città, chiamati ghetti, in cui a volte potevano anche essere rinchiusi, come accadrà, per esempio, anche in occasione dello sterminio nazista degli ebrei del ghetto di Varsavia nel 1943. Le comunità ebraiche che vivevano nei ghetti o nei piccoli e poveri villaggi dell'Europa dell'est, chiamati shtetl, erano continuamente esposte al rischio delle persecuzioni, delle deportazioni, dell'assassinio.


La Germania nazista

La Germania del 1932, è alla vigilia del trionfo di Hitler.
Per la Germania, sconfitta nella Prima guerra mondiale, gli anni venti erano stati durissimi: crisi economiche, necessità di pagare enormi somme ai vincitori, scioperi, inflazione, miseria. In questo contesto c'era chi sosteneva la necessità di una nuova guerra, procedendo a un nuovo riarmo, per riaffermare la potenza della nazione tedesca e per ristabilire il grande impero germanico, Hitler espose in un'opera tristemente famosa, Mein Kampf (la mia battaglia), presupposti teorici del suo programma politico e raccolse attorno a sé, a partire dal 1920, una forza politica che prese il nome di Partito nazionalsocialista tedesco o (in forma abbreviata) nazista.
Hitler teorizzava la superiorità della razza tedesca, definita ariana, sulle altre e affermava la necessità, per il popolo tedesco, di conquistare uno spazio vitale, innanzitutto a est, verso la Polonia. Egli individua in due elementi principali i nemici del popolo tedesco: gli ebrei e il consumismo; i primi in quanto rappresentanti di una razza inferiore che però deteneva il controllo del potere finanziario; il secondo in quanto modello di società dannoso e pericoloso.
Il Partito nazista ottenne un crescente successo nelle elezioni politiche tra il 1928 e il 1932, fino alla vittoria e alla conquista del governo della nazione. Nel 1933 Hitler venne nominato cancelliere, cioè capo del governo, e l'anno successivo anche presidente, avviando così l'instaurazione del Terzo Reich.


I campi di concentramento

Dopo la conquista del potere, in Germania le libertà e i diritti vennero presto cancellati: i partiti, ad eccezione di quello nazista, furono aboliti, così come la libertà di stampa ed ebbe inizio una sistematica e organizzata campagna di discriminazione, prima nei confronti degli oppositori politici, poi di ebrei, slavi, zingari e infine anche dei disabili e degli omosessuali.
Con l'emanazione, nel 1935, delle leggi razziali di Norimberga, gli ebrei furono esclusi dal diritto di voto, dagli impieghi pubblici, dal commercio, dalle banche, dall'esercizio delle libere professioni e a partire dal 1938 la persecuzione si fece ancora più sistematica e violenta.
Nel 1939, con l'occupazione tedesca della Polonia, ebbe inizio il secondo conflitto mondiale. La Germania, nel maggio di quello stesso anno, entrò vittoriosamente in Francia. Il paese si trovò diviso in due parti: una, a nord, sotto la diretta occupazione tedesca e un'altra, a sud, sotto il governo del maresciallo Pétain, di fatto alleato dei tedeschi. Il regime collaborazionista di Petain represse duramente gli oppositori, creò campi di concentramento e perseguitò gli ebrei, consegnandoli ai nazisti. Nella Francia occupata, i tedeschi sottoposero la popolazione a un duro regime di militarizzazione, con l'attuazione di provvedimenti come il razionamento alimentare e il coprifuoco. Anche qui vennero organizzati l'arresto e la deportazione degli ebrei.
Già dal 1933 in Germania era stati creati luoghi appositamente destinati alla detenzione e allo sfruttamento degli ebrei, degli appartenenti agli altri gruppi etnici e degli oppositori politici: i tristemente famosi campi di concentramento o lager. Molti di questi campi trovarono poi collocazione al di fuori del territorio tedesco, in Polonia o in Austria, nazioni anch'esse occupate dalla Germania.
I lager erano gestiti dalle SS (sigla di Shtz-Stalfen, squadre di protezione), feroce corpo paramilitare (e in seguito anche militare) costituito dal Partito nazista. Nei lager, i prigionieri venivano raccolti e selezionati: quelli ritenuti idonei lavorano, in condizioni di sfruttamento disumano, nelle fabbriche impegnate a sostenere la grande macchina bellica della Germania. Gli altri (in particolare vecchi, donne e bambini) venivano invece eliminati. Dal 1941 entrarono in funzione i campi di sterminio, il cui scopo era l'eliminazione rapida ed efficace dei prigionieri. Tra i campi più noti vi sono quelli di Auschwitz-Birkenau in Polonia e di Mauthausen in Austria (in queste due campi muoiono i protagonisti di Arrivederci ragazzi), di Bergen-Belsen e di Buchenwald in Germania. Anche in Italia vi furono alcuni campi di concentramento e di sterminio; il più noto è la risiera di San Sabbia vicino a Trieste, in cui è stato ambientato il film La vita è bella di Roberto Benigni.
Si calcola che le vittime della Shoah (una parola ebraica che significa catastrofe, distruzione) siano state circa 6 milioni.


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