D'Annunzio: Le vergini delle rocce

di Gabriele D'Annunzio
Riassunto:

Il romanzo prende il titolo dal paesaggio di pietre e acqua di un celebre dipinto di Leonardo da Vinci conservato al Louvre di Parigi: si tratta di una raffinata citazione, bene intonata con il clima estetizzante della rivista Il Convito sulla quale il romanzo dannunziano uscì a puntate tra il 1894 e 1895.
Come indica il titolo leonardesco, il romanzo si presenta come paesaggio tutto interiore, dove la contemplazione prevale nettamente sul racconto. Il protagonista Claudio Cantelmo abbandona Roma, disgustato dalla corsa alle speculazioni edilizie, e si rifugia nei possedimenti di un'antica famiglia aristocratica, ancora di fede borbonica.
Qui cerca una donna adatta al suo rango, con la quale generare un figlio (il futuro re di Roma) capace di salvare l'Italia dalla presente bassezza. S'imbatte in tre vergini, Massimilla, Anatolia, e Violante, le sorelle della famiglia Capece Montaga. La loro bellezza, ormai quasi sfiorita, incarna il mito della decadenza; ma la loro virtù è compromessa da un oscuro destino familiare, di follia e decadenza, per cui alla fine si riveleranno inadatte al compito.
La struttura narrativa è assai fragile: il racconto non conosce una vera successione di giorni e stagioni; ogni vicenda resta sospesa in un presente indefinito, e all'assenza di un tempo corrisponde la fissità dello spazio narrativo. Dall'altra parte l'interesse dell'autore non è calamitato dall'intreccio p dai personaggi, questi elementi servono solo quale cassa di risonanza per le idee del protagonista, convinto assertore e incarnazione del superuomo nietzschiano.

Analisi del testo
I protagonisti dei primi due romanzi dannunziani, Andrea Sperelli del Piacere e Giorgio Aurispa del Trionfo della morte, presentano già alcuni aspetti da superuomini: entrambi, infatti, erano intellettuali molto compiaciuti (Andrea è convinto di essere uno scrittore e artista, Giorgio è un ammiratore di Nietzsche e Wagner), entrambi provano uno sfrenato desiderio di godimento, entrambi assecondano l'egoismo di chi si colloca fuori da ogni norma o legame sociale.

Ma il passaggio dall'esteta (sul tipo di Andrea Sperelli) al vero e proprio superuomo, d'impronta nietzschiana, trovò compiuta espressione nelle Vergini delle rocce. Il romanzo uscì a puntate sulla rivista nel 1895, dall'editore Treves di Milano.

In realtà D'Annunzio non approfondì mai, dal punto di vista filosofico, il penssiero di Nietzsche, piuttosto ne valorizzò gli elementi più facilmente combinabili con l'estetismo da lui messo a punto nelle prime opere. Il superuomo dannunziano, dunque, incarna il culto della bellezza, la sensualità, la sensibilità verso l'arte e il bello, la trasgressione di ogni regola sociale e morale. A questi motivi si aggiunge il disprezzo per la società borghese, colpevole di avere emarginato i letterati e gli artisti e di avere alimentato un sistema politico fondato sulla democrazia liberale, cioè sulla valorizzazione di tutti gli uomini, senza distinzioni (almeno teoricamente di classe sociale o di cultura.

Le Vergini nelle rocce s'incentra sulla figura di Claudio Cantelmo, il superuomo disprezzatore della folla e divulgatore di un'ideologia antisociale, antidemocratica, antireligiosa. Mentre Andrea Sperelli, per il suo snobismo, appariva piuttosto distaccato dalla vita politica, Claudio coltiva progetti di potenza e di dominio; o meglio, non li coltiva per sé, quanto per il figlio che vorrebbe generare. Lo immagina superuomo, con un ruolo di capo, proteso a tracciare nuove strade per l'umanità: la sua principale funzione sarà annunciare una rivoluzione, materiale e culturale, necessaria per superare la presente crisi della società borghese. per compiere tale rivoluzione bisognerà sovvertire le regole liberali della democrazia e del parlamentarismo (ricordiamo che nel Piacere Andrea Sperelli, ragionando sulla situazione italiana, aveva parlato in termini sprezzanti del grigio diluvio democratico).


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