Paradiso Canto 21 - Figure retoriche


Tutte le figure retoriche presenti nel ventunesimo canto del Paradiso (Canto XXI) della Divina Commedia di Dante Alighieri.

Qui di seguito trovate tutte le figure retoriche del ventunesimo canto del Paradiso. In questo canto Dante vede una scala d'oro su cui salgono e scendono gli spiriti contemplanti. Tra questi ve n'é uno che si avvicina al Poeta, si tratta di San Pier Damiani, che risponde alle domande di Dante sulla predestinazione e sulla sua identità nella vita terrena e, infine, lancia un'invettiva contro la corruzione della Chiesa e i prelati. Per una migliore comprensione del testo vi consigliamo di leggere la parafrasi del Canto 21 del Paradiso.



Le figure retoriche

Occhi miei = anastrofe (v. 1). Cioè: "miei occhi".

Volto de / la mia donna = enjambement (vv. 1-2).

La mia donna = perifrasi (v. 2). Per indicare Beatrice.

S’io ridessi tu ti faresti quale fu Semelè quando di cener fessi = similitudine (vv. 4-6). Cioè: "se io sorridessi, tu diventeresti come Semele quando fu incenerita".

La bellezza mia, che per le scale de l’etterno palazzo più s’accende, com’hai veduto, quanto più si sale, se non si temperasse, tanto splende, che ‘l tuo mortal podere, al suo fulgore, sarebbe fronda che trono scoscende = similitudine (vv. 7-12). Cioè: "la mia bellezza, che accresce man mano che saliamo le scale del palazzo celeste, come hai già potuto vedere, se non fosse contenuta splenderebbe a tal punto che la tua vista mortale, al suo fulgore, sarebbe come un ramo abbattuto dal fulmine".

Bellezza mia = anastrofe (v. 7). Cioè: "mia bellezza".

Etterno palazzo = perifrasi (v. 8). Per indicare il paradiso.

Occhi tuoi = anastrofe (v. 16). Cioè: "tuo sguardo".

Specchi ... specchio = poliptoto (v.17, v.18). Ripetizione con leggera variazione.

Specchio = perifrasi (v. 18). Per indicare il Cielo.

Pastura del viso mio = metafora (vv. 19-20). Cioè: "cibo per il mio sguardo", nel senso che gli era gradito fissare Beatrice.

Viso mio = anastrofe e sineddoche (v. 20). Cioè: "mio sguardo", il tutto per la parte.

Aspetto beato = perifrasi (v. 20). Per indicare Beatrice.

Celeste scorta = anastrofe (v. 23). Cioè: "guida celeste".

Cristallo = perifrasi (v. 25). Per indicare il Cielo.

‘l vocabol porta = anastrofe (v. 25). Cioè: "porta il nome".

Del suo caro duce = perifrasi (v. 26). Per indicare Saturno.

Tanti splendor, ch’io pensai ch’ogne lume che par nel ciel, quindi fosse diffuso = iperbole (vv. 32-33). Cioè: "tante luci, al punto che credetti che qui si fossero riversate tutte le stelle che brillano nell’universo".

E come, per lo natural costume, le pole insieme, al cominciar del giorno, si movono a scaldar le fredde piume; poi altre vanno via sanza ritorno, altre rivolgon sé onde son mosse, e altre roteando fan soggiorno; tal modo parve me che quivi fosse in quello sfavillar che ‘nsieme venne, sì come in certo grado si percosse = similitudine (vv. 34-42). Cioè: "E come le cornacchie, per il loro istinto naturale, all'alba si alzano in volo per scaldare le loro fredde piume, poi alcune vanno via senza tornare, altre tornano al punto da cui erano partite, altre ancora volteggiano nello stesso posto, così mi sembrò avvenire sulla scala tra quelle luci scintillanti, non appena raggiungevano un certo gradino della scala".

Altre ... altre ... altre = iterazione (v.37, v.38, v.39).

Dicea pensando = ossimoro (v. 44). Cioè "dicevo ma con il pensiero, nella mia testa".

Quella ond’io aspetto il come e ‘l quando del dire e del tacer = perifrasi (vv. 46-47). Per indicare Beatrice, ovvero quella dalla quale Dante si aspetta che gli dice quando parlare e quando tacere.

Il tacer mio = anastrofe (v. 49). Cioè: "il mio silenzio".

Si tace ... la dolce sinfonia = iperbato (vv. 58-59). Cioè: "non si sente la dolce sinfonia".

Consiglio che ‘l mondo governa = perifrasi (v. 71). Per indicare il giudizio di Dio.

Del suo mezzo fece il lume centro, girando sé come veloce mola = similitudine (vv. 80-81). Cioè: "quella luce iniziò a ruotare velocemente in orizzontale sul proprio asse come una macina di mulino".

Rispuose l’amor che v’era dentro = metonimia (v. 82). Per indicare l'anima con cui Dante stava parlando, l'astratto per il concreto.

Somma essenza = perifrasi (v. 87). Per indicare Dio.

Quell’alma nel ciel che più si schiara = perifrasi (v. 91). Cioè: "quell'anima nel Cielo che è più illuminata da Dio", per indicare Maria.

Dimanda tua = anastrofe (v. 93). Cioè: "tua domanda".

Etterno statuto = perifrasi (v. 95). Per indicare le leggi divine.

Mondo mortal = perifrasi (v. 97). Per indicare la Terra.

Luce = metonimia (v. 100). La causa per l'effetto, la "luce" anziché "illumina, risplende".

Parole sue = anastrofe (v. 103). Cioè: "sue parole".

Sassi = sineddoche (v. 106). La parte per il tutto, i sassi anziché le montagne.

Chiostro = sineddoche (v. 118). La parte per il tutto, chiostro (parte di un convento) anziché convento/monastero.

Fu’ io = anastrofe (v. 121). Cioè: "io fui, io sono stato".

Casa / di Nostra Donna = enjambement (vv. 122-123).

Nostra Donna = perifrasi (v. 123). Per indicare Maria.

Il gran vasello de lo Spirito Santo = perifrasi (vv. 127-128). Per indicare San Paolo.

Quinci e quindi = paronomasia (v. 130).

Manti loro = anastrofe (v. 133). Cioè: "loro mantelli".

Oh pazienza che tanto sostieni! = esclamazione (v. 135). Cioè: "oh, quanto è grande la pazienza di Dio che sopporta tutto questo!"


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