Paradiso Canto 8 - Figure retoriche


Tutte le figure retoriche presenti nell'ottavo canto del Paradiso (Canto VIII) della Divina Commedia di Dante Alighieri.

Qui di seguito trovate tutte le figure retoriche dell'ottavo canto del Paradiso. In questo canto Dante ascende al terzo cielo di Venere, chiamato così in nome della dea dell'amore, e qui si trovano le anime che che in vita sentirono un forte impulso amoroso (tra questi l'amico Carlo Martello). Per una migliore comprensione del testo vi consigliamo di leggere la parafrasi del Canto 8 del Paradiso.


Le figure retoriche

La bella Ciprigna = perifrasi (v. 2). Per indicare la dea Venere.

Il folle amore / raggiasse = enjambement (vv. 2-3).

Principio piglio pigliavano = allitterazione della p e g (vv. 10-11).

La stella che ‘l sol vagheggia or da coppa or da ciglio = perifrasi (vv. 11-12). Cioè: "il pianeta che il sole corteggia ora da dietro, ora di fronte", per indicare il pianeta Venere.

Donna mia = anastrofe (v. 15). Cioè: "mia donna".

E come in fiamma favilla si vede, e come in voce voce si discerne, quand’una è ferma e altra va e riede, vid’io in essa luce altre lucerne = similitudine (vv. 16-19). Cioè: "E come nel fuoco distinguiamo una scintilla, e come in un coro individuiamo la singola voce, quando una parte tiene la stessa nota e l’altra si alza e si abbassa, io vidi in quel cielo splendente altre luci".

Di fredda nube non disceser venti, o visibili o no, tanto festini, che non paressero impediti e lenti a chi avesse quei lumi divini veduti a noi venir = similitudine (vv. 22-26). Cioè: "Non scesero mai da una nuvola fredda dei venti, visibili o meno, così veloci, da non sembrare ritardati e lenti per chi avesse visto quelle luci beate avvicinarsi a noi".

Impediti e lenti = endiadi (v. 24).

A noi venir = anastrofe (v. 26). Cioè: "venire verso di noi".

Alti Serafini = perifrasi (v. 27). Per indicare il Primo Mobile.

Sem presti / al tuo piacer = enjambement (vv. 32-33).

D’un giro e d’un girare e d’una sete = polisindeto (v. 35).

Occhi miei = anastrofe (v. 40). Cioè: "miei occhi".

Contenti e certi = endiadi (v. 42).

Fatti li avea = anastrofe (v. 42). Cioè: "li aveva resi.

Voce mia = anastrofe (v. 45). Cioè: "mia voce".

A l’allegrezze sue = anastrofe (v. 48). Cioè: "alle sue letizie".

M’ebbe / giù = enjambement (vv. 49-50).

Mi nasconde quasi animal di sua seta fasciato = similitudine (vv. 53-54). Cioè: "mi nasconde ai tuoi occhi, come un animale fasciato dalla seta", il baco da seta.

Assai m’amasti = anastrofe (v. 55). Cioè: "mi amasti molto".

Fossi giù stato = anastrofe (v. 56). Cioè: "fossi stato giù", inteso sulla Terra.

Ti mostrava / di mio amor = enjambement (vv. 56-57).

Di mio amor più oltre che le fronde = metafora (v. 57). Cioè: "ti avrei dimostrato ben più che le foglie del mio affetto".

Si lava / di Rodano = enjambement (vv. 58-59).

Per suo segnore = similitudine (v. 60). Cioè: "come suo Re".

Corno d’Ausonia = metafora (v. 61).

Quel corno d’Ausonia che s’imborga di Bari e di Gaeta e di Catona da ove Tronto e Verde in mare sgorga = perifrasi (vv. 61-63). Per indicare il Regno di Napoli che ha come città Bari, Gaeta e Catona, da dove i fiuim Tronto e Liri sfociano in mare.

La corona / di quella terra = enjambement (vv. 64-65).

Quella terra = perifrasi (v. 65). Per indicare l'Ungheria.

Che caliga / tra Pachino e Peloro = enjambement (vv. 67-68).

Attesi avrebbe = anastrofe (v. 71). Cioè: "avrebbe atteso".

Che sempre accora / li popoli suggetti = enjambement (vv. 73- 74).

Non avesse / mosso Palermo = enjambement (vv. 74-75).

Questo antivedesse = anastrofe (v. 76). Cioè: "prevedesse ciò".

Barca / carcata = enjambement (vv. 80-81).

Barca carcata = metafora (vv. 80-81). Cioè: "regno troppo carico di problemi e debiti".

Larga parca / discese = enjambement (vv. 82-83).

Segnor mio = anastrofe (v. 86). Cioè: "mio signore".

‘ve ogne ben si termina e s’inizia = perifrasi (v. 87). Cioè: "in Dio, dove ogni cosa buona ha inizio e fine".

Grata m’è più = anastrofe (v. 89). Cioè: "mi è più grata".

Com’esser può = anastrofe (v. 93). Cioè: "come può essere".

Posso / mostrarti = enjambement (vv. 94-95).

Lo ben = perifrasi (v. 97). Per indicare Dio.

Quest’arco saetta disposto cade a proveduto fine, sì come cosa in suo segno diretta = similitudine (vv. 103-105). Cioè: "quest’arco scocca, giunge predisposto per uno scopo preciso e determinato, proprio come una freccia diretta contro il suo bersaglio".

Esser non può = anastrofe (v. 109). Cioè: "non può essere".

Il primo = perifrasi (v. 111). Il primo intelletto è Dio.

Maestro vostro = anastrofe e perifrasi (v. 120). Cioè: "vostro maestro", per indicare Aristotele.

Per ch’un nasce Solone e altro Serse, altro Melchisedèch = metonimia (v. 124-125). Cioè: "ecco perché uno nasce legislatore e un altro condottiero, uno sacerdote e un altro ingegnere", il nome della persona per la professione.

Quello che, volando per l’aere, il figlio perse = perifrasi (vv. 125-126). Per indicare Dedalo.

Cera mortal = metafora (v. 128). Cioè: "materia terrena".

Si diparte / per seme = enjambement (vv. 130-131).

Or quel che t’era dietro t’è davanti = metafora (v. 136). Per dire che ora gli è tutto chiaro perché ha chiarito i suoi dubbi.

Com’ogne altra semente fuor di sua region, fa mala prova = similitudine (vv. 140-141). Cioè: "produce cattivi effetti come un seme caduto in un terreno non adatto a quella specie".

Buona la gente = anastrofe (v. 144). Cioè: "la gente buona, persone migliori".


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