Purgatorio Canto 29 - Figure retoriche


Tutte le figure retoriche presenti nel ventinovesimo canto del Purgatorio (Canto XXIX) della Divina Commedia di Dante Alighieri.

Qui di seguito trovate tutte le figure retoriche del ventinovesimo canto del Purgatorio. In questo canto ambientato ancora nel paradiso Terrestre, Dante risale il Lete accompagnato da Matelda, finché quest'ultima non inizia a cantare una dolce melodia rivolta a coloro ai quali sono stati cancellati i peccato. In seguito vedono una processione (carro trionfale) che avanza verso di loro. Per una migliore comprensione del testo vi consigliamo di leggere la parafrasi del Canto 29 del Purgatorio.


Le figure retoriche

Cantando come donna innamorata = similitudine (v. 1).

E come ninfe che si givan sole per le salvatiche ombre, disiando qual di veder, qual di fuggir lo sole allor si mosse contra ‘l fiume, andando
su per la riva
= similitudine (vv. 4-6). Cioè: "E come le ninfe vagavano da sole fra le ombre dei boschi, desiderando alcune di vedere la luce del sole e altre di evitarla, così si mosse la donna camminando lungo la riva del fiume Letè".

Via molta = anastrofe (v. 13). Cioè: "molta strada".

Tra tante primizie / de l’etterno piacer = enjambement (vv. 31-32).

Tal quale un foco acceso = similitudine (v. 34). Cioè: "di un colore rosso acceso come il fuoco".

O sacrosante Vergini = apostrofe (v. 37). Cioè: "O divine muse".

Per me versi = anastrofe (v. 40). Cioè: "versi per me".

Che ‘l senso inganna = sineddoche (v. 47). Cioè: "inganna i senti", il singolare per il plurale.

Di sopra fiammeggiava il bello arnese più chiaro assai che luna per sereno di mezza notte nel suo mezzo mese = similitudine (vv. 52-54). Cioè: "Nella parte superiore l’insieme splendido dei candelabri fiammeggiava, facendo un chiarore più intenso di quello della luna a mezzanotte, quando è piena".

D’ammirazion pieno = anastrofe (v. 55). Cioè: "pieno di ammirazione".

Carca di stupor non meno = anastrofe (v. 57). Cioè: "non meno carica di stupore".

Come a lor duci venire appresso = similitudine (v. 64). Cioè: "come dietro a loro guide".

E rendea me la mia sinistra costa, s’io riguardava in lei, come specchio anco = similitudine (vv. 68-69). Cioè: ""se mi volgevo a guardarla, rifletteva l’immagine del lato sinistro del mio corpo, come in uno specchio.

E di tratti pennelli avean sembiante = similitudine (v. 75). Cioè: "sembravano tratti di pennello".

Distinto / di sette liste = enjambement (vv. 76-77).

Coronati venien di fiordaliso = iperbato (v. 84). Cioè: "coronati di gigli", la parola "venivano" sta in mezzo.

Le bellezze tue = anastrofe (v. 87). Cioè: "le tue bellezze".

Sì come luce luce in ciel seconda = similitudine (v. 91). Cioè: "proprio come nel movimento del cielo una costellazione segue l'altra".

Non spargo / rime = enjambement (vv. 97-98).

Da la fredda parte = perifrasi (v. 101). Per indicare il settentrione.

Con vento e con nube e con igne = enumerazione (v. 102).

Un carro, in su due rote, triunfale = iperbato (v. 107). Cioè: "un carro trionfale".

L’una tanto rossa ch’a pena fora dentro al foco nota = iperbole (vv. 122-123). Cioè: "una era rossa, a tal punto che si sarebbe a malapena notata dentro il fuoco".

L’altr’era come se le carni e l’ossa fossero state di smeraldo fatte = similitudine (vv. 124-125). Cioè: "l’altra era verde come se le sue membra fossero fatte di smeraldo".

Di smeraldo fatte = anastrofe (v. 125). Cioè: "fatte di smeraldo".

La terza parea neve testé mossa = similitudine (v. 126). Cioè: "la terza sembrava fatta di neve appena caduta".

E or parean da la bianca tratte, or da la rossa = similitudine (vv. 127-128). Cioè: "e sembrava che fossero guidate nella danza
ora dalla bianca e ora dalla rossa".

Onesto e sodo = endiadi (v. 135).

L’un si mostrava alcun de’ famigliari di quel sommo Ipocràte che natura a li animali fé ch’ell’ha più cari = similitudine (vv. 136-138). Cioè: "L’uno appariva come uno dei seguaci di quel sommo Ippocrate che la natura produsse a beneficio degli esseri viventi, che essa ha più cari".

Mostrava l’altro = anastrofe (v. 139). Cioè: "l'altro mostrava".


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