Inferno Canto 10 - Figure retoriche


Tutte le figure retoriche presenti nel decimo canto dell'Inferno (Canto X) della Divina Commedia di Dante Alighieri.

Qui di seguito trovate tutte le figure retoriche del decimo canto dell'Inferno. Il canto è ancora ambientato nella città di Dite dove scontano la loro pena gli esiarchi. Dante incontra Farinata Degli Uberti e con egli instaurerà un discorso politico su Firenze (e profezia sull'esilio di Dante). Durante la conversazione vengono interrotti da Cavalcante dei Cavalcanti: questi appare da una tomba scoperchiata per chiedere di suo figlio, ma interpretando male le parole di Dante lo crede morto e sparisce nella disperazione. Per una migliore comprensione del testo vi consigliamo di leggere la parafrasi del Canto 10 dell'Inferno.



Le figure retoriche

O virtù somma = metonimia (v. 4). S'intende "O guida sommamente virtuosa", l'astratto per il concreto.

Che per li empi giri mi volvi = ipallage (v. 4). Cioè usa la parola "giri" sia per dire che lo conduce intorno sia per indicare i cerchi infernali.

Guardia face = anastrofe (v. 9). Che sta per "fa la guardia".

Morta fanno = anastrofe (v. 15). Cioè "che considerano morta".

Città del foco = perifrasi (v. 22). Per indicare Firenze.

D’ubidir disideroso = anastrofe (v. 43). Cioè "desideroso di ubbidire".

A me e a miei primi e a mia parte = climax ascendente (v. 47).

Dintorno mi guardò, come talento avesse di veder s’altri era meco = similitudine (vv. 55-56). Sta a significare "Mi guardò intorno, come se avesse desiderio di vedere se c'era qualcun altro con me".

Come? dicesti "elli ebbe"? non viv’elli ancora? non fiere li occhi suoi lo dolce lume? = climax ascendente (vv. 67-69).

Dolce lume = metafora (v. 69). Per indicare la luce del sole.

Né mosse collo, né piegò sua costa = sineddoche (v. 75), la parte per il tutto.

S’elli han quell’arte, disse, male appresa = iperbato (v. 77). Il verbo "disse" separa "arte" da "male appresa".

La donna che qui regge = perifrasi (v. 80). La donna in questione è Proserpina, identificata con la faccia della Luna.

Lo strazio e ’l grande scempio = endiadi (v. 85).

Il capo mosso = anastrofe (v. 88). Sta per "scosso il capo".

Noi veggiam, come quei c’ha mala luce, le cose che ne son lontano
= similitudine (vv. 100-101). Sta a significare "Noi, come chi ha un difetto di vista (presbite), vediamo le cose che sono lontane nel tempo".

Il sommo duce = perifrasi (v. 102). Per indicare Dio.

Tutto vede = anastrofe (v. 131). Al posto di "vede tutto", cioè vede ogni cosa.

Di tua vita il viaggio
= metafora (v. 132). Cioè il viaggio, inteso come "il corso della tua vita".

Di tua vita il viaggio = anastrofe (v. 132). Vanno invertiti di posto "il corso della tua vita".

Enjambements = vv. 8-9; 28-29; 46-47; 55-56; 58-59; 121-122.


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