Purgatorio Canto 14 Analisi e Commento


Spiegazione, analisi e commento degli avvenimenti del quattordicesimo canto del Purgatorio (Canto XIV) della Divina Commedia di Dante Alighieri.
Uno spirito domanda a Dante - Salvador Dalì


Analisi del canto

I temi del canto
Due sono i motivi essenziali del canto che coincidono con le due sequenze principali: la condanna delle corrotte città toscane ai tempi di Dante (vv. 1-66), e la lode delle antiche famiglie nobili di Romagna (vv. 67-126). Così il poeta fonde i principi morali alla riflessione storica, con evidenti cenni alla propria personale vicenda.


La valle «infernale» dell'Arno: la condanna dei tempi presenti
Attraverso le parole di Guido del Duca, Dante scaglia in questo canto una delle più violente invettive contro la malvagità degli abitanti delle città toscane (vv. 29-66). Essa si snoda nella forma poetica di un itinerario lungo il corso dell'Arno, toccando le varie città che il fiume lambisce dalle sue sorgenti al mare. Comincia con una condanna generale di tutta la zona, in cui non si può trovare alcuna virtù, per poi denunciare i vizi propri del Casentino, di Arezzo, Firenze e Pisa; e con progressiva crudezza ne definisce gli abitanti come brutti porci, botoli ovvero piccoli cani ringhiosi, lupi bramosi, e volpi astute e fraudolente. Come dunque gli abitanti vanno trasformandosi per la loro bestialità da uomini in animali, così la valle d'Arno va assumendo i caratteri di una vera e propria bolgia infernale, la maladetta e sventurata fossa del v. 9. Dalla condanna generale si passa infine alla denuncia particolare di un personaggio vivente, la cui efferatezza viene annunciata sotto la forma di una profezia grondante sangue; si tratta di Fulcieri da Calboli, responsabile di tanti ingiusti assassinii e vendette dei Neri in Firenze. Da notare il linguaggio usato da Dante nell'invettiva, ridondante in termini crudi e realistici propri dello stile basso, quel linguaggio e quello stile tipici dell'Inferno.


La rievocazione dell'antica nobiltà di Romagna: la lode dei tempi passati
All'invettiva contro la corruzione degli uomini e dei costumi moderni, risponde un lungo elenco di nomi di uomini vissuti nelle terre di Romagna, che furono nobili di animo e di sentimenti, a differenza dei loro discendenti attuali. Si tratta di un nuovo esempio di quel tipico rimpianto di Dante per i tempi antichi in cui regnavano amore e cortesia fra gli uomini, per cui quei nomi sono non un puro e arido dato di cronaca che nulla più dice al lettore moderno, ma personaggi che evocano tempi, immagini ed episodi di una vita più giusta e felice. In questo senso la particolare atmosfera del canto è da ricollegare immediatamente al canto XVI del Paradiso, dove sarà Cacciaguida a rievocare i nomi delle antiche famiglie della Firenze sobria e pudica dei secoli passati, l'utopia medievale di Dante.


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