Purgatorio Canto 10 Analisi e Commento


Spiegazione, analisi e commento degli avvenimenti del decimo canto del Purgatorio (Canto X) della Divina Commedia di Dante Alighieri.


Analisi del canto

La trama strutturale: la prima cornice del purgatorio
Il canto presenta nuovi e importanti dati sulla struttura del Purgatorio:
  • la descrizione fisica della prima cornice del monte, che si ripresenterà analoga per quelle successive, anche se con specifiche particolarità per ognuna di esse;
  • la descrizione delle immagini scolpite sulla parete come strumento di contrappasso, cui corrisponderanno analoghi elementi nelle cornici superiori;
  • la comparsa dei penitenti e la definizione della loro pena.


Le sculture sulla parete
La parte più consistente del canto (vv. 28-99) è dedicata alla descrizione delle immagini scolpite sulla parete della cornice. Si tratta di celebri episodi di umiltà gloriosa, a cui corrisponderanno sul pavimento altrettanto celebri episodi di superbia punita: essi devono fare da avvertimento ai superbi che qui fanno penitenza. Dante insiste sulla perfezione di queste sculture in quanto opera di Dio: perfezione che coincide con il loro realismo, cioè con il loro essere tanto uguali alla realtà da essere scambiate per scene vive. Gli esempi virtuosi, a partire dall'Annunciazione a Maria, procedono secondo il principio dell'alternanza fra un riferimento biblico e un altro pagano; tra questi, in rilievo l'immagine di David danzante e un atto di giustizia dell'imperatore Traiano.


Le anime dei superbi
Per la prima volta compaiono qui i veri spiriti del Purgatorio, coloro che hanno iniziato l'espiazione effettiva dei loro peccati dopo la lunga attesa nell'Antipurgatorio. Vi ritroviamo allora le caratteristiche consuete della pena corporale (con differenziata gradazione), del contrappasso, della sofferenza. Ma rispetto agli spiriti infernali la condizione dei penitenti ha una fondamentale differenza: qui il dolore è vissuto nella prospettiva della definitiva liberazione e della sublime beatitudine finale, come Dante stesso annota al lettore ai vv 106-111.
Da ricordare che, secondo un criterio strutturale rovesciato rispetto all'Inferno, è su questa prima cornice che viene punita la colpa considerata da Dante più grave: i superbi sono infatti i penitenti più lontani da Dio.


L'apostrofe ai lettori
Alla vista delle anime dei superbi ricurve sotto il peso dei macigni che devono trasportare, Dante prorompe in un'apostrofe ai lettori, che occupa tutta la parte finale del canto (vv. 121-139). In essa inizia la condanna della superbia umana e della sua vanità, che sarà il motivo dominante di tutto il canto successivo.


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