Poesie e filastrocche sulla scuola


Le più belle e famose poesie d'autore, anche in rima, le più simpatiche e divertenti filastrocche e canzoncine sulla scuola.

La scuola è importante, è un luogo che aiuta a crescere e a prepararsi al mondo esterno, aiuta nel cammino verso il futuro. Molti pensano che la scuola sia un obbligo, ma non è solo questo: è anche un'opportunità, è un diritto. Andando a scuola si impara, non solo formule matematiche o poesie, si impara a vivere con gli altri, si impara a conoscere un po' meglio il mondo che ci circonda, si impara che esistono dei problemi, che anche se non ci toccano in prima persona appartengono alla nostra società, si impara che bisognerebbe lottare per risolvere situazioni, che sembrano lontane ma in realtà non lo sono.

In questa pagina trovate una raccolta di poesie e filastrocche sulla scuola; dedicate al primo giorno di scuola o all'inizio della scuola come giorno in cui si rientra dalle vacanze, oppure alla vita scolastica in generale.


(Primo giorno di scuola - Rosalba)
Ecco vedi il tempo vola
ed ancora siamo a scuola.
Apri il libro ed il quaderno
prendi il foglio ed il pennello.
Dipingi i giorni di allegri colori,
di grida vivaci i nuovi rumori.
D'imparare si ben lieto
studia tutto l'alfabeto,
con i numeri e la storia
la poesia tutta a memoria.
Lo studio poi sarà giocoso
se avrai sempre un bel sorriso!


(Una scuola grande come il mondo - Gianni Rodari)
C’è una scuola grande come il mondo.
Ci insegnano maestri e professori,
avvocati, muratori,
televisori, giornali,
cartelli stradali,
il sole, i temporali, le stelle.
Ci sono lezioni facili
e lezioni difficili,
brutte, belle e così così…
Si impara a parlare, a giocare,
a dormire, a svegliarsi,
a voler bene e perfino
ad arrabbiarsi.
Ci sono esami tutti i momenti,
ma non ci sono ripetenti:
nessuno puo’ fermarsi a dieci anni,
a quindici, a venti,
e riposare un pochino.
Di imparare non si finisce mai,
e quel che non si sa
è sempre più importante
di quel che si sa già.
Questa scuola è il mondo intero
quanto è grosso:
apri gli occhi e anche tu sarai promosso!


(A scuola - Lina Schwarz)
Or la bambina è grandicella,
le han comprato la cartella
e comincia a far la spola:
scuola e casa, casa e scuola.
Senza andar troppo lontano,
va imparando piano, piano,
con la buona volontà,
mille cose che non sa!


(A scuola a piedi - Chiara Carminati)
Cosa faccio, tu mi chiedi
quando vado a scuola a piedi?
Scambio venti figurine
con due mezze merendine,
tra gli amici rido e gioco
e mi fermo solo un poco
da quel cane spelacchiato
che mi abbaia a perdifiato.
Leggo tutti i campanelli
conto macchine e cancelli,
cerco a terra il più bel sasso
che mi attira ad ogni passo.


(A scuola - Renzo Pezzani)
Come il mulino odora di farina,
e la chiesa d’incenso e cera fina,
sa di gesso la scuola.
E’ il buon odor che lascia ogni parola
scritta sulla lavagna,
come un fioretto in mezzo alla campagna.
Tutto qui dentro è bello e sa di buono.
La campanella manda un dolce suono,
e a una parete c’è una croce appesa…
pare d’essere in chiesa:
s’entra senza cappello,
si parla a voce bassa,
si risponde all’appello…
Oh, nella scuola il tempo come passa!
S’apre il libro, si legge e la signora
spiega, per chi non sa, or questo or quello
come in un gioco: un gioco così bello
che quando di fa l’ora
d’uscir, vorremmo che durasse ancora.
Come il mulino odora di farina
e la chiesa d’incenso e cera fina,
la casa prende odor dal pane nostro
e la scuola dal gesso e dall’inchiostro.


(Per una scuola che assomigli al mondo - Bruno Tognolini)
Nel mondo ci sono le terre ed i cieli
Non sono divisi in scaffali
Nel mondo ci sono le fiabe e le arti
Non sono divise in reparti
Nel mondo c'è un nido, che è la tua classe
Uscendo non trovi le casse
Nel mondo ci sono maestri un po' maghi
Ci sono, non solo se paghi
Nel mondo il sapere che vuoi si conquista
Nel supermercato si acquista
E allora rispondi con una parola
Com'è che la vuoi la tua scuola?


(Compagni di banco - Marino Moretti)
Oh, Poggiolini! Lo rivedo ancora
con quel suo mite sguardo di fanciulla,
e lo risento chiedermi un nonnulla
con una voce che... non so... m'accora.
Che cosa vuoi? Son pronto a darti tutto:
un pennino, un quaderno, un taccuino,
purché tu venga per un po' vicino
al cuore che ti cerca dappertutto.
Oh non venirmi accanto come sei
ora: avvocato, chimico, tenente,
ché cercheresti invano nella mente
il mio ricordo dandomi del lei!
lo non voglio saper, fratello, come
passaron gli anni sopra la tua vita:
voglio l'occhiata timida e smarrita
che rispondeva, un giorno, al tuo cognome.
Voglio che tu mi renda per un'ora
la parte del mio cuor che tu non sai
di posseder, da tanto tempo ormai!
e noi saremo i due compagni ancora!
Noi siederemo ad uno stesso banco
riordinando i libri a quando a quando,
e rileggendo un compito, e guardando
sul tavolino un grande foglio bianco...
Il registro, a cui tutti eran diretti,
quando c'interrogavano, gli sguardi;
io lo sapevo a mente... Leonardi,
Massari, Mauri, Méngoli, Moretti...
Il registro coi voti piccolini
nelle caselle dietro i nomi grandi,
tu lo sapevi a mente... Nolli, Orlandi,
Ostiglia, Paggi, Poggi, Poggiolini...
Dio, che tristezza ricordare questi
nomi d'ignoti a cui demmo del tu!
nomi che non si scorderanno più,
perché in fila così, perché modesti!
O Poggiolini, che fai tu, che pensi?
Forse tu vivi in una tua casina
odorata di latte e di cedrina,
e sguardi e baci ai figli tuoi dispensi!
Forse la sera giuochi la partita
fino alle dieci e mezzo (anche più in là!)
con la moglie, la suocera... e chissà,
forse con Poggi o Méngoli! ...La vita!
lo nulla. Quello che fu mio lo persi
strada facendo, quasi inavvertitamente;
e adesso, se ho un foglio e una matita,
faccio - indovina un po' - faccio dei versi!


(Filastrocca delle buone maestre - Bruno Tognolini)
Maestra,insegnami il fiore ed il frutto.
Col tempo, ti insegnerò tutto.
Insegnami fino al profondo dei mari.
Ti insegno fin dove tu impari.
Insegnami il cielo, più su che si può.
Ti insegno fin dove io so.
E dove non sai? Da lì andiamo insieme.
Maestra e scolaro, un albero e un seme.
Insegno ed imparo, insieme perché
io insegno se imparo con te.


(Filastrocca della scuola - Marzia Cabano)
Filastrocca della Scuola
dove il tempo passa, vola!
Si sta bene con gli amici
sui quaderni a far cornici,
a giocar nell'intervallo
a inventare un nuovo ballo,
ad attender la pagella,
anche se non troppo bella,
perché è "super", in compagnia,
condivider l'allegria!


(Vorrei una scuola)
Vorrei una Scuola
tutta di cioccolato,
con il tetto di zucchero filato.
Vorrei una Scuola fatta di fiori,
con uccelli e farfalle di mille colori.
Vorrei la Scuola più grande per me,
ma la mia Scuola
è la più bella che c'è.


(Maestrina)
Quando a scuola ce ne andiamo
e la mamma a casa resta,
mai da soli rimaniamo
lì ci aspetta la maestra.
Sta seduta e spiega piano
è paziente e non si lagna,
ci controlla da lontano
s’alza e scrive alla lavagna.
Quanto bene sa insegnare
spiega tutto come un gioco,
a noi tanto fa imparare
senza lei sapremmo poco.
E’ davvero molto buona
carismatica e bellina,
la campana adesso suona:
a domani, ciao maestrina!


(Filastrocca dello zainetto)
Questa mattina nello zainetto
sai tu che cosa ci metto?
Non i quaderni e l’astuccio firmato,
né per merenda, il cioccolato.
Prova a guardare con attenzione,
vi troverai forse un pallone?
Quel che mi serve per questa avventura
sarà per te novità sicura:
un fascio lucente di FANTASIA,
un pizzico o più di ALLEGRIA,
tanta AMICIZIA da regalare
e tanta VOGLIA di IMPARARE!


(Il primo giorno di scuola - Gianni Rodari)
Suona la campanella
scopa scopa la bidella,
viene il bidello ad aprire il portone,
viene il maestro dalla stazione
viene la mamma, o scolaretto,
a tirarti giù dal letto…
Viene il sole nella stanza:
su, è finita la vacanza.
Metti la penna nell’astuccio,
l’assorbente nel quadernuccio,
fa la punta alla matita
e corri a scrivere la tua vita.
Scrivi bene, senza fretta
ogni giorno una paginetta.
Scrivi parole diritte e chiare:
Amore, lottare, lavorare.


(L'intervallo - Monica Sorti)
Finalmente la bidella
fa suonar la campanella,
intervallo benvenuto
sei arrivato in nostro aiuto!

In fretta e furia ogni bambino
tira fuori lo spuntino,
se a mangiar ci mette poco
avrà tempo per un gioco.

Si riposa la maestra
e spalanca la finestra,
altro suono, son stupito,
l’intervallo è già finito.

Che ingiustizia, farò causa
è cortissima ‘sta pausa!


(Filastrocca del ritorno a scuola - Giuseppe Bordi)
Finalmente torno a scuola
e il pensiero lieto vola
alla classe che ho lasciato
a quei semi che ho piantato.

Sono nati dentro il cuore
tanti amici, tanto amore;
un maestro, una maestra,
pezzi belli di un’orchestra.

Non c’è più lo smarrimento,
resta solo il cuor contento
che racconta al suo diario
un nuovo anno straordinario.


(Compito in classe - Jacques Prévert)
Due e due quattro
quattro e quattro otto
otto e otto fanno sedici…
Ripetete! dice il maestro.
Due e due quattro
quattro e quattro otto
otto e otto fanno sedici.
Ma ecco l’uccello-lira
che passa nel cielo
il bambino lo vede
il bambino l’ascolta
il bambino lo chiama:
Salvami
gioca con me
uccello!
Allora l’uccello discende
e gioca con il bambino

Due e due quattro…
Ripetete! dice il maestro
e gioca il bambino
e l’uccello gioca con lui…
Quattro e quattro otto
otto e otto fan sedici
e sedici e sedici che fanno?
Niente fanno sedici e sedici
e soprattutto non fanno trentadue
in ogni modo
se ne vanno.
E il bambino ha nascosto l’uccello
nel suo banco
e tutti i bambini
ascoltano la sua canzone
e tutti i bambini
ascoltano la musica
e otto e otto a loro volta se ne vanno
e quattro e quattro e due e due
a loro volta abbandonano il campo
e uno e uno non fanno nè uno nè due
uno a uno egualmente se ne vanno.

E gioca l’uccello-lira
e il bambino canta
e il professore grida:
Quando finirete di fare i pagliacci!
Ma tutti gli altri bambini
ascoltano la musica
e i muri della classe
tranquillamente crollano.
E i vetri diventano sabbia
l’inchiostro ritorna acqua
i banchi ritornano alberi
il gesso ridiventa scoglio
la penna ridiventa uccello.


La scuola - Renzo Pezzani
Chi mai l’ha costruita, un po’ appartata
all’altre case, come una chiesuola,
e poi che l’ebbe tutta intonacata
le ha scritto in fronte la parola «Scuola»?
E chi le ha messo al collo per monile
una campana senza campanile?
Chi disegnò per lei quei due giardini
con pochi fiori e giovani alberelli
difesi dall’insulto dei monelli
da fascetti di brocche, irti di spini?
Chi seminò con tanto amor le zolle?
Perchè, bambino, costruir la volle?
Non per un bimbo, ma per quanti sono
nel mondo, suona quella campana;
e la scuola ti sembra così bella,
e quell’aiuola un rifiorente dono,
perchè col giardiniere e il muratore,
vi mise mano, ogni dì, anche l’amore.


(Insegnante tieni duro - Giuseppe Bordi)
Te lo dico in filastrocca
senza peli sulla bocca,
insegnante tieni duro
sei custode del futuro.


(La ricreazione - Maria Loretta Giraldo)
Nel cortile della scuola
ogni giorno il tempo vola,
per le chiacchiere ed il gioco
sempre il tempo sembra poco.

C’è chi gioca a nascondino,
c’è chi mangia il suo panino,
c’è chi ride ad alta voce,
c’è chi sfida il più veloce,
chi si arrabbia e chi perdona…
poi la campanella suona.


(Prima filastrocca di casa e di scuola - Bruno Tognolini)
A casa io gioco
A scuola io faccio
A casa è il mio fuoco
A scuola è l’abbraccio
A casa c’è Mamma
A scuola Maestra
A casa TV
A scuola finestra
A casa io sono
A scuola divento
A casa c’è sole
A scuola c’è vento
A casa io chiedo
A scuola rispondo
A casa c’è il nido
A scuola c’è il mondo


(Seconda filastrocca di casa e di scuola - Bruno Tognolini)
Se resti a casa, i grandi
se ne vanno al lavoro,
vedono i posti e i mondi,
e sanno tutto loro.
E quando poi ritornano,
dopo gli abbracci e i salti,
son loro che raccontano
e tu ascolti.

Ma se tu vai a scuola,
ogni giorno dell’anno
ti succedono cose
che le mamme non sanno.
E quando torni a casa,
per una buona volta,
sei tu che le racconti
e mamma ascolta.


(Voglio una scuola - Janna Carioli)
Voglio una scuola che parla ai bambini
come la rondine ai rondinini
che insegna a volare aprendo le ali
e sa che i voli non sono mai uguali.

Voglio una scuola che scavalca muretti
e accoglie disegni che non sono perfetti
che guarda avanti e traccia sentieri
senza scordarsi di quelli di ieri.

Voglio una scuola con dentro il sole
che toglie polvere alle parole
con porte aperte, grandi finestre
e bimbi che ridono con le maestre.


(A scuola - Carla Piccinini)
Bimbo, bimbetta,
la scuola vi aspetta.
Ci son tanti bambini,
spensierati e birichini;
si siedono ai banchi
e quando sono stanchi
di scrivere e studiare
si mettono a cantare:
“Giro giro tondo
com’è bello il mondo!
Chi lo vuol conquistare
a scuola deve andare.
In cielo sta il sole,
nel prato le viole,
sull’albero le pere,
il latte nel bicchiere,
la rondinella vola,
i bimbi vanno a scuola!”.


(Benvenuti in prima - Giuseppe Bordi)
Per salire fino in cima
si comincia dalla prima:
una sfida grande e dura
che ai bambini fa paura.

Ma se impari ogni lezione,
se raccogli l’emozione,
se fai i conti e l’alfabeto,
il cammino sarà lieto.

Apri il cuore a nuovi amici
e avrai i giorni più felici;
apri il cuore alla tua scuola
e vedrai che il tempo vola.


(La scuola - Livio Ruber)
Ha riaperto la scuola i suoi battenti;
l’insegnante sorride con amore:
ben sa che degli alunni c’è nel cuore
il rimpianto pei bei divertimenti.
Monti, campagna, mare… che concerti
d’urla felici! Che giocondo ardore!
In piena libertà correvan l’ore;
e adesso invece tutti fermi e attenti!
Consolatevi ei dice, il tempo vola:
verranno un’altra vola le vacanze;
ma ora, ricordate, siete a scuola.
E nello studio certo troverete
la gioia che ha dolcissime fragranze,
se trarre buon profitto voi saprete!


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