Inferno Canto 25 - Analisi e Commento


Spiegazione, analisi e commento degli avvenimenti del venticinquesimo canto dell'Inferno (Canto XXV) della Divina Commedia di Dante Alighieri.


Analisi del canto

La pena dei ladri
Le trasformazioni continue a cui sono soggetti i ladri sottolineano la bestiale condizione umana ridotta a pura materia continuamente stravolta. Nell'invenzione dantesca il riconoscimento della potenza divina, che distrugge e modifica la struttura fisica dei dannati.


Il tema politico
Dopo Vanni Fucci — che provoca l'invettiva violenta contro Pistoia —, i dannati incontrati nella bolgia sono tutti fiorentini: Dante prepara l'aspra condanna di Firenze che aprirà il canto successivo.


Il «vanto» poetico di Dante
Con le metamorfosi descritte nel canto, Dante si mette in competizione con Ovidio e Lucano: lo dichiara esplicitamente ai vv. 94-102. Gli elementi di straordinarietà e superiorità rispetto ai modelli classici sono:
  • la duplicità e reciprocità delle metamorfosi, cui un uomo si trasforma in rettile e il rettile in uomo;
  • la descrizione delle metamorfosi nel processo, e non solo nel risultato finale.



Commento

I primi versi del canto lo collegano a quello precedente e chiudono l'episodio l'episodio di Vanni Fucci, nel modo più volgare possibile: con una provocazione verso Dio. Questo per Dante è un atto assai spregevole e, infatti, questa volta non prova alcuna compassione quando i serpenti attaccano il dannato.
Il racconto ha un tono più elevato quando l'autore interviene attraverso un'invettiva contro Pistoia. Successivamente l'apparizione del mostruoso Caco e le pacate delucidazioni di Virgilio sembrano essere secondarie nel canto perché hanno la sola funzione di poter parlare della frode e di mantenere viva l'immagine orrenda delle serpi, su cui si imposterà con ben altra originalità il resto del canto.
Dopo il leggendario Caco subentrano altri tre spiriti, anch'essi fiorentini, che attirano più fortemente la sua attenzione.
L'appello al lettore, che introduce il primo straordinario fenomeno di metamorfosi, è segno di consapevolezza da parte del poeta dell'eccezionale prova artistica che egli sta per intraprendere. Anche per la seconda metamorfosi l'autore si dimostra consapevole e orgoglioso e si vanta sugli illustri maestri latini (Lucano e Ovidio).
In seguito, l'autore si riprende dallo straniamento psicologico e morale in cui il tremendo spettacolo lo aveva avvolto e, riconoscendo fra i peccatori dei contemporanei, sente risorgere in sé lo sdegno per una società corrotta. Per questo motivo, all'inizio del canto successivo, userà la sarcastica anastrofe contro Firenze, per mettere in risalto il fatto che molti dannati provengono proprio da questa città, la sua città.


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