Talora nell'arsura della via: analisi e commento - Camillo Sbarbaro


Testo poetico, analisi, commento e figure retoriche della poesia "Talora nell'arsura della via" di Camillo Sbarbaro.

È la poesia che chiude la raccolta Pianissimo del 1914.


Testo

Talora nell’arsura della via
un canto di cicale mi sorprende.
E subito ecco m’empie la visione
di campagne prostrate nella luce…
E stupisco che ancora al mondo sian
gli alberi e l’acque
tutte le cose buone della terra
che bastavano un giorno a smemorarmi…

Con questo stupor sciocco l’ubbriaco
riceve in viso l’aria della notte.

Ma poi che sento l’anima aderire
ad ogni pietra della città sorda
com’albero con tutte le radici,
sorrido a me indicibilmente e come
per uno sforzo d’ali i gomiti alzo.



Analisi del testo e commento


METRICA: versi liberi.

Nella calura dell'estate cittadina il frinire delle cicale riporta l'immagine di campagne ugualmente assolate, in cui gli elementi della natura riuscivano a recare gioia e conforto, riconducendo l'individuo con se stesso.

Il significato di «smemorarmi» allude all'innocenza e alla felicità dell'infanzia.

Il richiamo analogico è così improvviso e inatteso, nel passaggio da un verso all'altro («mi sorprende. / E subito»), al punto che il poeta si meraviglia degli effetti di stupore precisati nella strofa centrale, in cui il paragone con l'ubriaco unisce le due parti del componimento. Lo stupore che nasce dall'immagine evocata della natura è lo stesso dell'ubriaco (figura dell'uomo in crisi, privo di certezze, di ragione) che riceve, uscendo dalla strada, l'aria fresca, chiara, limpida della notte, che pare liberargli la mente.

La figura dell'ubriaco (simile al «sonnambulo» di Taci, anima stanca di godere) è tipica della poesia sbarbariana, che, sullo stile di Baudelaire, presenta spesso atmosfere cittadine, con tristi periferie, quartieri squallidi e desolati.

La dimensione negativa della città è ribadita subito dopo dall'aggettivo «sorda», che sta per insensibile e silenziosa. A questa città resta attaccata l'anima del poeta, anch'essa pietrificata. Il gesto di alzare i «gomiti» indica lo sforzo di staccarsi da questa condizione, per cercare cieli più puri; ma il sorriso "indicibile" con cui il poeta guarda se stesso, è carico di un'amara e ironica commiserazione, che sottolinea l'inutilità di ogni speranza o tentativo di liberazione.



Figure retoriche

Ossimoro = stupor sciocco (v. 9). Lo "stupore" indica sorpresa, mentre l'aggettivo "sciocco" qualcosa di banale e di ovvio.

Similitudine = come albero con tutte le radici (v. 13).

Personificazione = città sorda (v. 12). La città non è una persona e quindi non può essere non udente, ma in questo caso ha il significato di sensibile e ostile.

Enjambement = la visione / di campagne (vv. 3-4); sia / gli alberi (vv. 5-6); della terra / che bastavano (vv. 7-8); l'ubriaco / riceve (vv. 9-10); aderire / ad ogni pietra (vv. 11-12); come / per uno sforzo (vv. 14-15).


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