La guerra è dichiarata: parafrasi, analisi e commento - Vladimir Majakovskij


Testo, analisi e commento della poesia "La guerra è dichiarata" di Vladimir Majakovskij, inclusa nella raccolta poetica intitolata "La guerra e l'universo".


Testo

«Edizione della sera! Della sera! Della sera!
Italia! Germania! Austria!»
E sulla piazza, lugubremente listata di nero,
si effuse un rigagnolo di sangue purpureo!

Un caffè infranse il proprio muso a sangue,
imporporato da un grido ferino:
«Il veleno del sangue nei giuochi del Reno!
I tuoni degli obici sul marmo di Roma!»

Dal cielo lacerato contro gli aculei delle baionette
gocciolavano lacrime di stelle come farina in uno staccio,
e la pietà, schiacciata dalle suole, strillava:
«Ah, lasciatemi, lasciatemi, lasciatemi!»

I generali di bronzo sullo zoccolo a faccette
supplicavano: «Sferrateci, e noi andremo!»
Scalpitavano i baci della cavalleria che prendeva commiato,
e i fanti desideravano la vittoria-assassina.

Alla città accatastata giunse mostruosa nel sogno
la voce di basso del cannone sghignazzante,
mentre da occidente cadeva rossa neve
in brandelli succosi di carne umana.

La piazza si gonfiava, una compagnia dopo l’altra,
sulla sua fronte stizzita si gonfiavano le vene.
«Aspettate, noi asciugheremo le sciabole
sulla seta delle cocottes nei viali di Vienna!»

Gli strilloni si sgolavano: «Edizione della sera!
Italia! Germania! Austria!»
E dalla notte, lugubremente listata di nero,
scorreva, scorreva un rigagnolo di sangue purpureo.



Parafrasi

Edizione della Sera! Ripeto, della Sera!
Che parla di Italia, Germania e Austria!
E nella piazza tristemente segnata dal lutto,
scorre il sangue come un piccolo ruscello.
Le vetrine di un caffè si infrangono, sanguinando,
il cui sangue è colorato da un urlo bestiale:
«Richiami di morte e distruzione fino alle rive del Reno, in Germania!
Le cannonate verso i monumenti in marmo di Roma!»
Dal cielo strappato dalla punta delle baionette
fuoriescono stelle come se fossero lacrime in un setaccio,
mentre la pietà, viene calpestata sotto le suole delle scarpe
e grida un'invocazione di aiuto.
Le statue degli antichi condottieri in bronzo sui piedistalli sfaccettati,
supplicavano «Liberateci dal ferro che ci circonda e anche noi andremo a combattere!».
Gli zoccoli dei cavalli scalpitanti sembrano schioccare baci d'addio
Gli uomini della cavalleria davano gli ultimi baci e i loro cavalli scalpitavano per la fretta di andare,
e i fanti desideravano la vittoria che avrebbe causato inevitabilmente un gran numero di vittime.
Alla città piena di gente giunse nel cuore della notte mostruosa
il rombo del cannone divertito,
mentre ad occidente carne umana ridotta a brandelli
e lanciata per aria ricade come fiocchi di neve rossa e insanguinata.
La piazza diventava sempre più piena di soldati,
e le compagnie di soldati in fila sono come vene gonfie sulla fronte di un uomo irritato.
«Ce la spasseremo a Vienna, e asciugheremo il sangue delle nostre spade sui vestiti di seta delle donne eleganti e compiacenti che passeggiano nei viali della città.»
Gli urlatori gridavano: «Edizione della sera!
Italia! Germania! Austria!»
E nella notte nera (per lutto), scorrevano rivoli di sangue senza fine.



Analisi del testo


METRICA: Quartine variamente rimate.

Il futurismo di Vladimir Majakovskij non ha qui lo scopo di distruggere il linguaggio tradizionale, infatti è basato su un intenso repertorio di immagini analogiche, proposte in modo straordinariamente incisivo.
A differenza dei futuristi italiani condanna la guerra come evento che si oppone alla solidarietà umana e agli interessi della gente, ritenendola un "capriccio" di quelle classi agiate legate al passato, che perseguono solamente i loro interessi e non quelli della collettività..
Il pacifismo di Majakovskij utilizza qui l'arma dell'ironia sarcastica e la mescola con un profondo dolore e immagini che evocano il sangue e la morte (v. 11 - «la pietà, schiacciata dalle suole») che viene coperto dal clamore e dal frastuono (dalle urla degli strilloni al veemente scalpitare dei cavalli, nel delirio di chi desidera la «vittoria assassina»).
Sfruttando questo effetto intensamente dinamico, le analogie nei versi 9-10 assumono un ritmo allucinatorio ed eccessivo.
Vi sono segni di una potenza intensamente visiva «alla città accatastata», «la piazza si gonfiava», che ha anche contrasti violenti come «rossa neve» che cade «in brandelli succosi di carne umana» (vv. 19-20).
I versi 3-4 vengono riutilizzati nella quartina conclusiva, ma la "piazza" è diventata ormai "la notte", e "si effuse" si è trasformato in "scorreva, scorreva". Essi trasmettono i colori della morte e del sangue che sono resi concretamente percepibili, materializzati, dai termini "listata" e "rigagnolo".



Figure retoriche

Analogia = dal cielo lacerato contro gli aculei delle baionette / gocciolavano lacrime di stelle come farina in uno staccio (vv. 9-10)

Personificazione = pietà (v. 11). È un sentimento astratto, non calpestabile.

Personificazione = piazza (v. 21). La piazza non ha una fronte.



Commento

La poesia venne composta nel luglio del 1914, alla notizia dello scoppio della guerra. Il poeta sente risuonare per le strade gli annunci dello scoppio della guerra e guardandosi intorno sembra prevedere gli strazi della morte e della distruzione che la guerra porta con sé. Contro quelli che inneggiano alla guerra, egli oppone la convinzione che la guerra è sangue, lacrime, dolore. All'ultimo verso tutte le speranza di gloria sono ormai svanite, rimane la notte nera che presagisce il lutto e solo tanto scorrimento di sangue che si sarebbe potuto evitare.


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