Colline come elefanti bianchi: spiegazione - Ernest Hemingway


Recensione del racconto di Ernest Haemingway, Colline come elefanti bianchi, con analisi, spiegazione e commento della trama raccontata.


Analisi del testo

Il testo fu pubblicato originariamente, con altri racconti, nel volume Men without Women (Uomini senza donne), nel 1927.

Il breve racconto presenta alcuni elementi che si possono ricondurre ad altre opere dello scrittore e alle atmosfere assai diffuse nella narrativa americana fra le due guerre: l'ambientazione spagnola, particolarmente cara ad Hemingway, che si ritrova in opere come Morte nel pomeriggio e Per chi suona la campana; il vagabondare dei personaggi (la stazione, le valige), in una dimensione insieme avventurosa e precaria dell'esistenza; l'animazione narrativa, il taglio brusco e secco del racconto, la cruda indicazione di fatti e di azioni, in cui le parole vengono pronunciate senza cedimenti e abbandoni sentimentali. Tali caratteristiche vengono però accentuate a tal punto da trasformare questo testo in qualcosa di assai diverso, che lo rende esemplare all'interno della stessa produzione hemingwayana. Il paesaggio viene descritto in maniera così essenziale e simbolica, che trasforma le colline in "elefanti bianchi".

Il dialogo ha un ruolo molto importante al punto tale che copre gli elementi narrativi di raccordo e i passaggi intermedi, abolendo completamente l'azione.

Il contenuto realistico, che in genere viene rappresentato dagli scrittori americani in termini spesso brutali e scostanti, risulta qui addirittura inespresso o omesso intenzionalmente. Si può solo intuire che si tratta di una discussione sull'aborto della ragazza.

Il racconto assume un aspetto fortemente innovativo e sperimentale, aperto verso successive esperienze letterarie.  Questo carattere sperimentale è una particolare tecnica narrativa tipica dell'antologia di storie "I quarantanove racconti".
Il narratore non sembra avere accesso all'interiorità dei personaggi: si limita a registrare dall'esterno discorsi e comportamenti, senza mai fornire indicazioni sulle motivazioni psicologiche da cui scaturiscono. Non ci informa neppure sugli antefatti: non sappiamo nulla della storia precedente dei due protagonisti, e nemmeno dell'oggetto di cui stanno parlando, su cui possiamo solo fare congetture. È la cosiddetta tecnica della focalizzazione esterna.
Il risultato è che viene isolato un frammento casuale della realtà, non inserito in alcuna trama di relazione e di significati.


Commento

In una giornata molto calda due giovani stanno aspettando il treno in una stazione della provincia spagnola, tra Barcellona e Madrid. Veniamo a sapere che sono fidanzati, Lui non ha un nome ma viene chiamato "l'americano", Lei, invece, da metà racconto in poi viene chiamata Jig. 
Per combattere il caldo iniziano a ordinare due birre ghiacciate e qui appare il terzo personaggio, la cameriera, che però è poco più che una comparsa.
Così ha inizio il dialogo tra i due innamorati: l'americano vorrebbe convincerla ad abortire, invece lei tenta una debole resistenza e pone più volte il suo sguardo non verso l'uomo ma in lontananza, verso quelle colline che per lei somigliano a degli elefanti bianchi, similitudine che dà il titolo al racconto. In realtà si tratta di una doppia similitudine, perché gli elefanti bianchi e le colline rimandano alla vita nascente, nascosta nel grembo materno.
Gli elefanti bianchi non sono animali scelti a caso, essi erano un un dono regale dei siamesi ai cortigiani, animali sacri per i quali le famiglie erano disposte ad andare in rovina pur di mantenerli in vita. Ecco il valore simbolico del titolo: i bambini non desiderati sono come gli elefanti bianchi. Sono preziosi. La loro esistenza è preziosa. Per la loro esistenza si dovrebbe decidere di andare anche in rovina. Come per gli elefanti bianchi…
Invece l'americano cosa fa? Spinge la donna ad abbandonare questa idea, manipolando il suo modo di pensare e facendole credere che la nuova creatura sarà un ostacolo per la loro felicità e che l'operazione per abortire è talmente facile che non può nemmeno essere definita operazione e sarà pure indolore perché in fondo si tratta soltanto di immettere un po' di aria.
L'americano alla fine prevale sulla donna: riesce a convincere Jig ad abortire ma si rivela una persona vuota, fredda ed egoista, meschino come la società di oggi d'altronde, che preferisce optare per la scelta più facile e non per quella più giusta.
In un periodo in cui l'aborto era illegale in gran parte d'Europa e in America, Hemingway ci spinge a riflettere sul valore della libertà: la coppia decide di abortire per la propria libertà, ma una società che accetta l'aborto e permette a una legge di consentire a un essere umano di decidere di un altro essere umano si può considerare veramente libera?


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