Capitolo 3 de I Promessi Sposi - Analisi e Commento


Spiegazione, analisi e commento degli avvenimenti del terzo capitolo (cap. III) del celebre romanzo I Promessi Sposi di Alessandro Manzoni.


La struttura

Il capitolo presenta una struttura varia, formata da scene diverse che tuttavia compongono un'unità.
La prima scena, cioè la riunione a casa di Lucia, costituisce una sorta di raccordo con la chiusura del capitolo precedente: la disperazione cresce e si sfoga nelle invettive di Renzo contro il rivale nel pianto di Lucia; l'intervento di Agnese, pieno di buon senso, riporta l'atmosfera alla normalità e, abbassando la tensione, consente il passaggio alla scena successiva. Renzo, accettato il consiglio della mancata suocera, esce di casa per recarsi a Lecco.
La seconda scena occupata dal colloquio del giovane con il dottor Azzeccagarbugli. Con grande dinamismo, si passa dalla speranza iniziale alla certezza di aver trovato finalmente una soluzione, per approdare infine alla disperazione. Compresa l'inutilità della conversazione, Renzo, più indispettito che mai, fa ritorno al paese.
Nel frattempo, Lucia e Agnese (terza scena) ricevono la visita del frate cercatore. È una scena dal ritmo lento, se confrontata con la precedente: il racconto del miracolo delle noci crea una pausa, mette a fuoco una figura minore (fra Galdino), ma al tempo stesso serve a preparare l'entrata nella storia di un personaggio importante, fra Cristoforo.
La quarta scena, vede Renzo ritornare dalle due donne per raccontargli quanto accaduto con l'Azzeccagarbugli.

È da osservare, in ultimo, la disposizione ternaria dei personaggi:

Prima sequenza: Renzo-Lucia-Agnese
Seconda sequenza: Renzo-Serva del dottor Azzeccagarbugli
Terza sequenza: Lucia-Angese-fra Galdino
Quarta sequenza: Renzo-Lucia-Agnese


Poiché la prima terna corrisponde all'ultima, si può dire che la struttura del capitolo proceda ad anello: i personaggi della scena iniziale sono presenti anche alla fine, quando si risolve il problema da cui aveva preso avvio la narrazione (arrivo di Renzo - ricerca di una soluzione; congedo di Renzo - fallimento della soluzione).



Il tempo

È la mattina di mercoledì 8 novembre: non è dunque passato molto tempo da quando don Abbondio ha incontrato i bravi (martedì 7 novembre, sera) ma, poiché i fatti del giorno successivo occupano due capitoli (il secondo e il terzo), il tempo sembra dilatarsi e si ha l'impressione che ne sia passato molto. In realtà, tutto è accaduto in una mattina: i due colloqui di Renzo con il curato, l'incontro con Perpetua, le angosciose consultazioni con Lucia e Agnese e il proposito di recarsi a Lecco dal dottor Azzeccagarbugli. Non dimentichiamo, inoltre, che la narrazione è stata spesso interrotta da digressioni di vario genere e da alcune descrizioni, utili per immettere il lettore nel clima dell'epoca e per tratteggiargli i personaggi principali.



Lo spazio

Lo spazio presenta due caratteristiche: c'è lo spazio interno, chiuso, ovvero la stanza terrena della casa di Lucia, dove si svolge gran parte dei fatti (la riunione iniziale, la visita del frate cercatore, il ritorno a casa di Renzo); e c'è quello esterno, aperto, rappresentato dai campi, dalle strade che Renzo, diretto a Lecco, deve attraversare, e dal borgo.
Lo spazio interno ha una connotazione positiva: è il rifugio, il luogo tranquillo in cui regna la sicurezza e ci si difende dai pericoli che minacciano dall'esterno (per esempio, la strada della filanda, lungo la quale si possono fare brutti incontri). Lo spazio esterno, invece, è negativo: Renzo, in cammino verso Lecco, è preda di sentimenti tumultuosi, di una rabbia e disperazione violente, che egli sfoga a gesti. È lecito pensare che ne abbia provati di simili durante il viaggio di ritorno. Lo spazio dunque non è neutro, non è un semplice sfondo su cui collocare i fatti: andrebbe piuttosto interpretato in funzione della situazione psicologica, dell'umore, delle sensazioni del personaggio, oppure in relazione a certe particolari condizioni storiche o socio-economiche .
Una breve segnalazione merita, infine, lo studio di Azzeccagarbugli: è uno spazio chiuso, un interno, ma ha caratteristiche negative. È il luogo in cui Renzo è scambiato per chi non è e dove sperimenta, forse per la prima volta in vita sua, l'ingiustizia di chi usa il proprio potere per opprimere e sopraffare i più deboli.



Le tecniche narrative

Come nei capitoli precedenti, il narratore alterna dialogo, discorso indiretto e discorso raccontato.
Da segnalare, qui, il ricorso al flashback o analessi, che consiste nella rievocazione di eventi anteriori rispetto ai fatti narrati: Lucia racconta a Renzo e alla madre l'incontro e le molestie di don Rodrigo.

La sua spiegazione è molto utile, almeno per due motivi:
a) informa gli altri personaggi e il lettore stesso di un avvenimento che può contribuire a far luce sul rinvio del matrimonio;
b) permette al lettore, che ancora non conosce don Rodrigo, di precisare meglio l'impressione che può averne ricavato dal primo capitolo.



I personaggi e i nuclei tematici


Azzeccagarbugli e la giustizia
Si afferma, nel capitolo, uno dei nuclei tematici fondamentali del romanzo, quello della giustizia.
Il personaggio che lo esprime (in termini negativi) è Azzeccagarbugli, un avvocato, un uomo di legge. Così ce lo descrive Agnese, alla quale dobbiamo anche il ritratto fisico, con una modalità di presentazione abbastanza particolare: un personaggio ne introduce un altro descrivendolo dal proprio punto di vista, quello dei poverelli, di coloro che non sanno trovare una soluzione adeguata ai loro problemi e che ripongono grande fiducia in chi sa.
Dunque, Azzeccagarbugli dovrebbe, almeno in teoria, essere un difensore dell'ordine, pronto ad applicare la legge, soprattutto quando questa garantisce la protezione del debole contro il prepotente.
Però non si può parlare di trionfo della giustizia, perché Azzeccagarbugli si serve della legge soltanto per scovare gli argomenti più efficaci, gli imbrogli, i cavilli più astuti, con i quali sottrarre i delinquenti alla giustizia. Analogamente a don Abbondio, anch'egli è dominato dalla paura, dal timore di scontrarsi con i potenti, dei quali non vuol perdere la protezione: perciò, è ossequioso con chi conta, ma arrogante con chi non può difendersi; proprio per questo, sentendo pronunciare il nome di don Rodrigo, abbandona Renzo al suo destino, senza ripensamenti.
Emerge, dunque, il giudizio morale del narratore, attraverso un'ironia feroce, che rappresenta Azzeccagarbugli persino incapace di comprendere la vera natura di Renzo, il suo ruolo di vittima e non di oppressore. Chiacchierone, vuoto di ideali, meschino e mediocre in tutto, nell'abbigliamento come nell'intelligenza Azzeccagarbugli è la negazione della giustizia.


Il tema della parola
Nel personaggio di Azzeccagarbugli si osserva, la sostanziale identità tra convinzioni morali e linguaggio.
La parola, quella che si pronuncia e quella che si legge nei libri, è strumento di inganno, utile per confondere le idee, per imporre la propria superiorità sull'altro: ciò spiega, per esempio, la diversità dei registri linguistici utilizzati (alto, caratterizzato da termini tecnici, che dovrebbero far colpo sull'ascoltatore; colloquiale, ricco di espressioni popolari, colorite, soprattutto quando vuol costringere Renzo a rivelare la vera identità... di bravo).
Renzo e il dottore hanno principi e ideali di vita profondamente diversi ed è ovvio che le parole che li esprimono non possono essere le stesse: la comunicazione è destinata a fallire.


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