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Tema sull'utilità della Poesia, Oggi

Credi che l'uomo della civiltà delle macchine abbia ancora bisogno della poesia? E quale funzione può questa esplicare in una società come la nostra che si trasforma così profondamente nelle sue strutture?

Tema Svolto:
L'uomo della civiltà tecnologica avvinto nella ragnatela delle sue invenzioni si dibatte, continuamente in uno spazio angusto, riservando il resto alla macchina di cui è padrone e schiavo. E corre, corre sempre nell'affannoso tentativo di vivere conciliando l'esistenza delle sue macchine in funzione della sua vita per il perfezionamento di esse. Le agevolazioni, le comodità, il benessere sono i manifesti prodotti di questa società; e l'uomo si esalta nell'ammirare il raggiungimento di questi piccoli traguardi, di questi continui passi all'insegna del progresso, si compiace delle proprie capacità, sicuro, nella boria di questi successi, di aver raggiungo un certo grado di felicità. Ma non è possibile arrivare a concludere che la realizzazione dell'uomo di questa civiltà si concentra e si esaurisce sul conseguimento di determinati beni limitati nella loro materialità. Ciò significherebbe che l'uomo, dedicandosi completamente alla specializzazione di tecniche, si sia inaridito e questo non è vero. Il motto "vivere per mangiare", ora pure accettato da molti, non può considerarsi altro che una filosofia superficiale e grossolana e l'inutilità della poesia confermata da costoro fa parte di questa concezione d'intendere la vita basata solamente su interessi economici, quindi su un aspetto dell'uomo certamente importanto, ma non unico e assoluto, tanto che l'espressione petrarchiana "povera e nuda vai filosofia dice la gente al vil guadagno intesa" si potrebbe adattare alla condizione della poesia concepita come prima dicevo. La poesia può essere considerata distaccata, anzi contrastante con la serietà a volte tragica della realtà, ma è essa stessa espressione dell'animo dell'uomo, dei suoi sentimenti. Deve, quindi, necessariamente assistere perché è un bisogno dell'uomo esprimere la propria gioia, l'amore, le ansie, e le paure. Questi sentimenti espressi attraverso immagini proprio perché eterni rendono universale la poesia. Per questo possiamo capire lo smarrimento di un Leopardi nella contemplazione del cielo di una notte stellata, le sue riflessioni sulla natura e sulla vita, le amare considerazioni di un Ungaretti sulla guerra:"di tanti che mi corrispondevano non è rimasto neppure tanto", i ricordi nostalgici di un Carducci "bei cipressetti, cipressetti unici, fedeli amici di un tempo che fu", la sera come "l'imago della fatal quiete" vista dal Foscolo, la tragicità di un Alfieri, i molteplici motivi della poetica del sommo Dante (amore, dovere, gloria, Virgilio).
La poesia, quindi, esiste sempre, e non è limitata da alcun tipo di civiltà progredita, può però esprimersi nelle due fondamentali correnti del classicismo o del romanticismo, cioè a secondo della prevalenza che si attribuisce al sentimento come libera espressione, ogni schema formale o contenuto da determinate regole. Lo scopo della poesia è già in sé stessa, ma per una società come la nostra così mobile, deve essere lo stimolo per elevarci dal particolare effimero di questa vita per capire che la realizzazione dell'uomo sta in un miglioramento morale oltre che materiale, nella collaborazione per giungere ad un fine più nobile degno dell'uomo nel senso più pieno della parola.



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