La Rivoluzione Francese - Riassunto


La società

La Francia di fine Settecento non stava attraversando un buon momento sia da un punto di vista politico che sociale. La politica era rimasta quella dei tempi di Luigi XIV, ovvero era ancora presente la monarchia assoluta, cioè vi era un re che possedeva tutto il potere e poteva fare ciò che voleva senza alcuna limitazione, anche ordinare il carcere per un suddito, un nobile o ecclesiastico, borghese o popolano. La società francese era suddivisa in tre classi sociali, chiamati anche ordini, ed erano il clero, la nobiltà e il terzo stato (il termine terzo stato, significa in ordine di importanza rispetto ai primi due si trovava in terza posizione). Il terzo stato comprendeva il 95% della popolazione ed includeva tutti coloro che non erano né aristocratici né ecclesiastici.


I privilegi dei Nobili

Clero e nobiltà, in particolar modo la seconda potevano godere di svariati privilegi. Non pagavano le tasse ed erano protetti da una giustizia che si comportava in modo particolare con loro ad esempio gli appositi tribunali, composti di aristocratici, giudicavano i loro delitti spesso con meno severità e li facevano passare come incidenti. Le cariche più alte dello Stato e dell'esercito erano riservate ai nobili, anche per questo potevano gestire a loro favore la giustizia. Vivevano nella grandissima e lussuosissima corte di Versailles dove venivano organizzate feste e banchetti, dove attendevano i loro stipendi e ricompense, quest'ultime venivano date dal sovrano in base alle sue preferenze. Per quanto riguarda le campagne il controllo dipendeva dai diritti feudali, inoltre i contadini dovevano dare denaro, parte del loro raccolto o dovevano offrirsi per delle giornate di lavoro gratuita ai signori locali.

Il Terzo Stato

Era la classe più insoddisfatta in assoluto perché erano numericamente la maggioranza, erano i più attivi dato che comprendeva la borghesia, gli artigiani, i contadini e gli operai ma non contavano nulla nell'ordinamento politico. Erano solo quelli che dovevano lavorare per sfamare il paese, niente di più. Non solo venivano sfruttati dai ceti superiori, ma non ricevevano nemmeno un minimo riconoscimento, anzi per essere ancor più umiliati gli venivano imposte tasse ed una serie di obbligazioni. Inutili furono i tentativi del terzo stato di chiedere al re di convocare gli Stati generali, l'antica assemblea formata da rappresentanti dei tre ordini per sperare in nuove riforme migliori di quelle attuali.

Lo spreco dello stato

Le pesanti tasse non venivano imposte alla popolazione senza un valido motivo, difatti come già detto la Francia non se la passava benissimo a causa delle guerre sostenute nel corso del Settecento, alle spese folli per mantenere la lussuosa corte di Versailles che comprendeva circa 10.000-15.000 nobili che comportavano uno spesa del 20% dei soldi ottenuti con le tasse, e anche a causa della crisi della produzione agricola del 1788 provocata dal maltempo che provoco l'aumento del costo del pane. Tali eventi che comportavano una spesa eccessiva allo Stato e che avrebbe portato la Francia verso la rovina spinsero il re Luigi XVI (1774-93) a nominare due ministri fidati e capaci per porre rimedio a tale situazione come l'economista Turgot e poi il banchiere Necker. Questi trovarono delle soluzioni partendo dalla riduzione delle spese della corta ma il re non approvava questo tipo riforme radicali e nemmeno la stessa regina Maria Antonietta voleva trattenersi in queste spese.
Il ministro Necker propose di far pagare le tasse anche alla nobiltà e al clero, ma questi non avendo mai pagato tasse e non avendo intenzione di iniziare a pagarlo si opposero a tale proposta e chiesero anch'essi la convocazione degli Stati generali, dove contavano di impedire tale riforma.
Tutte e tre le classi a questo punto erano d'accordo di riunirsi in Assemblea e così Luigi XVI decise di convocarla. Se i nobili e il clero aspettavano l'appoggio del re per per mettere a tacere le pretese del terzo stato, quest'ultimo non si faceva di certo intimidire e continuava nella sua lotta nel chiedere l'abolimento dei privilegi dei nobili e una più sana amministrazione del paese, i contadini invece chiedevano solamente un miglioramento delle condizioni di vita.
Per risolvere questa confusione nell'assemblea ci sarebbe voluto un parere forte ed autorevole come quello del sovrano ma Luigi XVI era tutto l'opposto della persone che serviva per prendere una giusta decisione essendo un tipo poco intelligente, incerto, indeciso e incapace di assumersi alcuna responsabilità.

Gli Stati Generali

Il 5 maggio 1789 furono convocati gli Stati generali, e si ponevano in loro grande fiducia e c'era molta suspance in quanto era da quasi due secoli che non si riunivano.
All'interno della sala di Versailles si riunirono circa 1200 deputati di cui 270 era nobili, 291 erano il clero e 578 il terzo stato. Ancora si doveva iniziare ad affrontare l'argomento che si verificò il primo contrasto e riguardava la modalità di votazione. Se si votava per ordine, come era avvenuto anche nei secoli precedenti avrebbero vinto nobiltà e clero perché avrebbero avuto la maggioranza di due contro uno, e per questo motivo il terzo stato appoggiato da molti parroci eletti nelle campagne e anche alcuni nobili chiedevano la votazione per testa. Il re non poteva andare contro la nobiltà e così decise che si sarebbe votato per ordine e poi sciolse la riunione. E così i rappresentanti del terzo stato ed i loro seguaci decisero di andare avanti ugualmente, si dettero il nome di Assemblea nazionale e si riunirono in una sala dove si praticava il gioco della pallacorda, una specie di tennis. In questa sala, il 20 giugno, giurarono di non dividersi finché la Francia non avesse avuto una costituzione.

La presa della Bastiglia

La nuova Assemblea nazionale credeva che il sovrano avrebbe capito la situazione generale ed avrebbe accettato le condizioni ma invece avvenne l'opposto, fu licenziato il ministro Necker che gli consigliava di accettarle, e fece affluire le truppe a Parigi. Il popolo di Parigi allora si ribellò ed assalì e conquistò la Bastiglia, in questa fortezza venivano rinchiusi i prigionieri politici, che vennero liberati.
Il 14 luglio, che passò alla storia come il giorno della presa della Bastiglia fu considerato come l'inizio della Rivoluzione Francese e tutt'ora festeggiato come festa nazionale.
La rivolta arrivò sino alle campagne, vennero saccheggiati molti castelli e poi vennero incendiati, vennero uccisi anche molti nobili. Dopo neanche un mese, il 4 agosto, l'Assemblea nazionale votò l'abolizione dei privilegi della nobiltà e dei diritti feudali.

La monarchia costituzionale

Il 26 agosto 1789 fu approvata dall'Assemblea una Dichiarazione dei diritti dell'uomo e del cittadino che fu ispirata dai principi della rivoluzione americana e dall'Illuminismo. Questa dichiarazione contiene i principi fondamentali della libertà della persona come l'uguaglianza di tutti i cittadini e la sovranità popolare che stanno alla base anche dei più moderni Stati democratici.
Nonostante il re fosse contrario ad approvare tali decisioni, fu costretto ad accettarle dalla folla che lo costrinse anche a lasciare la reggia di Versailles.
Con le nuove riforme (1789-1791) dell'Assemblea la monarchia divenne costituzionale, tuttavia ancora non si parlava di una vera repubblica in quanto il potere esecutivo venne affidato al re ed ai suoi ministri, il potere legislativo spettava ad un'Assemblea legislativa, i cui deputati venivano eletti dai cittadini con un certo reddito, mentre i poveri non possedevano il diritto al voto; infine il potere giudiziario era affidato ai giudici, anch'essi eletti.
La Chiesa divenne parte dello Stato e così anche gli stipendi dei sacerdoti, e coloro che non erano d'accordo vennero perseguitati.

La Destra e la Sinistra

Dopo aver fatto il suo dovere l'Assemblea nazionale si sciolse e fu sostituita dall'Assemblea legislativa (1791). Era suddivisa in partiti e movimenti politici con idee diverse:
  • Giacobini: repubblicani e favorevoli a delle riforme molto radicali.
  • Foglianti: conservatori e monarchici.
  • Girondini: che sostenevano gli interessi della borghesia mercantile delle province e avevano una posizione vicina a quella dei giacobini ma più moderata.
Questi, quando si riunivano nell'aula dell'Assemblea sedevano in zone precise, i giacobini ed i girondini sedevano a sinistra rispetto al banco della presidenza e i foglianti a destra, da qui i termini politici destra e sinistra, essendo i propri progressisti e democratici ed i secondi conservatori.
Nell'Assemblea si vennero a creare dei personaggi, che fino a quel momento non erano conosciuti come Massimiliano Robespierre appartenente ai giacobini che prese il soprannome di l'"incorrutibile" per la sua rigida moralità e l'avvocato e oratore Georges Jacques Danton, Jean Paul Marat direttore del giornale l'Amico del Popolo.

Contro la Rivoluzione

I paesi europei come la Prussia, la Russia, il regno di Sardegna e l'Austria non videro di buon occhio la rivoluzione che si diffuse in Francia e temevano che questa contagio potesse essere contagioso anche per la loro popolazione e così decisero di attaccare la Francia. Anche se nei primi scontri le truppe francesi ebbero la peggio, contro le aspettative, il pericolo suscitò il senso del patriottismo e difatti furono migliaia e migliaia coloro che si arruolarono nell'esercito come volontari.

Nasce la Repubblica Francese

Il re Luigi XVI che aveva cercato di fuggire da Parigi (1791) per recarsi all'estero venne riconosciuto e arrestato, rimase ugualmente al trono ma essendo considerato sleale e traditore la sua popolarità era ai minimi storici. Il re a questo punto cerco di creare una sorta di amicizia con le potenze nemiche ma fu scoperto ed arrestato insieme alla sua famiglia (1792). Quando l'esercito francese sconfisse a Valmy le truppe prussiane fu creata una nuova assemblea, chiamata la Convenzione nazionale ed essendo in maggioranza persone di sinistra fu abolita la monarchia e proclamata la repubblica. Ed il re fece la fine di chi fa il doppio gioco, venne condannato e decapitato insieme alla regina Maria Antonietta

Il Terrore

Nella nuova costituzione del 1793 venne introdotto il suffragio universale maschile, cioè tutti i maschi potevano votare indipendentemente dal reddito ma ancora una volta vennero escluse le donne.
Le potenze nemiche non mollarono la presa e si fecero nuovamente sotto attaccando la Francia e per fronteggiare la situazione, tutti i poteri dello Stato vennero affidati a un Comitato di salute pubblica, nella quale faceva parte Robespierre. Il comitato impose i prezzi del grano e degli alimenti in generale, poi richiamò alle armi i migliori uomini per fermare ogni tentativo di opposizioni alla Rivoluzione. Tutti quelli che venivano considerati nemici della Rivoluzione, anche quelli sospettati ma senza nessuna prova certa, venivano arrestati e decapitati. Siccome tutti temevano di poter essere considerati complici, questo periodo passo alla storia come il periodo del Terrore (1793-1794). C'era poco da stare sereni dato che in soli 6 mesi furono uccisi 16.000 persone e di questi pochi erano nobili, in gran parte si trattava di gente comune come borghesi, artigiani, operai e contadini.

La Caduta di Robespierre

Con la vittoria dell'esercito francese sui nemici non c'era alcun motivo di permettere a Robespierre di continuare con le uccisioni, e tramite un accordo i deputati decisero di arrestarlo e ucciderlo, e per lo stesso motivo vennero perseguitati anche i giacobini. Il paese era stanco di guerre e processi e prevalsero gli interessi dei gruppi più moderati come gli imprenditori, i borghesi e gli artigiani che acquistarono le terre sequestrate alla Chiesa.

Potere alla Borghesia

Nel 1795 per decisione di moderati e borghesi fu attuata una terza costituzione che garantiva soprattutto le libertà personali, la proprietà privata e la libertà economica. Il governo della repubblica venne affidato a un Direttorio composto da 5 membri. In questi anni si mise in luce un giovane guerriero: Napoleone Bonaparte a cui venne affidato il compito di fermare le rivolte monarchiche e di comandare una spedizione i Italia (campagna d'Italia) contro l'Austria.


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