Manifesto degli Intellettuali Fascisti - Giovanni Gentile


Sintesi e spiegazione del "Manifesto degli intellettuali fascisti" redatto da Gentile e sottoscritto dagli intellettuali che avevano aderito al fascismo.

Il Manifesto degli intellettuali fascisti era un documento che, redatto dal filosofo ufficiale del regime Giovanni Gentile nel marzo 1925 e presentato a un convegno d'intellettuali a Bologna, si proponeva di dare al fascismo uno spessore culturale.

Il manifesto era rivolto, in particolare, agli intellettuali degli altri paesi, per cercare di creare un consenso internazionale al colpo di Stato con cui il fascismo era salito al potere. Di qui l'affermazione iniziale, secondo cui il fascismo è un movimento tipico dello «spirito italiano, intimamente connesso alla storia della Nazione italiana», ma può avere anche un «significato ed interesse per tutte le altre».

Sono frasi che servono a far immaginare, in modo propagandistico, a una sorta di perfezione, che si incarna nell'idea della "totalità".

Il fascismo è presentato come un «movimento recente ed antico»: esso raccoglie in sé tutti i valori del passato e, realizzandosi nel presente, interpreta le attese del futuro, preparandone i destini.

Il fascismo - spiega - ha saputo dare continuità: si è opposto alle forze distruttrici e individualistiche, riportando l'unità dove regnava il caos e ha saputo ristabilire l'autorità dello Stato di fronte alla volontà dei singoli.

Il ritorno all'ordine (realizzato con la forza e calpestando tutte le libertà democratiche) viene illustrato come se tutte le scelte fossero avvenute in un clima pacifico e di concordia, dove gli interessi e dei desideri dei singoli individui coincidono interamente con quelli della nazione stessa.

Nel quale erano ribaditi un nazionalismo esasperato, il culto della grandezza della patria, la negazione del liberalismo agnostico e abdicatorio, la negazione dell’ibrido socialismo democratizzante e parlamentaristico, l’esaltazione della violenza squadristica, perfino il carattere religioso del fascismo come fede energetica. Insomma il documento proponeva una pseudocultura fondata sulla negazione dei valori di libertà e di democrazia e del confronto tollerante, per cui, più che sull'esercizio della violenza.
Il manifesto si configura come giustificazione culturale delle "leggi fascistissime" che trasformano definitivamente il potere fascista in dittatura totalitaria.

In risposta al Manifesto di Gentile, Benedetto Croce redasse il Manifesto degli intellettuali antifascisti, raccogliendo numerose e autorevoli firme.



I firmatari del Manifesto di Gentile

Il Manifesto di Giovanni Gentile, come detto, fu sottoscritto dalla maggior parte degli intellettuali del tempo, fra le firme ricordiamo:
  • Giovanni Gentile, filosofo
  • Salvatore Pincherle, matematico
  • Ugo Spirito, filosofo
  • Luigi Pirandello, scrittore
  • Ernesto Codignola, pedagogista
  • Ardengo Soffici, pittore e scrittore
  • Ugo Ojetti, scrittore e critico d'arte
  • Antonio Beltramelli, giornalista e scrittore
  • Curzio Suckert (ovvero Malaparte), scrittore
  • Margherita Sarfatti, intellettuale
  • Arrigo Solmi, scrittore
  • Gioacchino Volpe, storico
  • Giuseppe Ungaretti, poeta
  • Guido da Verona, scrittore
  • Ildebrando Pizzetti, musicista
  • Bruno Barilli, scrittore e compositore
  • Ferdinando Martini, scrittore
  • Corrado Ricci, storico dell'arte
  • Guelfo Civinini, poeta
  • Vittorio G. Rossi, scrittore
  • Luigi Federzoni, giornalista e politico
  • Luigi Barzini, giornalista e scrittore
  • Giulio Aristide Sartorio, pittore e scultore
  • Alfredo Panzini, scrittore
  • Ernesto Murolo, poeta e giornalista
  • Francesco Ercole, storico e politico
  • Pericle Ducati, archeologo ed etruscologo
  • Salvatore Di Giacomo, poeta
  • Gabriele D'Annunzio, poeta
  • Vittorio Cian, politico


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