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Psico Analisi La coscienza di Zeno Capitolo 8

Nelle ultime pagine del romanzo, Zeno appare trasformato: afferma a tutti di possedere una salute perfetta e invidiabile, acquista mediante il successo negli affari. Riflettendo però più in generale sulla vita, sull’uomo e sugli ordini che questi ha inventato, non riesce a vedere, intorno a sé, altro che segnali di morte e distruzione. Per risolvere i mali da cui, dice, la vita attuale è inquinata alle radici, occorrerebbe forse un’apocalittica rigenerazione… Siamo davanti a un epilogo assai complesso, a un lieto fine così problematico da rovesciarsi nel suo contrario.

Analisi del testo
La chiusa del romanzo può essere divisa in tre momenti.
All'inizio, simmetricamente con la pagina d’apertura dell’opera, ritorna il personaggio del dottor S. e viene riproposta la situazione che dà vita al romanzo, cioè il contrasto tra paziente e analista. Esso porta all’interruzione della terapia e quindi alla situazione conclusiva; inoltre giustifica la pubblicazione delle memorie da parte del medico, che vuole in tal modo vendicarsi del proprio paziente
Quindi Zeno si congeda dal lettore lasciando non confessioni di malattia e debolezza da parte di un inetto, ma la descrizione di una salute solida, perfetta. Chiarisce di essere stato guarito non dalla psico-analisi, ma dal commercio (l’attività che suo padre aborriva), favorito dalla nuova situazione creata dalla guerra: vincendo l’inerzia che attanagliava tutti, Zeno ha infatti cominciato a comprare merci di ogni tipo, aspettando il momento propizio per rivenderle ad acquirenti bisognosi di tutto. Ha saputo adeguare il proprio comportamento alla situazione, con le modalità proprie degli speculatori, e ha così ottenuto il successo.
Nella conclusione, le note di fiducia e felicità si dissolvono di fronte alla sconsolata osservazione che la vita attuale è inquinata alle radici. L’unico modo in cui l’umanità può guarire, forse, è scomparire, mediante una catastrofe inaudita che distrugga ogni forma di vita sul pianeta.

Significato del testo
Proprio sul finire del libro, Zeno comunica la conquista della propria guarigione. Ha superato l’inettitudine, ha vinto. Con enfasi l'io narrante sottolinea il proprio stato attuale di benessere e di salute: Io sono guarito! Io sono sano, assolutamente. Ma non possiamo appagarci di questa conclusione: il testo è infatti cosparso di ambiguità, come sempre avviene nella Coscienza di Zeno.
Sono due gli elementi più emblematici di tale ambiguità.
  • Zeno sta scrivendo al proprio ennesimo rivale, il dottor S., e quindi è plausibile il sospetto che voglia ingigantire ai suoi occhi la portata della propria guarigione, irridendo la terapia psicoanalitica. D'altra parte il rifiuto della terapia psicoanalitica (e quindi della verità che essa ha dimostrato, cioè che Zeno è malato di nevrosi) era un esito già previsto, studiato ed esemplificato dallo stesso Freud: in tal senso, perfino questo distanziarsi di Zeno dalla psicoanalisi potrebbe costituire una paradossale conferma della dottrina freudiana.
  • Inoltre Zeno afferma di essere guarito solo per quel poco che è possibile guarire da quella particolare malattia che è la vita: A differenza delle altre malattie la vita è sempre mortale. Non sopporta cure. Nessuno sforzo (né commercio né psicoanalisi né altro) può davvero guarire la vita: essa va presa così com'è. E' questo forse, il vero messaggio del romanzo.

Se Zeno è (almeno dal suo punto di vista) guarito, sono però malati tutti gli altri. Per denunciare il fallimento dell'intera umanità, il testo ricorre a concetti darwiniani: il progresso è sicuro solo per gli animali, le bestie, che si adattano all'ambiente ed evolvono in modo naturale; non lo è per la civiltà umana. In essa infatti gli ordigni che si vendono e si rubano, e sono sempre più efficaci, prendono il posto delle risorse naturali dell'organismo, che perciò si corrompe e si atrofizza. L'uomo diviene perciò sempre più furbo e sempre più debole, sempre più ammalato e irresponsabile.
La guerra mondiale è giunta appunto a smascherare l'enorme potenziale di violenza che si annida nella storia e nella società. In fondo neppure lo stesso Zeno si salva da questa logica di sopraffazione: è guarito, a suo dire, in uno dei modi più ripugnanti, mediante le speculazioni di guerra, cioè a danno dei più deboli. E se per guarire un individuo deve fare violenza agli altri, ciò significa, conclude Svevo, che la società è malata senza speranza di vera guarigione.
Scaturisce da qui la conclusione paradossale, e di fatto totalmente negativa, nichilista, di Svevo: l'unica speranza di rinnovamento, dice Zeno, risiede... nell'annichilimento universale! Solo un'esplosione enorme, solo una catastrofe inaudita e senza rimedio potrà cancellare la malattia: cancellando per sempre la vita che l'ha prodotta. E' l'ultimo scatto di (inquietante) ironia, l'ultimo geniale paradosso del libro.

Analisi operativa
Congedandosi dal suo diario, Zeno sostiene di aver raggiunto una salute solida, perfetta. Io sono guarito, rinfacciando questo successo al medico che lo aveva in cura.
Zeno, dopo essersi dichiarato sano, protesta però di non essere un ingenuo e afferma che è tutta la vita moderna a essere malata.
Nell'ultima pagina del diario Zeno fa i conti con alcune questioni di fondo:
- la condizione umana quale naturale condizione di dolore;
- la civiltà e la società come costruzioni della cattiveria degli uomini, del loro malcontento;
- infine, l'incapacità d'individuare cure efficaci: tali non gli sembrano né le utopie socialiste, né le vecchie prospettive dell'ottimismo positivista.

L'ultimo capoverso con l'immagine conclusiva di distruzione universale, ha finito per caricarsi, a posteriori, di significati quasi profetici, a motivo di ciò che è accaduto nel 1945 con le esplosioni atomiche di Hiroshima e Nagasaki.
La conclusione del romanzo si presenta come un'appassionata autodifesa (Zeno dice di non essere ammalato come il dottor S. sostiene) e, insieme, come una terribile accusa all'umanità e una previsione di catastrofe futura.

La linguistica
Il gioco dell'ambiguità, del rovesciamento, del paradosso è sempre all'opera nella Coscienza di Zeno, e lo è a maggior ragione in questo finale. Quasi in ogni punto Zeno fa affermazioni destinate a essere smentite, esplicitamente o meno, da quanto afferma poco prima o poco dopo.
Alcuni concetti e termini del testo sembrano richiamare la teoria del darwinismo e la sua idea di lotta per la vita come salutare mezzo di selezione naturale per gli individui.
Molti hanno definito una profezia l'apocalittica visione dell'ultimo capoverso.



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