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Riassunto vita: Giovanni Pascoli


Riassunto:
Giovanni Pascoli (S. Mauro di Romagna 1855-Bologna 1912), quarto figlio di una famiglia numerosa, vive la sua infanzia nella campagna romagnola che sarà uno degli elementi ricorrenti della sua poesia. Il padre, amministratore dei beni dei principi Torlonia, muore assassinato nel 1867 e lascia la famiglia in miseria. E' l'inizio di una serie di disgrazie e di lutti familiari che segnano profondamente l'animo sensibile del poeta.
Grazie a una borsa di studio riesce a laurearsi in lettere presso l'università di Bologna dove è allievo di Carducci. Negli stessi anni, avvicinatosi al socialismo, mosso da ideali di giustizia sociale, partecipa a manifestazioni antigovernative che lo portano al carcere, esperienza che pone fine alla sua attività politica. Trascorre quindi la sua esistenza tra l'affetto per le sorelle Ida e Maria e l'attività letteraria e l'insegnamento prima in diversi licei e poi presso le università di Messina e di Pisa, finché, alla morte di Carducci, viene chiamato a sostituirlo all'università di Bologna dove muore nel 1912.
Tra le sue raccolte poetiche ricordiamo:
Miryace (1891) (in latino, tamerici, che sono piccoli fiori: una dichiarazione di umiltà poetica), I canti di Castelvecchio (1903), Primi e nuovi poemetti (1904-1909), Odi e inni (1906).

Pascoli e le voci della natura
Pascoli fa oggetto della sua poesia le esperienze personali, soprattutto quelle tristi. Egli ha sofferto molto e ha della vita un sentimento doloroso. L'uomo è una creatura fragile, soggetta alla sofferenza e alla morte, che ha come unico conforto la natura.
A essa il poeta si rivolge come a un rifugio e la natura suscita in lui sensazioni profonde e cariche di echi. Secondo Pascoli vi è in ciascuno di noi un fanciullino che sa stupirsi e meravigliarsi di tutto, trovare nelle cose il loro sorriso e la loro lacrima. La sua voce non è avvertita dall'uomo comune, ma solo dal poeta che coglie nelle cose le somiglianze e le relazioni analogiche e si affaccia così al mistero della vita. La poesia è intuizione, rivelazione degli aspetti nascosti nella realtà.
Il poeta è colui che esprime la parola che tutti avevano sulle labbra e nessuno avrebbe detta. Egli sperimenta forme metriche nuove; crea ritmi inusuali attraverso un sapiente uso delle pause, degli enjambement, della punteggiatura (puntini di sospensione, interrogatici, esclamatici); mescola in maniera inedita termini aulici, parola umili e quotidiane, addirittura di origine dialettale, termini tecnici e scientifici molto precisi; accosta frasi brevi, ricerca musicalità sempre più intense attraverso allitterazioni, onomatopee e rime interne; ricorre all'analogia e alla sinestesia. La sua è una poesia allusiva e simbolica.
Del Decadentismo condivide la sensibilità e la visione della poesia come unico strumento di conoscenza del mistero che ci avvolge, il considerare l'infanzia come sola età felice a cui tornare nei momenti di affanno.


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