Biografia: Sergio Corazzini


Biografia:


Nato a Roma nel 1886 da agiata famiglia borghese, primo di tre fratelli (morti giovanissimi), Corazzini compì gli studi elementari dal 1895 al Collegio nazionale Umberto I di Spoleto. Proseguì poi il ginnasio a Cremona, dove la famiglia, in difficoltà economica, aveva dovuto stabilirsi nel 1900. Pubblicò nel 1902 le prime poesie in dialetto romanesco e in lingua italiana, sul Marforio, il Fracassa, il Rugantino.
Nel 1904 fu costretto a interrompere gli studi e trovare un impiego, a Roma, presso una compagnia di assicurazioni. Corazzini divenne un punto di riferimento del mondo letterario romano; spesso trascorreva le serate nei caffè, in compagnia di intellettuali come Fausto Maria Martini, Corrado Govoni, Alberto Tarchiani, Luciano Folgore. Nel 1905-06 fondò con gli amici la rivista Cronache latine, destinata a breve vita. In questi anni uscirono presso la Tipografia cooperativa operaia romana le sue esili raccolte di versi.
Nel 1906 fu colpito dai primi sintomi della tubercolosi, la malattia di famiglia; per curarla si recò a Nocera e quindi nel sanatorio di Nettuno, ma inutilmente. All’amico Alfredo Tusti scrisse: Io non so quello che accade, ma un invisibile vampiro mi succhia lentamente e continuamente il sangue, ed io mi trovo ogni giorno più prostrato, stanchissimo. Tornato a Roma, Corazzini si spensi di tubercolosi nel 1907, a soli 21 anni.

Liriche
Le brevi raccolte di versi di Corazzini furono inizialmente stampate in poche decine di copie e destinate a essere diffuse solo tra gli amici. Ricordiamo: Dolcezze (1904; 17 liriche), L’amaro calice (1905; 10 liriche), Le aureole (1905; 12 liriche), Piccolo libro inutile (1906, 8 liriche), Elegia (1906; un unico poemetto in 83 versi), Libro per la sera della domenica (1906; 10 liriche). Vennero successivamente ristampate nell’edizione postuma intitolata Liriche (1908; edizione definitiva a cura di F.M. Martini, 1922).
La raccolta più famosa, Piccolo libro inutile, comprendeva otto liriche di Corazzini, stampate insieme ad alcuni componimenti dell’amico Alberto Tarchiani (1885-1964).


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