Riassunto: Il Medioevo


La storia
Il Medioevo fu un'epoca molto diversa dalla nostra. La società medievale era dominata da una forte e profonda religiosità: la fede cristiana era sentita e vissuta nella vita quotidiana, i momenti dedicati alla preghiera erano più d'uno durante la giornata; era molto grande l'autorità delle persone di chiesa, delle prediche fatte durante le funzioni religiose; nella vita di tutti era presente il timore del giudizio di Dio per i peccati degli uomini e lo sforzo di operare il bene per salvare l'anima dopo la morte e guadagnarsi il Paradiso.
L'istruzione era un privilegio di pochissime persone, non ci furono per alcuni secoli scuole pubbliche, ma solo religiose e, per molto tempo, aperte solo a chi volesse diventare sacerdote.
Eppure quest'epoca era ricca di una sua cultura, fatta di un insieme di tradizioni e di valori per gli strati sociali popolari che non sapevano leggere né scrivere,e di una raffinatissima produzione di opere letterarie da parte di una ristretta cerchia di intellettuali e studiosi.
Nel secondo Medioevo, l'epoca dopo il Mille, col passare dei secoli (dal XII al XV e poi sempre di più) l'istruzione si allarga a un numero sempre maggiore di persone, vengono aperte scuole comunali nelle città, frequentate da coloro che avevano bisogno di essere istruiti per motivi pratici (per partecipare alla vita politica del Comune, per svolgere alcuni mestieri); vengono fondate  importanti università e così a poco a poco anche le opere letterarie sono lette da un pubblico più vasto.

La nascita delle lingue e delle letterature romanze
In tutta l'Europa medievale i pochi privilegiati che frequentavano le scuole studiavano su testi scritti in latino e sempre in latino scrivevano e leggevano, anche se la lingua che parlavano era un'altra.
Il latino era stata la lingua degli antichi romani. Poiché i romani avevano conquistato vastissimi territori in Europa, il latino, la lingua dei conquistatori, si era diffuso nelle regioni sottomesse, assumendo caratteristiche un po' diverse a seconda delle lingue su cui si affermava. Col passare del tempo e dopo la caduta dell'impero romano così diverso da quello dei primi secoli da essere un'altra lingua, quella volgare, appunto.
Il volgare si parlava, ma per molti secoli non venne adoperato scritto. Solo il latino veniva usato per scrivere, perché il latino era stato per dieci secoli la lingua usata e diffusa in Europa dai romani; era quindi la lingua ufficiale, quella in cui si erano sempre scritti i documenti, le leggi, la storia, la letteratura. Col tempo le lingue parlate si allontanarono sempre di più dal latino fino a diventare vere e proprie lingue, diverse l'una dall'altra. 
E' il caso delle lingue romanze: il francese, lo spagnolo, il portoghese, il romeno e lo stesso italiano derivano dal latino, ma, col passare dei secoli, sono diventate lingue diverse. Anche se assomigliano al latino e si assomigliano tra di loro, non sono più la stessa lingua.
Le prime opere letterarie in volgare nascono in Provenza nel XII secolo. La produzione epica e cavalleresca, che è particolarmente significativa nell'area francese, è scritta in un volgare da cui deriverà il francese moderno, la lingua d'oil.

La nascita della lingua e della letteratura in Italia
Nel corso del XIII secolo anche in Italia alcuni poeti cominciarono a usare il volgare per scrivere le loro poesie, studiando accuratamente il linguaggio perché esso risultasse raffinato e preciso, quanto era sempre stato il latino. Da questo momento parliamo di una letteratura italiana, perché ormai si afferma l'uso del volgare italiano per la scrittura poetica e perché le iniziative poetiche che si moltiplicano: diversi sono gli ambienti raffinati in cui le persone colte sono invogliate a scrivere opere in versi; i poeti si confrontano tra di loro, leggono le poesie dei loro amici tentando di migliorare sempre di più il linguaggio e lo stile.

Una letteratura per pochi
Si può facilmente capire che la letteratura di quest'epoca sia stata un prodotto creato da pochi e destinato a pochi. Parliamo soprattutto della letteratura scritta, elegante e difficile: per leggere questi testi occorreva avere conoscenze profonde.
Esistevano certo diversi gradi di difficoltà:
c'erano testi più accessibili (vite dei santi, prediche, romanzi cavallereschi), altri più difficili (poesie d'amore, opere di scienza), ma sempre leggibili solo da quei pochissimi che avevano una buona istruzione.
Esisteva anche una produzione orale (ne abbiamo alcune trascrizioni) di narrazioni e poesie molto semplici, che venivano recitate nelle piazze dai giullari (attori cantastorie) per un pubblico popolare analfabeta e che non possiamo considerare letteratura in senso stretto, ma che ci serve per conoscere i gusti e la mentalità del tempo.
Dunque la letteratura, che si scrive in Italia a partire dal XIII secolo, è creata da uomini di cultura, che non facevano quasi mai i letterati di professione, ma svolgevano altre attività: politica, religiosa, diplomatica; essi appartenevano a famiglie nobili o erano persone di chiesa, o facevano parte del ceto borghese (la classe sociale attiva, che lavora e produce nell'epoca dello sviluppo delle città e nei secoli successivi).
I lettori erano persone come loro, spesso amici, oppure altre intellettuali interessati e curiosi, che apprezzavano il libro anche come oggetto, non solo per quello che vi era scritto.
I libri infatti erano scritti a mano, su pergamena costosa, ornai da miniature, minuti disegni dipinti con preziosi colori.
Il fondatore della nostra letteratura è stato Dante Alighieri, perché è stato il primo a scrivere opere di altissimo livello, di grande ampiezza e varietà. La sua Divina Commedia è un poema colossale per proporzioni, complessità, raffinatezza stilistica, e molte altre sono le sue opere così impegnative presentava, egli fece un enorme lavoro di sistemazione, di scelta, di adattamento della lingua, per cui si può quasi dire che Dante abbia fondato la lingua italiana in generale e senz'altro possiamo affermare che è per merito suo che è nata una lingua italiana raffinata e precisa da usare nella letteratura.


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