Cecco Angiolieri: S'i' fosse foco arderei il mondo


Il sonetto più celebre dell'Angiolieri, che gli ha procurato fama di beffardo e maledetto poeta è un lazzo, un mimo, la prova di un grande virtuosissimo istrionico: i proponimenti, i giudizi capitali hanno, infatti un rilievo scenico. Si sente la beffa, insieme a un fondo di tristezza mista all'acre allegria, ma sono umori d'una finzione grottesca che mette in scena il fuoco, il vento, l'acqua, Dio, l'autore stesso come personaggi d'uno stesso gioco.


Testo: S'i' fosse foco
S'i' fosse foco, arderei 'l mondo;
s'i' fosse vento, lo tempesterei.

Parafrasi: S'i' fosse foco
Brucerei il mondo se fossi stato il fuoco;
lo tempesterei se fossi stato il vento.

Analisi del testo: S'i' fosse foco
Cecco Angiolieri è il prototipo dei poeti maledetti.
E' arrabbiato col mondo. Ha un potere distruttivo.

Commento: S'i' fosse foco
Il poeta senese Cecco Angiolieri (1260-1313 a.c) immagina di potersi trasformare in fuoco , vento acqua e morte per distruggere tutto intorno a sè.

Figure retoriche: S'i' fosse foco
La figura retorica dominante è l’anafora, che lega tra loro tutti i versi della prima quartina e i primi due versi della prima terzina.


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