Biografia: Ignazio Silone


Biografia:
Secondo Tranquilli (che prese lo pseudonimo di Ignazio Silone) nacque a Pescina dei Marsi nel 1900. Frequentò il seminario di Pescina e poi il liceo di Reggio Calabria, ma non terminò gli studi per le difficoltà economiche della sua famiglia. Nel 1914 perse i genitori e cinque fratelli nel terremoto della Marsica. Egli, assai provato da questa sciagura che incise profondamente sulla sua vita, si interessò sempre ai problemi delle fasce più umili della popolazione, entrando presto a far parte del Partito socialista e nel 1921, al Congresso di Livorno, fu con Gramsci nella fondazione del Partito comunista Italiano. Con l’affermazione del fascismo e, dopo il 1926, con l’emanazione delle leggi speciali, Silone fu perseguitato per la sua clandestina opposizione al regime e nel 1930 cercò rifugio in Svizzera dove iniziò la sua intensa attività di scrittore e di giornalista, facendosi conoscere sempre più in campo internazionale per la sua lotta antifascista. Le sue prime opere, pubblicate a Zurigo (Fontamara, La scuola dei dittatori, Il Fascismo) o in Inghilterra (Pane e vino) furono proibite in Italia fino al crollo del Fascismo, eccetto Pane e vino che fu tradotta dall’inglese nel 1937. Abbandonato il partito comunista fin dal 1931 perché non ne condivideva la linea stalinista, dopo la guerra Silone tornò in Italia, riprese la sua attività politica nelle file del partito socialista e fu deputato alla Costituente. Poi, abbandonato l’impegno politico attivo si dedicò quasi interamente alla letteratura alternando il soggiorno in Italia con quello all’estero. Morì infatti in Svizzera, a Ginevra, nel 1978.

Le idee e la poetica
L’opera di Silone, profondamente caratterizzata dall’ideologia politica che talvolta ne limita un respiro più ampio, testimonia un costante impegno nell’esaltare la dignità dell’uomo. Lo scrittore fu sempre attratto dai valori più alti della vita e visse in sé stesso il dramma della ricerca della libertà e di un profondo senso morale, che si può ricollegare alle matrici della sua fede cristiana. I suoi personaggi  più (Berardo, Pietro Spina, Celestino V…), eroi in un mondo minore in cui prevalgono sopraffazione e violenza, sono tormentati e inquieti, insofferenti della realtà storico-sociale in cui vivono e ansiosi di contribuire a realizzare una forma di vita più degna. I romanzi di Silone si possono considerare eredi della tradizione verista meridionale, ma con tendenze al bozzettismo e al simbolo e con una forte tensione morale.

Ricordiamo alcune opere più importanti di Silone:

Fontamara (1930): un romanzo che vuole mettere in luce le tristi condizioni di un paesino d’Abruzzo dove i cafoni già poveri per l’aridità delle loro terre, sono anche tormentati dall’impresario, un signorotto spalleggiato dai fascisti che ha fatto deviare l’unico ruscello del paese per irrigare i propri poderi. Il giovane Berardo non si rassegna al sopruso e vorrebbe suscitare una rivolta, ma i paesani non lo ascoltano per paura. Egli allora deluso e perseguitato come una testa calda, va a Roma in cerca di lavoro, ma incontrati alcuni antifascisti, si compromette politicamente e arrestato erroneamente come capo del movimento clandestino, viene torturato e ucciso. La notizia scuote i Fontamaresi che in lui vedono ora un coraggioso eroe e decidono di ribellarsi. Ma per breve tempo perché arriva subito una squadra di fascisti a riportare l’ordine. C’è una strage di cafoni e i superstiti, spaventati fuggono in esilio o si nascondono. E tutto torna come prima.

Pane e vino (1937 poi 1955): il protagonista è Pietro Spina, fuoriuscito per ragioni politiche. Egli rientra in Italia clandestinamente, facendosi credere un sacerdote che ha bisogno di cure perché ammalato di tubercolosi. Torna nei paesini della sua infanzia, in Abruzzo, da dove riprende l’attività antifascista. Qui ritrova l’animo generoso e nobile dei popolani della sua terra e l’amore di una donna pronta per lui all’estremo sacrificio.

Il segreto di Luca (1956): anche questo romanzo è ambientato nell’Italia meridionale. Non vi troviamo l’ispirazione politica, ma piuttosto la denuncia di certe leggi di sopruso dei signorotti contro la povera gente costretta, per paura, al silenzio e all’omertà.

L’avventura di un povero cristiano (1968): l’opera è concepita come una sacra rappresentazione; ripropone la storia di Pietro da Morrone, un santo frate che nel 1294 venne eletto papa col nome di Celestino V, ma abbandonò il potere dopo soli cinque mesi. Egli, infatti, secondo le tesi di Silone, voleva riportare la chiesa ad una dimensione tutta spirituale, al di fuori di ogni potere temporale, ma trovò l’opposizione di tutta la curia romana e preferì tornare alla pace del suo eremo.


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