Biografia: Arthur Rimbaud


Biografia:
Rimbaud, nato a Charleville nel 1854 da famiglia piccolo-borghese, fuggì da casa nel 1871, ancora studente liceale animato da ideali politico-sociali, per unirsi ai rivoluzionari parigini della Comune. Era ansioso di cambiare la vita non solo attraverso le idee giacobine, ma soprattutto attraverso una nuova funzione della poesia e del poeta, veggente capace di vedere e capire la profondità ed essenzialità delle cose. L'ansia di conoscere tutto a sé stesso spinge il poeta ad un vagabondaggio senza meta per l'Europa. Nel 1872 l'amicizia con Verlaine lo esaltò e nello stesso tempo lo ostacolò perché egli sentì il peso di ogni legame, più teso alla ricerca di sé stesso che della felicità. Nel 1873, dopo un litigio clamoroso con l'amico (egli rimase ferito e Verlaine finì in prigione), continuò a vagare per l'Europa e oltre con mezzi leciti e illeciti (fece perfino il commerciante in Africa); finché fiaccato da un tumore al ginocchio, tornò in Francia e, malgrado l'amputazione della gamba, non poté sottrarsi al male che lo stroncò nel 1891 a Marsiglia.

Le idee e la poetica
Durante la breve ma intensa vita, Rimbaud dedicò alla poesia quasi soltanto gli anni fra il 1871 e il 1875, eppure ha lasciato la linea più decisa di innovazione su cui si articola tutta la poetica moderna, disancorata completamente dai modi del passato. Rimbaud è convinto che il poeta deve essere veggente che illumina l'ignoto e sa penetrare nel fondo delle cose per capirne i segreti e, come già aveva teorizzato Baudelaire, deve avere delle visioni; può arrivare a questo tramite il deragliamento dei sensi, quell'abbandono alle visioni che lo fa sentire del tutto libero. Anche la lingua deve essere rinnovata e, distaccandosi dalle anticaglie poetiche deve sapere esprimere profumi, suoni, colori in una suggestione evocativa, fuori della semantica e dell'eloquenza, ricca di suggestioni e di simboli; una lingua dell'anima per l'anima. Ma il poeta è solo e abbandonato a sé stesso, in un vagare senza meta e senza punti di riferimento (come Rimbaud ebbe a dimostrare nel suo progetto Il battello ebbro), incompreso e maledetto dagli uomini comuni che non ne capiscono il profondo travaglio. Tuttavia, perseguitato dalla maledizione della solitudine, conoscitore profondo della libertà, non può adeguarsi alla vita comune a alle sue convenzioni e rimane appartato sentendosi poeta maledetto, ma anche sommo sapiente.

Le sue opere principali sono:

Il battello ebbro (Le bateau ivre, 1871): poemetto allegorico e autobiografico che più tardi farà parte della raccolta Poesie. In esso il poeta si identifica con un battello che, senza equipaggio e senza pilota, discende da un fiume d'America verso il mare aperto e si inebria di libertà e di emozioni misteriose. Egli ha la visione di immagini irraggiungibili, simbolo di ideali troppo alti per le povere forze umane. E' l'avventura del superamento della realtà e dell'abbandono dei sensi alle visioni che solo il poeta veggente può sperimentare. E il battello, che avrebbe la possibilità di trovare salvezza sulle sponde sicure d'Europa, va a inabissarsi nel mare, piuttosto che riprendere la normalità della vita dietro altri battelli.

Una stagione all'inferno (une saison ed enfer, 1873): una lucida prosa in cui Rimbaud chiarisce la tesi del poeta veggente e, in una specie di confessione autobiografica, esprime i suoi travagli morali.

Illuminazioni (Illuminations, 1871-73): prose poetiche e versi liberi, più ricchi di colore che di senso logico, manifestano la funzione della poesia come illuminazione dell'ignoto. Questa raccolta fu pubblicata da Verlaine nel 1886.


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