Biografia: Vasco Pratolini


Biografia:
Nacque a Firenze nel 1913 da una famiglia di operai. Perduta la madre quando aveva appena cinque anni, visse prevalentemente con i nonni, poiché il padre si era risposato. Costretto a lavorare giovanissimo, fece studi irregolari che completò da autodidatta dopo i diciotto anni con la profonda passione per la letteratura che affinò il suo innato senso dell'arte. Ma le ristrettezze economiche, una vita di privazioni e di fatica mirarono la sua salute e dal 1935 al 1937 fu ricoverato in vari sanatori per curarsi la tubercolosi. Finalmente guarito nel '37 tornò a Firenze dove ferveva una vivace attività intellettuale e, amico di Vittorini, entrò in contatto con molti giovani impegnati ideologicamente contro il fascismo, collaborò a varie riviste e fondò nel 1938 egli stesso, con Alfonso Gatto, la rivista Campo di Marte (soppressa dopo appena un anno). Nel 1939 si trasferì a Roma dove cominciò la sua attività di scrittore, rifacendosi ai ricordi dell'infanzia e della giovinezza, particolarmente legati alla città natale, la vera protagonista di quasi tutte le sue opere. Durante la guerra prese parte alla Resistenza e dopo la Liberazione fu giornalista a Milano e poi insegnante a Napoli. Ma dal 1951 è tornato definitivamente a Roma dove ancora vive.

Le idee e la poetica
L'opera di Pratolini è segnata, all'inizio da forti istanze autobiografiche e memorialiste, tuttavia ricche di un profondo interesse per gli ambienti e i personaggi popolari in mezzo ai quali egli crebbe. Infatti per lui il ricordo non è mai un fatto soltanto intimo, ma è il pretesto per rivivere una dimensione quotidiana in mezzo alle strade del suo quartiere, fra la gente un po' becera e istintiva di quel mondo cittadino di cui egli ha cantato l'epopea. Questo è il neorealismo di Pratolini, non immune da qualche pagina sentimentale e patetica. Ben presto, però, l'orizzonte narrativo pratoliano si allarga su una realtà più complessa per coglierne le implicazioni ideologiche, politiche e sociali, con un impegno di indagine che costituisce il tessuto delle sue opere più mature che tuttavia non sempre raggiungono un adeguato livello artistico. E' il caso della trilogia Una storia italiana: siamo in pieno clima neorealista, in quello stato d'animo dello scrittore che sente il bisogno di scoprire l'umile Italia e di dare un suo contributo all'emancipazione delle classi più umili, talvolta cadendo in un facile populismo. Notevole è l'abilità narrativo di Pratolini soprattutto nel costruire scene di vivacità popolana e nel dar vita a personaggi  vigorosi e schietti, con un linguaggio sempre fresco e colorito che ben caratterizza la spontaneità di certe situazioni.

Ricordiamo le sue opere più importanti:

Via de' magazzini (1942): romanzo corale, in cui prevalgono i ricordi legati alla strada in cui l'autore trascorse la sua prima infanzia.

Il quartiere (1947): ancora un'opera che, sul filo della memoria, ricostruisce la vivace vitalità di un popolare cittadino.

Cronaca familiare (1947): questo libro non è un'opera di fantasia. E' un colloquio dell'autore col suo fratello morto. Pratolini così ci presenta quest'opera, quasi un diario intimo per ricostruire il breve periodo trascorso con il fratello, morto assai giovane e per lui quasi estraneo perché vissuto con una famiglia adottiva, dopo che ambedue erano rimasti orfani. E' un romanzo profondamente poetico, con pagine di grande commozione.

Cronache di poveri amanti (1947): come promette il titolo, è un racconto di fatti quotidiani, di vicende umane molto consuete, di legami sentimentali, cronache appunto, di cui sono protagonisti i numerosi abitanti di via del Corno, una strada fiorentina lunga cinquanta metri e larga cinque. Ma gli avvenimenti politici che travolgono l'Italia con l'avvento del Fascismo, sconvolgono anche questi popolani di quartiere, che sanno fare la loro parte di opposizione al fanatismo e ne subiscono le drammatiche conseguenze.

Una storia italiana: una trilogia che comprende:

Metello (1955), Lo scialo (1960), Allegoria e derisione (1966): in questi tre romanzi Pratolini, attraverso l'ambiente fiorentino, intende ricostruire uno spaccato di storia italiana, dalla fine dell'Ottocento ai giorni nostri, per cercare le ragioni della crisi sociale di fine secolo, del crollo della borghesia che si arrese al fascismo, della complessa realtà del nostro tempo. Nonostante la discontinuità dei risultati si avverte in queste pagine la serietà dell'impegno morale dello scrittore, la sua ansia di una giustificazione della sua storia e della storia di tutti (M. Pazzaglia).

La costanza della ragione (1963): un romanzo sulla realtà attuale.

Il mannello di Natascia (1981): una raccolta di pagine risalenti agli anni Trenta, in cui è tracciato il percorso poetico dello scrittore.


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