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Biografia: Novalis

Friedrich Leopold von Hardenberg, più noto con lo pseudonimo Novalis, nacque a Mansfeld (Sassonia) nel 1772 da una famiglia di piccola nobiltà terriera, assai religiosa; crebbe in un ambiente severo e misticheggiante che molto suggestionò il suo temperamento emotivo e incline alle fantasticherie, e da cui egli derivò una costante attenzione ai tempi spirituali. La sua formazione letteraria fu influenzata soprattutto dagli ambienti culturali di Jena e di Lipsia dove ebbe maestri come Johann Fichte e Friedrich Schiller e amici come i fratelli August e Friedrich Schlegel, filosofi e scrittori che gravitavano intorno alla rivista Athenaeum, organo propulsore delle idee romantiche. Dalle loro teorie Novalis trasse l’essenza del Romanticismo e la sua aspirazione alla poesia come espressione di armonia fra natura e spirito, tra finito e infinito. Un avvenimento assai importante nella vita di Novalis fu la morte (1797) della giovanissima fidanzata Sophie von Kuhn, appena quindicenne, che il poeta continuò a cantare come il mito dell’amore che non muore mai, dando origine a quel dualismo amore-morte che sarà tema dominante della poesia romantica.
Se l’attività letteraria e poetica fu dominante nella vita di Novalis, egli non trascurò attività di ordine pratico: fu funzionario nell’amministrazione delle saline nel 1796 e in quella delle miniere di Weissenfels-Saal nel 1800, ma purtroppo la sua vita fu breve e nel 1801 morì, sopraffatto dalla tisi che aveva sempre minato la sua fragile costituzione fisica.

Le idee e la poetica
Novalis rappresenta, meglio di ogni altro poeta, il romanticismo tedesco nel suo duplice aspetto artistico e religioso, e nella sua struggente nostalgia di morte. C’è sempre nelle sue opere il desiderio di superare le barriere materiali e di elevarsi verso l’infinito e l’eterno. Ma l’infinito e l’eterno non sono altro che l’anima dell’universo che già vive intorno a noi:<<il mondo superno è più vicino di quello che non si creda comunemente. Già in questa vita viviamo in esso e lo scorgiamo inserito intimamente nella natura terrestre>>. Ma chi è capace di scorgerlo? Solo i poeti, che comprendono <<la natura meglio che lo scienziato>>, possono leggere il messaggio del cosmo e farsi interpreti del visibile e dell’invisibile. Essi vedono la realtà come attraverso un velo, trasfigurandola con il loro idealismo magico, sempre tesi alla ricerca di un mondo puramente spirituale dove i sogni possano trovare la loro realizzazione e dove sia possibile cogliere la misteriosa essenza delle cose. La poesia rappresenta l’irrappresentabile, vede l’invisibile, sente il non sensibile, attività di spiriti liberi alla ricerca del fiore azzurro, cioè dell’ispirazione magica che vive in ogni cosa. Novalis espresse queste sue idee in molti scritti teorici pubblicati sulla rivista Athenaeum, il più importante giornale romantico tedesco, che si pubblicò a Berlino fra il 1798 e il 1800.

Le opere principali di Novalis sono:

INNI ALLA NOTTE (1797): raccolta di sei inni in versi e in prose ritmiche, con cui Novalis canta il suo amore per la dolce Sophie, ormai morta. La notte è per il poeta il momento dell’abbandono mistico, della struggente nostalgia di morte, in cui si aprono gli occhi interiori che permettono la visione del divino e dell’eterno; nella notte ogni sentimento si potenzia e si purifica e l’amore raggiunge la sua estasi.

CANTI SPIRITUALI (1799): quasi una continuazione degli Inni, questi quindici Canti rappresentano un’ulteriore elevazione mistica del poeta che esprime uno spirito di devozione fervido e quasi ingenuo (i più famosi sono i Canti a Maria). La morte è qui cantata come inizio di vera vita e l’amata Sophie raggiunge il culmine della gioia tenuta per mano da Dio.

CRISTIANITA’ ED EUROPA (1799): un saggio in cui Novalis auspica una fede comune per tutta l’Europa, una unità europea su basi spirituali, come nell’età medievale.

I DISCEPOLI DI SAIS (1799): romanzo-favola incompiuto che cela una allegoria filosofica: Giacinto ama Fio di Rosa, ma la abbandona per andare in cerca del mistero dell’universo. Quando finalmente, dopo molte peregrinazioni, lo scopre nel tempio di Iside, esso ha il volto della sua fanciulla amata, è cioè l’amore.

HEINRICH VON OFTERDINGEN (1798-1801): è l’opera più significativa di Novalis. Enrico (Heinrich) è un leggendario poeta medievale che vive di sogni e di immaginazione, in un mondo poetico in cui si realizza tutto ciò che è bello. Il romanzo è autobiografico e dà l’esemplificazione dell’eroe romantico assillato dal desiderio di conoscere la misteriosa essenza della realtà e della magica unità fra visibile e invisibile; questa aspirazione è simboleggiata dal fascinoso fiore azzurro che Enrico ha visto in un sogno e di cui andrà in cerca per tutta la vita. Dopo le sue numerose esperienze capirà che quel fiore è la poesia, il fuoco sacro, la sua anima più intima.



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