Biografia: Luigi Capuana



Biografia:
Nacque a Mineo (Catania) nel 1839. Intraprese dapprima gli studi giuridici, ma li abbandonò presto per dedicarsi al giornalismo e, successivamente, alla letteratura. Dal suo paese si trasferì a Milano, poi a Firenze e a Roma e in quella città frequentò gli ambienti culturali più vivaci dove conobbe le tematiche nuove che venivano d’oltralpe e da cui fu notevolmente influenzato. Tornato definitivamente in Sicilia, insegnò all’università di Catania, alternando l’insegnamento con l’attività di scrittore (la prima pubblicazione è del 1877) e di critico (notevoli i suoi Studi della letteratura italiana elaborati tra il 1880 e il 1883). Il suo ingengo vivace e dinamico si cimentò con successo, oltre che nella narrativa, anche nel teatro (Malìa, Lu cavalieri Pidagna…) e nella letteratura per l’infanzia (Scurpiddu, Il racconta fiabe…). Morì a Catania nel 1915.

Le idee e le tematiche
Subendo l’influenza degli scrittori francesi del tempo. Capuana aderì al Realismo fino al punto di essere considerato il maggior esponente di questo indirizzo artistico nel nostro paese e divenendo, poi, uno dei più convinti assertori del Verismo. In particolare sostenne il metodo impersonale nella narrativa: Io lo scrittore, secondo lui, doveva limitarsi a descrivere con assoluta obiettività il mondo che rappresentava, senza lasciarsi implicare in giudizi e commenti personali: il verista deve essere il fotografo fedele e l’obiettivo della realtà circostante. Era l’atteggiamento stesso dei naturalisti francesi, ma, mentre le loro descrizioni obiettive sapevano esprimere un atto di accusa e di denuncia che metteva a nudo il loro impegno sociale, Capuana non seppe capire e indagare la profonda umanità dei suoi personaggi e ambienti in cui si muovevano, e per questo le sue opere mancavano spesso di quel respiro e di quella incisività che sono propri dell’opera d’arte. Tuttavia l’evidente instabilità di gusti di tendenze della produzione da lui lasciata è da considerarsi come un vivace atteggiamento critico nei propri confronti e come una tenace ricerca, da parte sua, di una migliore espressione artistica.

Ricordiamo alcune delle sue opere che ebbero maggiore successo:

Giacinta (1879): secondo le affermazioni dello stesso Capuana, il romanzo prende spunto da un fatto realmente accaduto. E’ la storia di una morbosa passione che induce al suicidio la protagonista, Giacinta, quando si rende conto che il suo amante, stanco di un amore oppressivo, ha l’intenzione di abbandonarla. E’ una vicenda sostanzialmente romantica, ma la freddezza verista con cui è narrata toglie l’anima ai personaggi, facendoli apparire piuttosto nevrotici che degni di compassione.

Le appassionate (1893): è una raccolta di novelle, le migliori prodotte dal Capuana verista.

Le paesane (1894): un’altra raccolta di novelle in cui ci è offerta una suggestiva visione della Sicilia, terra di profumi e di bellezze, nonché di gente forte e operosa.

Gli ismi contemporanei (1898): è la più nota raccolta di saggi critici da lui pubblicati, il cui sottotitolo chiarisce il contenuto: verismo, simbolismo, idealismo, cosmopolitismo.

Il marchese di Roccaverdina (1900): è il romanzo suo più riuscito e, senza dubbio, una delle opere più felici della letteratura del verismo italiano. Narra le vicende del marchese di Roccaverdina che per una storia d’amore ha ucciso, nascostamente, Rocco Criscione, lasciando che un altro fosse condannato per l’omicidio. Il rimorso che perseguita il marchese e lo accompagna fino alla piazza e alla morte, è il vero protagonista del romanzo in cui si muovono di vivo realismo e di profonda umanità.


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