Biografia: James Joyce


Biografia:
Nacque a Dublino nel 1882, primogenito della numerosa famiglia di un funzionario statale di religione cattolica. Studiò nei migliori collegi religiosi della sua città, presso i Padri gesuiti, e questo ebbe una notevole importanza nella sua formazione e provocò in lui, poco più che adolescente, una sincera ma effimera vocazione sacerdotale. Più tardi, all'università, fu invece molto critico sia verso al fede sia verso l'angusto nazionalismo irlandese e nel 1902, appena laureato, se ne andò da Dublino e dall'Irlanda per non tornarvi mai più. Dopo un breve soggiorno a Parigi, dove per un anno studiò medicina alla Sorbona, lavorò come insegnante di lingua inglese prima a Pola e poi a Trieste; qui strinse una cordiale amicizia con lo scrittore Italo Svevo. Nel 1915 Joyce si trasferì a Zurigo e lì incontrò il poeta e critico americano Ezra Pound che apprezzò moltissimo le sue opere e lo incorraggiò a continuare nella sua linea narrativa di avanguardia. Tornò a Trieste dopo la fine della guerra, ma nel 1920 partì nuovamente per Parigi dove rimase vent'anni, avendo l'opportunità di conoscere personalità eminenti della cultura internazionale. Lo scoppio della seconda guerra mondiale e l'occupazione tedesca della Francia lo indussero a tornare in Svizzera, a Zurigo, dove morì nel 1941.

Le idee e la poetica
Joyce iniziò la sua attività letteraria con una raccolta di poesie Musica da camera (1907), ma la sua vena artistica si rivelò assai originale nella narrativa, dapprima con i racconti Dublinesi (o Gente di Dublino) che l'autore riuscì a pubblicare soltanto nel 1914, sebbene scritti dieci anni prima (erano ritenuti troppo realistici dagli editori), poi con opere di maggiore impegno e respiro. La più spiccicata caratteristica della sua arte è descrivere il mondo senza reticenze, al di là di ogni convenzione e di ogni perbenismo, per l'assoluta esigenza di accettare e analizzare la vita umana in ogni suo aspetto, studiando i personaggi con un'esasperata indagine psicologica che ne metta a nudo le emozioni e i sentimenti più riposti. I personaggi di Joyce, infatti, non sono mai eroe nel senso tradizionale della parola, ma sono eroe della banalità, della quotidianità, del vasto mondo dei comuni mortali, ossia degli antieroi.
La tecnica narrativa è prevalentemente quella del monologo interiore, o del flusso di coscienza che è da collegarsi alle teorie della psicanalisi di Freud che certamente il nostro autore ebbe presenti. Il linguaggio è diverso da quello considerato comunemente letterario: si potrebbe dire che non esista una lingua dell'autore, ma esistono le varie forme espressive dei singoli personaggi che, diversi fra loro, parlano anche in modi diversi. La lingua, quindi, non obbedisce più a nessuna regola, ma si adegua alla necessità espressiva, secondo norme di realismo. In certi casi Joyce gioca con le parole, ne cerca evocazioni simboliche (come i simbolisti francesi) o ne diventa delle nuove con un virtuosismo che rende spesso la sua narrativa di difficile interpretazione. Joyce è veramente un innovatore che, in ogni senso, ribalta i canoni del romanzo ottocentesco, avviando un modo di narrare che avrà grande seguito fra gli scrittore dei decenni successivi.

Le opere principali che ricordiamo sono:

Dublinesi (1914): noto anche come Gente di Dublino. E' una raccolta di quindici racconti che riguardano personaggi e avvenimenti della città di Dublino e mettono in evidenza i vizi, le virtù, le frustrazioni e gli intrighi di questa cittadina apparentemente perbene. La tecnica narrativa è quella tradizionale, ma è già evidente l'impegno dell'autore nell'indagine psicologica.

Dedalus (1922): il titolo originale del romanzo è Ritratto dell'artista da giovane e ha evidentemente carattere autobiografico. E' la storia di Stephen Dedalus e delle sue esperienze dell'infanzia, trascorsa in buona parte, per ragioni di studio, in un collegio retto da gesuiti e intrisa di sentimenti mistici che per qualche momento lo inducono, addirittura, ad aspirare al sacerdotizio. Ma nell'adolescenza quando, maturandosi il carattere, subentrano in lui le prime inquietudini, Dedalus si ribella ad ogni imposizione che limiti la sua libertà (anche alla fede e all'ottuso nazionalismo irlandese) e nel desiderio di farsi artefice del suo destino, come il suo nome sembra indicargli (Dedalus, dal greco, significa artefice, costruttore), abbandona l'Irlanda.

Ulisse (1922): è un romanzo che, svolgendosi nell'arco di una giornata, mette a nudo i sentimenti, le ansie, la ricerca di affetti di due personaggi, Leopold Bloom (Ulisse) e Stephen Dedalus (Telemaco). Il primo è alla ricerca inconscia di un figlio, il secondo cerca un padre a cui appoggiarsi nella sua insicurezza. L'azione si svolge a Dublino dove Bloom e Dedalus, percorrendo per ragioni diverse la città, finiscono per incontrarsi più volte e alla fine Bloom porta Dedalus a casa sua. In quel solo giorno ogni ora è incentrata su un episodio che corrisponde ad un canto dell'Odissea; Bloom-Ulisse è l'uomo qualunque, tutto emotività, Stephen-Telemaco è il giovane intellettuale in cerca di sapere: in questa diversità i due si complicano. La narrazione è condotta sul filo dell'indagine psicologica dei personaggi, per mettere a nudo, senza reticenze, il complesso di tortuosità che avvinghiamo l'animo umano. Per questo il romanzo risulta assai originale, anche se molto complesso.


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