Biografia: Gabriele D'Annunzio


Biografia:
Nato a Pescara nel 1863, compì i primi studi nel Collegio Cicognini di Prato (Firenze). Nel 1879, ancora adolescente, pubblicò un volume di versi, Primo vere, che lo rese celebre. Conseguita la licenza liceale, andò a Roma per frequentare l'università iscrivendosi alla facoltà di Lettere, ma non arrivò alla laurea; preferì, invece, le esperienze mondane dei salotti aristocratici, le avventure galanti e l'attività letteraria e giornalistica. Le sue pubblicazioni, prosa e in versi, si imponevano sempre all'attenzione della critica per l'originalità e la spregiudicatezza, così come molte vicende della sua vita. Egli divenne presto un personaggio dominante della società intellettuale del suo tempo e lo rimase per circa mezzo secolo. Nel 1892 l'incontro con Nietzsche, fu l'avvio di una nuova vitalità poetica per D'Annunzio che applicò quelle teorie al poeta, considerandolo al di sopra degli altri uomini, libero dalle loro regolo. Iniziò il periodo più fervido e originale dell'attività dannunziana e nel 1898, per seguire sempre più intensamente la sua vocazione letteraria, il poeta si ritirò nella villa La Capponcina, presso Firenze, dove scrisse moltissimo e visse una vita dissipata e dispendiosa. Nel 1910 i dissesti  economici assai gravi lo costrinsero a trasferirsi in Francia per sfuggire ai creditori. Acceso interventista, tornò in Italia nel 1915 per arruolarsi soldato nella Prima Guerra Mondiale e prese parte a molte azioni di guerra (beffa di Buccari, volo su Vienna...) che gli fruttarono promozioni e medaglie. Nel 1920, a guerra finita, realizzò, con i suoi legionari, l'impresa di Fiume, un'azione a sorpresa per liberare quella città conquistata, per non venir meno agli accordi internazionali. Tuttavia l'impresa di Fiume rimase emblematica di un certo eroismo italiano, enfatizzato più tardi dal Fascismo, che di lì a poco si affermò in Italia. D'Annunzio fu molto legato a Benito Mussolini e al nuovo Regime, ma non prese più parte attiva alla vita politica italiana. Dal 1922, infatti, si ritirò a vita privata nella villa di Gardone (Il Vittoriale) sul Lago di Garda, dove continuò a scrivere e dove morì nel 1938.

Le idee e le poetica
D'Annunzio, sia come uomo che come poeta, fu rappresentante di quel particolare eroe decadente già tipizzato dai francesi, raffinato cultore del bello, aristocratico dispregiatore di ogni aspetto grigio e anonimo del vivere, esaltatore di una vita eroica e gioiosa. Le teorie filosofiche del tedesco Nietzsche, che abbracciò nelle forme più esteriori, lo indirizzarono verso un ideale di superuomo a cui uniformò se stesso e molti suoi personaggi, rispondendo così all'intimo desiderio di individualistica eccezionalità. Egli risentì moltissimo di tutte le correnti letterarie del suo tempo che seppe rielaborare con inesauribile fantasia e con l'uso elegante e suggestivo della lingua. Gli autori più importanti, italiani e stranieri (Verga, Carducci, Zola, Wilde...) furono i suoi modelli, manipolati, di volta, in volta, con originale libertà sì da rispondere a un gusto poetico che non affonda nei sentimenti, ma rimane legato al coinvolgimento dei sensi. L'arte dannunziana, infatti, si può considerare estetizzante, perché mira alla preziosità, alla raffinatezza, alla musicalità del linguaggio, e il lettore si trova quasi immerso, con tutti i cinque sensi, nelle atmosfere poetiche che il suo verso suscita, e parte integrante della natura che descrive (panismo). In questo consiste il fascino delle opere del D'Annunzio, quando, però, non siano eccessivamente appesantite da preziosismi barocchi e da esaltazioni morbose.

D'Annunzio e la poesia europea
D'Annunzio ripete in sé stesso la storia del parnassianismo, dell'estetismo, del simbolismo, del decadentismo europeo e, con la sua insaziabile curiosità di dilettante e di eclettico, accoglie e talora fonde nella sua opera, insieme con gli echi della nostra musica arte e letteratura più raffinata o di quella che meglio si presta ad essere colata nel suo rarissimo stampo, le suggestioni di Nietzsche, di Wagner e di parecchi fra i poeti e prosatori maggiori e minori dell'Europa, e particolarmente della Francia e dell'Inghilterra. E quindi, non solo per il suo temperamento, ma anche per le sue disperate esperienze di lettore e di amatore d'arte, è da considerarsi come il più grande consigliere di esperienze esotiche che abbia avuto l'Italia dopo l'80.

D'Annunzio scrisse moltissimo, ma ricordiamo soltanto le sue opere più conosciute e più importanti:
Opere in prosa:

Il Piacere (1891): è un romanzo in cui sono evidenti i caratteri del Decadentismo europeo. In una atmosfera di passioni edonistiche si muove il protagonista, Andrea Sperelli, un prototipo di uomo decadente, avido di piaceri, gelido cultore del bello, stanco di tutto.

Il fuoco (1900): romanzo.

Novelle della Pescara (1902):  una raccolta di novelle, scritte in varie epoche, in cui è evidente la suggestione verghiana; vi predominano forti sentimenti e atmosfere di crudo realismo, sullo sfondo aspro della terra d'Abruzzo.

Il notturno (1918): un'opera in prosa scritta quando, ferito a un occhio, fu costretto a una semi-infermità. Caratterizza un momento di intimità e di ripiegamento su se stesso del poeta che scrive delle sue pagine più sincere, sensibili e appassionate.

Opere in versi:


Primo vere (1879): raccolta di poesie giovanili.

Canto Novo (1882): anche il titolo ci rivela la derivazione carducciana, ma assai più notevole e vibrante è la suggestione della natura.

Maia, elettra, alcyone (1902): sono i primi tre libri delle Laudi del cielo, del mare, della terra, in cui sono raccolte le liriche più ispirate e sensibili e rappresentano il capolavoro poetico dannunziano.

Merope (1912): il quarto libro delle Laudi in cui prevalgono le poesie celebrative della conquista della Libia (proprio di quell'anno).

Asterope (1920): quinto libro delle Laudi, celebrativo dei fatti della Prima Guerra Mondiale.


Drammi teatrali:


Francesca da Rimini (1902): tragedia di argomento medievale; fu musicata da Riccardo Zandonai (1883-1944).

La figlia di Jorio (1904): la tragedia dannunziana più famosa, ambientata nel realismo pastorale della terra d'Abruzzo, dove prevalgono sentimenti primordiali e istintivi e passioni violente.

La fiaccola sotto il moggio (1905).


Le Martyre de Saint Sebastien (Il martirio di San Sebastiano, 1911): dramma di argomento religioso che il D'Annunzio scrisse in francese e fu musicato da Claude Debussy (1862-1918), amico del poeta durante il suo soggiorno in Francia. Forse Debussy si ispirò alla lirica dannunziana L'onda per la sua celebre composizione La mer.

La pisanella (1913): anche questo è un dramma scritto in fracese; ebbe un discreto successo e fu musicato da Ildebrando Pizzetti (1880-1968).


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