Riassunto Prima Guerra Mondiale


Riassunto:
Nel primo decennio del XX secolo l'Europa era caratterizzata da una situazione diplomatica molto delicata, divisa in due blocchi contrapposti pronti allo scontro (Triplice Alleanza e Triplice Intesa). Le relazioni internazionali erano influenzate negativamente soprattutto a causa dell'aggressività della Germania di Guglielmo II. I rapporti fra Germania e Inghilterra infatti si erano notevolmente deteriorati a causa della sempre più pressante concorrenza tedesca, che minacciava da vicino l'economia britannica.
La Francia, a sua volta, era ancora memore della cocente sconfitta subita durante la guerra franco-prussiana (1870-1871), ed era perciò animata da un forte spirito di rivalsa. La Germania, poi, aveva creato un potente impero d'oltremare, interferendo con gli interessi strategici e commerciali britannici e francesi. La rivalità coloniale fu causa ad esempio delle due crisi marocchine (1905 e 1911), nel corso delle quali Germania e Francia giunsero a un passo dallo scontro armato a causa delle loro pretese nell'area.
Un'altra grave crisi si manifestò nel settore balcanico, dove riprese forza l'espansionismo dell'Austria, unica alleata della Germania, che nel 1908, violando le deliberazioni del congresso di Berlino, annesse la Bosnia-Erzegovina. Questo gesto irritò in particolare la Serbia, la quale, forte dell'appoggio della Russia, aspirava invece a riunire in un unico Stato nazionale gli Iugoslavi (Serbi, Bosniaci, Sloveni e Croati), diventando l'anima dell'irredentismo, ovvero di tutti i patrioti che volevano raggiungere l'indipendenza.
Nella penisola balcanica, oltre agli Austriaci, gli altri oppressori erano i Turchi, contro i quali si scatenarono nel 1912 e nel 1913, le due guerre balcaniche, condotte da Serbia, Grecia, Montenegro e Bulgaria, coalizzatesi per sottrarre la Macedonia all'impero ottomano. Il bilancio di questi conflitti lasciò insoddisfatti un po' tutti i contendenti:  risultò soprattutto evidente che i Balcani erano ormai una polveriera pronta a esplodere, nella quale convergevano tanti interessi, dal nazionalismo slavo al militarismo austriaco, all'imperialismo russo.
In seguito all'uccisione a Sarajevo dell'erede al trono austriaco Francesco Ferdinando per mano del serbo Gavrilo Princip (28 giugno 1914), l'impero austroungarico dichiarò guerra alla Serbia, protettrice degli irredentisti slavi (28 luglio). Il sistema delle alleanze allargò immediatamente il conflitto: in nome della Triplice Alleanza la Germania entrò in guerra a fianco dell'Austria (Imperi centrali) contro la Russia e la Francia, schieratesi con la Serbia.
L'esercito tedesco cercò di ottenere una rapida vittoria invadendo il Belgio (neutrale) per prendere alle spalle l'esercito francese (4 agosto 1914). L'Inghilterra  entrò in guerra a fianco della Francia, cui la legava la Triplice Alleanza. Con l'ingresso di Turchia e Bulgaria a fianco degli Imperi centrali e del Giappone a fianco dell'Intesa (Francia, Russia, Inghilterra, Belgio, Serbia) il conflitto assunse un carattere mondiale.
La resistenza dei Belgi infranse l'illusione della guerra lampo e dette ai Francesi il tempo per organizzare una valida difesa sulla Marna e spingere i Tedeschi sull'Aisne, dove si stabilizzò il fronte occidentale. Da una posizione,combattuta nel fango delle trincee. Nel frattempo l'imperatore tedesco aveva scatenato dall'inizio la guerra sul mare al fine di colpire le navi che portavano rifornimenti dall'America.
L'Austria aveva inviato l'ultimatum alla Serbia senza informare il nostro Paese, ma aveva anche dato inizio a una guerra offensiva e ciò in aperto contrasto con quanto prevedeva il trattato della Triplice. A buon diritto, dunque, l'Italia il 2 agosto 1914 aveva dichiarato ufficialmente di voler restare neutrale. Da quel momento imperversò nel Paese lo scontro tra neutralisti (cattolici, socialisti, liberali, Giolitti) e interventisti (nazionalisti di estrema destra, irredentisti trentini, alcuni socialisti).
Mentre aumentavano le manifestazioni pubbliche degli interventisti (radiose giornate di maggio), alla maggioranza parlamentare neutralista, legata a Giolitti, si opponeva il governo interventista, il cui ministro degli Esteri Sonnino firmò un accordo segreto (patto di Londra, 26 aprile 1915) con l'Intesa.
Forte dell'appoggio del re, il primo ministro Salamandra ottenne i pieni poteri e il 24 maggio 1915 l'Italia entrò in guerra a fianco dell'intesa.
Quando l'Italia entrò nel conflitto, sul versante orientale la ritirata delle truppe zariste e la capitolazione delle Serbia avevano permesso il consolidamento di un fronte ininterrotto dal Baltico all'Egeo. Nel frattempo l'esercito italiano, al comando del generale Luigi Cadorna,si diresse verso il Trentino e Gorizia. L'avanzamento del fronte, costato enormi perdite soprattutto nel corso delle quattro battaglie dell'Isonzo (giugno-dicembre 1915), si bloccò con il sopraggiungere dell'inverno. In Francia l'esercito tedesco sferrò nel 1916 a Verdun (21 febbraio) un duro attacco costato 600.000 morti e concluso senza vincitori né vinti. In seguito gli Inglesi contrattaccarono sulla Somme, impiegando per la prima volta i carri armati.
In risposta al blocco navale imposto da Inghilterra e Francia, la Germania affrontò gli avversari presso la penisola dello Jutland, dove si combatté l'unica battaglia navale in acque europee. Il fallimento dell'offensiva spinse i Tedeschi a intensificare la guerra sottomarina, nella quale comparvero per la prima volta i sommergibili, che colpiva indiscriminatamente ai Paesi neutrali come gli Stati Uniti.
Nel maggio 1916 gli Austriaci sferrarono una spedizione punitiva contro l'esercito italiano, il quale dovette arretrare, ma riuscì a riconquistare le posizioni perdute grazie anche all'intervento dei Russi. Il nuovo governo Boselli di "concentrazione nazionale" dichiarò guerra alla Germania e conquistò Gorizia (9 agosto).
Il quarto inverno di guerra fu caratterizzato dal logoramento della popolazione civile, da diserzioni dei soldati e da proteste sociali.
La partecipazione russa alla prima guerra mondiale fra le potenze dell'Intesa aggravò le condizioni del popolo, che nel 1917 dette vita a una sommossa ce indusse Nicola II ad abdicare. Fra il 6 e il 7 novembre il leader bolscevico Lenin passò all'azione e conquistò il potere: la rivoluzione detta d'ottobre portò alla formazione di un governo rivoluzionario, che chiese immediatamente la cessazione della guerra stipulando con l'impero austro-ungarico e con la Germania, a durissime condizioni, l'armistizio dei Brest Litovsk, trasformato in pace nel marzo 1918.
Il ritiro russo rappresentò un duro colpo per l'Intesa, perché gli austro-Tedeschi poterono concentrare le proprie divisioni sul fronte occidentale. Sul fronte italiano gli Austriaci riuscirono a sfondare le linee nemiche a Caporetto (23-23 ottobre 1917). Il nuovo ministero di unione nazionale, guidato da Vittorio Emanuele Orlando, e il nuovo comandante dell'esercito Armando Diaz riuscirono a fermare l'invasione straniera.
Nell'aprile 1917 gli Stati Uniti dichiararono guerra alla Germania, in nome anche degli ideali di libertà del presidente Woodrow Wilson. L'intervento americano fornì all'intesa un notevole apporto di uomini e di mezzi e mise in crisi la Germania e l'Austria, che scatenarono due offensive: uno contro gli Anglo-Francesi (battaglia del Kaiser), annullata nella seconda battaglia della Marna (luglio 1918); una contro gli italiani, annullata a sua volta sul Piave e seguita da una controffensiva terminata con la disfatta austriaca di Vittorio Veneto (24 ottobre 1918) e la firma dell'Armistizio. Sull'onda della sconfitta subita, l'impero tedesco e quello austro-ungarico dichiararono decaduti i rispettivi regnanti e si trasformarono in repubbliche.

Cause Prima Guerra Mondiale
La resa dei conti dell’equilibrio europeo
Dopo la caduta di Napoleone, gli eventi bellici in Europa diventano rari e di breve durata, e non mobilitano mai un grande numero di soldati. Sembra quasi che la guerra stia gradualmente diventando un fenomeno del passato per il mondo civile.
Ma durante tutto il XIX secolo le ostilità e i conflitti fra le potenze europee si vanno accumulando, in campo sia economico che politico: la Germania è il principale concorrente dell’Inghilterra sul mercato mondiale, l’opinione pubblica francese non ha ancora accettato la sconfitta del 1870, l’Italia mira ad alcuni territori austro-ungarici per completare la propria unità nazionale, la Russia guarda con disappunto alla crescente influenza di Vienna nel mondo slavo.
Nel 1914 la situazione è così tesa che sarebbe bastato un insignificante episodio locale per far precipitare il precario equilibrio europeo.
In estate si accende la scintilla che fa esplodere la polveriera. A Sarajevo l’erede al trono d’Austria è assassinato: tutti i maggiori Paesi europei si trovano invischiati in una guerra che nessuno desiderava, ma che in fondo nessuno ha cercato di evitare. Molti ritengono che il conflitto si risolverà in pochi mesi, come le guerre ottocentesche, e non si aspettano una prova così lunga ed estenuante.
Per oltre quattro lunghi anni milioni di uomini vivono al fronte, subiscono grandi privazioni, e sono massacrati per conquistare poche centinaia di metri di terreno, senza mai combattere scontri realmente decisivi. Per la prima volta tutta la società dei Paesi belligeranti è costretta a subire gli effetti, economici e soprattutto morali, di uno sforzo bellico così intenso e diffuso.
Anche di fronte a questa prolungata situazione di stallo e al numero di vittime sempre crescente, nessun governo vuole ritirarsi al conflitto. La svolta avviene con l’entrata in guerra degli Stati Uniti, che iniziano a combattere a metà del 1917 e in poco più di un anno portano i loro alleati alla vittoria. L’esito di quella che verrà definita la “Grande guerra” dovrebbe far capire che i Paesi europei non hanno più la forza economica e militare sufficiente per giocare il ruolo di potenze mondiali. Tuttavia nel 1918 non se ne era accorto ancora nessuno.


Analisi della guerra
Si distinguono gli imperi centrali, Germania e Austria-Ungheria, che costituiscono un blocco compatto in cui si può comunicare per linee interne. Il passaggio da una guerra di movimento a una guerra di trincea nuocerà maggiormente proprio gli Imperi centrali, circondati da ogni lato delle forze nemiche e danneggiati dal blocco commerciale imposto dall’Intesa.

La Germania ambisce da tempo a diventare la più grande potenza europea. Non appena si presenterà l’occasione, dichiara guerra ai Paesi dell’Intesa: la sua forza militare e il ricorso a nuove armi, fra cui il sottomarino, non le garantirà però quel rapido successo che si aspetta.

L’Austria Ungheria, con l’ultimatum al piccolo Stato della Serbia, dà inizio nel 1914 a un conflitto di dimensioni mondiali. Ne uscirà sconfitta e definitivamente trasformata: del vasto impero austriaco non resterà più traccia.

L’Inghilterra offre un contributo decisivo sia sui mari sia al fronte, grazie anche all’invenzione di nuove armi, fra cui il carro armato. La sua flotta subisce i durissimi attacchi dei sottomarini tedeschi, che causeranno anche l’ingresso in guerra degli Stati Uniti.

L’Italia entra in guerra nel 1915, con la prospettiva di annettere i territori del Trentino e della Venezia Giulia, ancora sottomessi all’Austria-Ungheria. L’estenuante guerra di posizione, unita all’inferiorità dell’esercito italiano, determinerà la disfatta di Caporetto. Le sorti della guerra, tuttavia, si rovesciano inaspettatamente con la vittoria italiana a Vittorio Veneto.

E’ evidente come le potenze dell’Intesa possano contare sulla maggiore estensione dei propri imperi coloniali, fondamentali per l’approvvigionamento di armi e viveri nel corso della lunga ed estenuante guerra di posizione. L’ingresso poi degli Stati Uniti permetterà all’Intesa di organizzare la decisiva controffensiva che porterà alla vittoria.


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