Riassunto: Il partigiano Johnny


di Beppe Fenoglio

Riassunto: 




Johnny è un intellettuale borghese, appassionato di lingua e letteratura anglosassone, sempre alla ricerca di se stesso, insoddisfatto della propria condizione interiore. E' costretto a nascondersi in una villetta nelle vicinanze della città, controllato dal padre. Egli non ha dubbi sulla necessità di combattere il regime nazifascista: il punto è scegliere come e con chi. Per quanto sia affascinato dai suoi professori, Johnny decide di non seguirli nelle nascenti bande comuniste. Parte invece solitario per le colline delle Langhe e si unisce alla prima banda che incontra sul suo cammino: casualmente, anche questi partigiani, per quanto ideologicamente impreparati, sono guidati da un comunista. Ma, soprattutto, sono male armati e vivono in condizioni disastrose. In breve tempo, Johnny impara che la vita del partigiano non è quell'avventura poetica che si era immaginato nei suoi sogni di letterato. Quando la sua formazione è costretta a sbandare sotto l'attacco tedesco, Johnny non prova a riunirsi ai superstiti, né cerca di tornare a casa. Va invece a cercare le formazioni azzurre, composte da militari dell'ex-esercito regio. Il loro capo, Nord, lo affida al presidio di Mango, come secondo di un tenente. Anche tra questi nuovi partigiani, però, Johnny non si sente a suo agio: la decisione di occupare Alba, pur sapendo che è impossibile tenerla vista la debolezza delle forze partigiane, esaspera il suo disagio verso i tatticismi e le strategie "formali" degli azzurri. Dopo la drammatica perdita di Alba, le mal conciate formazioni di Nord subiscono il devastante rastrellamento dei nazifascisti. In fuga per giorni e notti, nei boschi delle Langhe, insieme agli amici Pierre e Ettore, Johnny riesce miracolosamente a salvarsi, trovando infine rifugio nella cascina di una contadina amica dei partigiani. Ma anche questo nuovo assetto è destinato a frantumarsi: Nord ordina ai pochi partigiani rimasti di nascondersi per l'inverno; il febbricitante Pierre si rifugia presso la fidanzata; Ettore è fatto prigioniero con la contadina e la lupa dai fascisti. Johnny, dopo un inutile tentativo di scambiare Ettore con un soldato fascista (catturato in un'azione rischiosa e in più disertore), passa il duro inverno del '44 da solo nella cascina saccheggiata. Ma proprio in questa condizione estrema, fatta di freddo, spie e fame, rifiutando coerentemente ogni invito a nascondersi, Johnny trova finalmente la sua dimensione ideale, la sua ragione d'essere partigiano, il senso di tutta quella assurda, benché necessaria violenza. Alla fine dell'inverno, Johnny è uno dei pochi partigiani sopravvissuti di Nord. Solo che adesso, di nuovo in mezzo ai compagni che sognano la ripresa della vita civile, non si ritrova più. Ma quando la rinata formazione parte all'inseguimento di una pattuglia fascista, Johnny è il primo a farsi avanti. I partigiani, però, cadono in un'imboscata: Johnny assiste impotente alla morte di altri due reduci dell'inverno. Sordo ai richiami di ritirata, rimasto senza munizioni, Johnny riesce ad afferrare l'arma di uno dei due e si alza per sparare ancora. Il libro conclude: “Dopo due mesi la guerra è finita”.


I partigiani costretti alla ritirata
Il 10 ottobre 1944 i partigiani avevano liberato dai fascisti la città di Alba, ma la libertà durò soltanto ventitré giorni: essi furono costretti a soccombere al nuovo attacco del 2 novembre. Il racconto di quei giorni e della sconfitta è fatto da Fenoglio con sereno realismo: una cronaca che rifugge da ogni esaltazione, mostrandosi piuttosto incline a denunciare, con sottile ironia, gli atteggiamenti sbagliati dei partigiani piuttosto che quelli eroici.
Nella conclusione del racconto si vede che gli avvenimenti si susseguono con tanta rapidità che non danno modo a quegli uomini poco avvezzi alla tattica di una battaglia, di organizzarsi e di agire con ordine, mentre il nemico avanza con calcolata manovra. Al centro dell’attenzione dell’autore ci sono i fatti scarni ed essenziali; gli uomini sono guardati nella loro umanità debole e contradditoria, talvolta poetica e senz’altro sopraffatta dalla violenza assurda della guerra.
Questa tematica ci immette in un mondo corale e popolare, eroico e indisciplinato, ricco di umori e di slancio vitale. La scrittura asciutta propone una concentrazione di sentimenti e di emozioni e i personaggi risultano veri, senza alcuna forzatura letteraria. In questa suprema difesa dela città di Alba <<fenoglio pare voler confermare la sua funzione di cronista imparziale, indicando i limiti cronologici della battaglia tra le due parti: “Così, dalle sette fino alle undici passate, quei dilettanti della trincea inchiodarono i primi fucilieri della repubblica, uomini che sbalzavano avanti e poi s’accucciavano e viceversa a trilli di fischietto, assaltatori ammaestrati”. Ma non ci inganna la sua definizione apparentemente oggettiva dei partigiani come dilettanti della trincea”, perché nell’altra, dei nemici “assaltatori ammaestrati” c’è sottointeso e aggrumato, ma avvertibilissimo, il giudizio morale che fa traboccare la bilancia della storia dalla parte di quelli che scelgono la via della armi per un’idea, dilettantescamente perseguita quando si vuole, ma nata da una libera scelta, ignota a colore che a segnali clowneschi fanno la guerra come un mestiere.


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