Purgatorio Canto 33 - Riassunto


Appunto di letteratura italiana contenente il riassunto del trentatreesimo canto (canto XXXIII) del Purgatorio dantesco.
Purificazione di Dante, illustrazione di Gustave Doré

Tempo: mercoledì 13 aprile 1300, intorno a mezzogiorno

Luogo: Paradiso terrestre = La foresta spessa e viva, lussureggiante di prati, fiori e alberi, lungo le sponde del fiume Eunoè.

Personaggi: Beatrice, Dante, Matelda, Stazio



Sintesi

La profezia di Beatrice
Le sette donne commentano la triste metamorfosi del carro cantando il salmo O Dio, vennero le genti, mentre Beatrice, addolorata, pronuncia le parole con cui Cristo annunciò la resurrezione. Fa quindi avvicinare con un cenno Dante, Matelda e Stazio e predice che colui che ha sfigurato il carro, che tornerà a essere com'era, sarà punito da Dio. Aggiunge che l'aquila avrà un erede e che arriverà un condottiero che ucciderà la prostituta e il gigante che pecca con lei. Invita il poeta a scrivere le sue parole perché siano d'ammaestramento per gli uomini.


L'albero di Dio derubato due volte
Dante deve rivelare le condizioni in cui versa l'albero creato santo da Dio. Per aver morso i suoi frutti, Adamo penò nel Limbo cinquemila anni. Accorgendosi che Dante non ha compreso il significato dell'albero per colpa di effimeri pensieri, Beatrice spiega che l'altezza della pianta e la sua ampia chioma avrebbero dovuto suggerirgli il senso morale secondo cui la giustizia divina interdice all'uomo il frutto dell'albero. Spera che la sua mente possa ricordare queste rivelazioni.


La filosofia è inadeguata alla comprensione del divino
Dante assicura che le porterà impresse nella memoria come cera da suggello; poi le chiede perché usi con lui argomenti così superiori alle sue capacità di comprensione. Beatrice gli spiega che ha voluto dimostrargli che la filosofia, la scienza finora seguita dal poeta, non basta per comprendere le cose divine. Avendo bevuto l'acqua del Letè, Dante non ricorda di essersi mai macchiato di presunzione, perciò Beatrice sorride e afferma che da quel momento in poi i suoi ragionamenti saranno adeguati alla capacità di Dante.


Una sorgente comune a due fiumi
Le sette fanciulle si fermano in un luogo ombroso e Dante, vedendo una sorgente da cui si dipartono in direzioni diverse due fiumi, chiede chiarimenti sulla natura di queste acque. Beatrice viene a sapere che Matelda ha già risposto al quesito e la invita a condurre il poeta a bere l'acqua dell'Eunoè. Dante, purificato, ora è pronto a salire in Paradiso.


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