Analisi: Digitale Purpurea, Pascoli


di Giovanni Pascoli
Analisi del testo:



La sorella Mariù ha ricordato l'origine del componimento, nato da un racconto da lei fatto al fratello Giovanni e risalente agli anni di collegio: le educande s'incamminavano per un sentiero tra due giardini, in uno dei quali si erge una pianta dal lungo stelo che reca in cima una spiga di fiori rossi a campanelle, con macchioline rosso scuro: la digitale purpurea. Le ragazze entrano nel giardino e si avvicinano alla strana pianta, ma la Madre Maestra intima loro di allontanarsi subito: il profumo del fiore è velenoso, così penetrante che faceva morire. Mariù-Maria aggiunge che le rimase a lungo la paura del fiore mortifero.
Pascoli ha rielaborato l'episodio, scandendolo in tre tempi: l'incontro, la visione e i ricordi, la confessione. Ciascuno di essi è segnato da un verbo isolato: Siedono, Vedono, Piangono.
Prima parte: Maria e Rachele si ritrovano e rievocano quei piccoli anni così dolci al cuore. emerge fin d'ora la presenza di quel fiore, ritenuto maligno.
Seconda parte: la vita in convento, nell'azzurro intenso tra canti, preghiere e cori.
Terza parte: di nuovo risalta la misteriosa presenza di quella spiga di fiori, ammaliatrice. Rachele ricorda di avere ceduto alla tentazione: s'inoltrò leggiera, rispondendo al richiamo peccaminoso. L'unica conclusione è una sensazione: E fu molta la dolcezza! molta!


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