L'enigma dell'ora, Giorgio De Chirico - Analisi
     


L'enigma dell'ora, Giorgio De Chirico - Analisi


L'enigma dell'ora (L'enigme de l'heure) è un dipinto a olio su tela realizzato da Giorgio De Chirico nel 1911. Dal momento che l'artista è italiano ma il titolo originale del dipinto è francese, possiamo dedurre che lo abbia realizzato durante il suo soggiorno parigino, quando il pittore, in disparte rispetto alle avanguardie storiche (ed in particolare rispetto al cubismo) propose un'arte del tutto inedita e magica, ma non abbastanza per potersi mantenere economicamente. L'enigma dell'ora è una della prime opere dedicate alla famosa serie di quadri detti «Piazze d’Italia».
Le dimensioni del dipinto sono 71 cm d'altezza x 55 cm di base; appartiene alla Collezione Mattioli e si trova conservato a Milano.



Spiegazione

Un porticato, sovrastato da una loggia, occupa quasi l'intero spazio della tela. Nella sua ombra densa una figura umana immobile aspetta nella seconda arcata a destra. In basso i raggi del sole pomeridiano sfiorano appena una vasca con uno zampillo d'acqua, mentre investono la donna di spalle vestita di bianco che le sta di fianco. Il portico reca suggestioni di architetture fiorentine: lo Spedale degli Innocenti e il Corridoio Vasariano.


Gli elementi ricorrenti di queste tele sono spazi vuoti delimitati da edifici urbani, in cui è quasi sempre assente la figura umana; per lo più vengono inserite nelle piazze delle statue che spesso hanno una forma ironicamente classicheggiante, inoltre sono caratterizzate da uno sfondo che presenta densità atmosferica.
In questo quadro, invece, non ci sono statue, bensì tre figure umane: la prima è una donna di spalle in primo piano che sembra stia fotografando l'orologio, la seconda un uomo quasi nascosto nell'ombra densa della seconda arcata a destra e la terza quasi assente nel dipinto si trova al di sopra delle altre due nel piano superiore.
Dalle aperture del portico e della loggia traspare un colore uniforme e un cielo limpido che contribuiscono a definire la geometria dell'architettura resa in modo essenziale e con una prospettiva approssimativa.

Il titolo del quadro è altamente evocativo e nasce probabilmente dall'intenzione di De Chirico di rappresentare un orologio fermo e immobile come le due persone in figura: l'orologio che indica un'ora pomeridiana (lo si può dedurre dalla luce del giorno) stabilisce con l'osservatore un rapporto di attesa, attesa di un evento sconosciuto che sta per compiersi. Anche il tempo si è fermato e aspetta nel silenzio di una piazza disabitata.

Appare tuttavia logico che, non è possibile rappresentare su un quadro un qualcosa in movimento come le lancette dell'orologio. E così, non possiamo stabilire se orologio illustrato sia funzionante o meno. Tuttavia, è proprio la fermezza e l'immobilità di tutta l’immagine a suggerirci che anche l'orologio sia fermo, anche se non lo sapremo mai con assoluta certezza. Perché, in fondo, esso potrebbe anche essere l'unica cosa che continua a muoversi, segnando un tempo senza senso, che non produce più modificazioni nel corso delle cose.



Analisi pittorica

Nel quadro la prospettiva apparentemente centrale è in realtà completamente falsata, come se la fontana venisse vista dal centro e l'edificio da sinistra. C’è quindi solo l’illusione di ritornare alla perfezione rinascimentale ed il risultato consiste nella non voluta applicazione di una regola conosciuta che, ironicamente viene contraddetta per arrecare inquietudine e disagio, approdando all'atteggiamento medievale di raffigurare lo spazio.

La scena appare come congelata da campiture cromatiche che non lasciano spazio a chiaroscuri ed altri virtuosismi che ne rendano identificabile l'appartenenza stilistica. Queste architetture dipinte di De Chirico sembrano cogliere uno spirito di classicità senza tempo. Sono delle forme pure che però conservano tutto ciò che il classico deve avere: armonia, ritmo, proporzione, equilibrio. E questi saranno anche i contenuti di quell'architettura classicista che, nel ventennio, divenne lo stile fascista in campo architettonico. E come luogo costruito, metafisico per eccellenza, ci rimane proprio l'Eur che, progettato per la grande Esposizione Universale di Roma del 1942, è la testimonianza più famosa dei gusti architettonici classicheggianti e "metafisici" del fascismo.



Curiosità

In un famoso scritto redatto in francese intorno al 1912-13, il pittore racconta in maniera chiara e affascinante di come l'idea di questo quadro gli fosse venuta proprio durante un caldo pomeriggio d'autunno mentre sedeva, convalescente per una "lunga dolorosa malattia", su una panchina nella Piazza Santa Croce a Firenze.



Commento

Al primo sguardo non si direbbe che dietro un dipinto apparentemente semplice, possa nascondersi un elemento di così grande mistero.
Oltre al mistero dell'orologio, vi è un interrogativo nascosto: "È possibile fermare il tempo?"
È questo quello che probabilmente si sarà chiesto De Chirico prima di realizzarlo ed è questo quello che chiunque veda il dipinto possa chiedersi fra sé. Ovvio che questo nella realtà non si possa fare, ma in un dipinto (o una foto) è possibile immortalare l'attimo e tutto quello che appare illustrato perché rimane immobile e immutato nel tempo.
Inoltre se si potesse fermare il tempo, si potrebbe anche vivere eternamente; ma dato che ciò non è possibile, a quelli come De Chirico non resta altro da fare che immortalare il momento nella propria memoria e poi raffigurarlo sulla tela per tramandare ad altri quegli attimi, ora tristi ora felici, già vissuti.
L'autore non poteva scegliere un titolo più adatto di questo.



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