Capitolo 31 de I Promessi Sposi - Analisi e Commento
     


Capitolo 31 de I Promessi Sposi - Analisi e Commento


Analisi e commento del trentunesimo capitolo de I Promessi Sposi di Alessandro Manzoni.


La Struttura

Come si è visto nella lettura del romanzo, il Manzoni è solito interrompere il racconto con delle digressioni. In questo capitolo si analizzano le origini e lo sviluppo della terribile epidemia di peste.

Il racconto si articola in tre parti:

1) Descrizione della diffusione dell'epidemia e analisi degli inefficaci provvedimenti messi in atto dalle autorità;

2) Descrizione del comportamento irrazionale della gente;

3) Il racconto degli atteggiamenti folli della gente, come ad esempio il fenomeno degli untori.

Questo interesse verso la peste risulta assai utile ai fini della narrazione, in quanto prepara lo scenario sul quale si svolgeranno le vicende dei personaggi nei capitoli seguenti e rappresenta una sorta di continuazione del capitolo 28 (per quanto riguarda le decisioni delle autorità per fronteggiare l'emergenza e la presenza del lazzeretto).
Il capitolo conclude una sorta di trilogia delle calamità, rappresentate, in ordine, dalla carestia, dalla guerra e, appunto, dalla peste.



I Personaggi e le Tecniche Narrative

Viene meno in questo capitolo il ricorso all'immaginazione della rappresentazione dei personaggi, mentre risulta essere particolarmente utilizzato il ben noto rigore storico dell'autore: ricorso alle fonti ed esame delle relazioni storiografiche edite ed inedite.

È da tenere bene a mente che il Manzoni non si preoccupa tanto delle cause scientifiche che hanno provocato l'epidemia di peste, piuttosto gli interessa lo studio dei comportamenti della gente e quindi lo studio delle reazioni degli uomini in una tale situazione di emergenza.
Atteggiamenti che sono irrazionali, dettati dalla paura, dalla superstizione e dalla comprensibile impreparazione della gente. Gli unici personaggi che dimostrano razionalità sono il cardinale Borromeo, il quale prescrive alcune importanti misure, come la denuncia di casi di contagio e l'eliminazione delle "cose infette", i cappiccini e il protofisico Settala che è la vittima coraggiosa ed inascoltata dell'ignoranza e della superstizione generale.
Ma il comportamento più grave, e fortemente criticato dall'autore, è la convinzione de parte di alcuni che la peste in realtà non ci sia.

Vediamo i comportamenti e il giudizio del narratore per ognuno di questi personaggi o istituzioni:

1) Il governatore Spinola
Comportamento: si interessa esclusivamente alla guerra e ordina addirittura festeggiamenti per la nascita dell'erede al trono di Spagna. Il giudizio del narratore: è irrazionale, incapace e, soprattutto, inefficiente. Non si preoccupa minimamente delle sorti della popolazione senza prendere misure efficaci.

2) Gli organi del governo
Comportamento: si impegnano nel trovare una soluzione quando ormai è tutto inutile.
Il giudizio del narratore: sono, come il governatore Spinola, ignoranti, incapaci ed inefficienti.

3) I medici 
Comportamento: pensano che il contagio non esista.
Il giudizio del narratore: sono ignoranti ed irresponsabili. Non svolgono il lavoro che invece dovrebbero esercitare.

d) Il popolo 
Comportamento: non ammette il contagio, non segnala i malati e attribuisce le colpe dell'epidemia agli untori.
Il giudizio del narratore: è ignorante, superstizioso ed irrazionale.

Emergono in questo capitolo gli ideali di società manzoniana, una società basata sulla carità e sulla solidarietà che si incarna nelle figure di Borromeo e dei cappuccini.

Concludiamo dicendo che la carestia, la guerra e la peste, insomma, la "trilogia delle calamità", come l'avevamo definita in precedenza, rappresenta la metafora del male dell'esistenza attraverso il quale l'uomo deve passare per maturare la propria personalità e recuperare i valori positivi della vita.



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