Capitolo 23 de I Promessi Sposi - Analisi e Commento
     


Capitolo 23 de I Promessi Sposi - Analisi e Commento


Analisi e commento del ventitreesimo capitolo de I Promessi Sposi di Alessandro Manzoni.


La Struttura

Il capitolo rappresenta sia la continuazione del precedente, sia l'inizio e la fine del processo di conversione dell'Innominato. Idea della conversione che nasce dall'angosciosa notte seguita al rapimento di Lucia. Assistiamo in questo capitolo ad un lungo colloquio, che occupa tutta la parte centrale, tra il potente signore e il cardinale Borromeo. Quindi l'Innominato, accompagnato da don Abbondio, torna al castello per liberare Lucia.
Si può notare in questo 23° capitolo un fatto assai importante: chi si pensava fosse il vincitore della vicenda, vale a dire don Rodrigo, si trova in difficoltà (a causa della conversione dell'Innominato). I suoi terribili piani si incrinano e la storia inizia a prendere una nuova piega, in cui, finalmente, i "giusti" riescono ad "avere la meglio" sui malvagi, dopo un lasso di tempo (durato 22 capitoli) in cui i ruoli erano ribaltati.


I Personaggi e le Tecniche Narrative

I personaggi di questo capitolo sono essenzialmente tre: il cardinale, l'Innominato e don Abbondio. Tra i primi due uomini, emergono, dal dialogo che hanno, due personalità fortissime ed eccezionali. Si instaura anche un rapporto totalmente positivo. Si assiste ad un momento fortemente commovente che rischierebbe di cadere nel patetico. Rischio scongiurato dalla bravura del narratore che riprende il filo narrativo tornando al dramma di Lucia, ancora prigioniera nel castello. Inoltre torna un personaggio che dalla notte degli imbrogli era scomparso, vale a dire don Abbondio. Egli viene presentato attraverso un soliloquio, che è il modo tipico di presentazione dei pensieri del personaggio; esso costituisce una sorta di ricapitolazione di tutte le sue caratteristiche psicologiche, l'esposizione della "filosofia del quieto vivere". Questa tecnica narrativa mette in luce inoltre la personalità egocentrica del curato che colloca la sua persona al centro di tutto. Come lo studente ricorderà, don Abbondio era alla ricerca della propria tranquillità e della difesa dei propri interessi, ricordiamo infatti la sua frase "a un galantuomo, il quale badi a sé, e stia ne' suoi panni, non accadono mai brutti incontri". E' simpatico vedere come questo "motto" si trasformi nella causa di tutti i problemi dell'uomo di fede, in quanto proprio il suo modo di agire, così passivo, lo ha condotto nei guai. Emblematica la frase: "gli avessi maritati! non mi poteva accader di peggio". Il capitolo si chiude quindi con una nuova crisi dopo quella dell'Innominato, ovvero quella di don Abbondio, vittima dell'eccessivo amore verso se stesso.



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