La città ideale (dipinto) - Analisi


La città ideale è un dipinto tempera su tavola, le cui dimensioni sono 70 cm di altezza per quasi 2,40 m di lunghezza. L'opera è stato realizzata tra il 1480 e il 1490, ed è tenuta conservata nella Galleria Nazionale delle Marche, ad Urbino.



L'autore dell'opera, simbolo del Rinascimento italiano è ignoto, si pensa che possa essere uno tra: Piero della Francesca, Luciano Laurana, Francesco di Giorgio Martini. Ma secondo alcuni studiosi, propensi ad attribuire l'opera all'ambiente della Firenze laurenziana, credono che sia stato uno fra Giuliano da Sangallo (con la collaborazione di Botticelli) e Leon Battista Alberti. Un’ipotesi, quest’ultima, che sembra trovare elementi di riscontro negli esami strumentali cui è stata sottoposta la tavola che, con le riflettografie, hanno rivelato la presenza di un accuratissimo disegno architettonico. Basandoci solo sul periodo storico potrebbe anche essere stata realizzata da Leonardo da Vinci.

Secondo Federico Zeri, critico d'arte italiano, quest'opera è stata eseguita intorno al 1490 perché è riuscito a decifrare su un edificio il numero "149". A Zeri va a che il merito di aver ricomposto il gruppo delle tre tavole delle Città ideali, di cui la più famosa è certamente quella di Urbino, cui si aggiungono gli esemplari di Baltimora e Berlino, un gruppo unitario nonostante le visibili varianti riscontrabili nei dettagli.


Analisi del quadro

Il dipinto è impostato su una rigorosa prospettiva centrale che permette di vedere i palazzi rinascimentali intorno a una piazza, in cui domina un tempio circolare. L'unico punto di fuga è posto nell'ingresso del tempio.

Il pavimento delle strade, con l'intersecarsi di marmi policromi, amplifica la struttura della città e gli edifici sono posizionati con una concezione "a scacchiera", sembrano i pezzi di una scacchiera che è considerata il modello assoluto di perfezione della città rinascimentale. Sono presenti anche due pozzi a base ottogonali con gradinate e sono posizionati in modo perfettamente simmetrico alle due estremità laterali in primo piano.

A prima vista il dipinto dà l'idea di un paesaggio abbandonato, non c'è anima viva in strada, ma le piante ai davanzali servono proprio a negare questa impressione. Dove ci sono piante significa che c'è qualcuno che si sta prendendo cura di loro, tra l'altro nella terza casa a sinistra sembra proprio che ci sia un piccolo giardino interno alla casa. La natura è poco presente in strada, non ci sono alberi, siepi o fiori ma molto in lontananza si vede una collina.

Colori: il colore dominante è il bianco, presente in diverse sfumature, dall'azzurro al blu verdastro del marmo serpentino, con l'aggiunta del colore bruno (marrone) nelle decorazioni in pietra di alcuni edifici. Il cielo è azzurro ma, come nell'arte nordica, digrada in toni sempre più chiari per evidenziare la parte centrale del dipinto.

Curiosità: sul primo piano dell'edificio a destra sono state raffigurate due colombe (vedere la figura sotto).



La città ideale può essere considerata una delle icone e degli emblemi più rappresentativi del Rinascimento italiano, e deve il suo successo per la presenza di innumerevoli misteri. 
Quale funzione aveva? Dove era collocata in origine? Si tratta di una scenografia teatrale o di una rappresentazione pittorica delle correnti filosofiche di quel periodo come hanno ipotizzato alcuni studiosi? Chi ne fu il committente? E l’autore?



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