Commento: Ad Angelo Mai, Leopardi


di Giacomo Leopardi
Commento:


La canzone "Ad Angelo Mai" è una poesia d'alto impegno civile che ha il compito di suscitare negli italiani l'amor della patria grazie al ricordo del grandioso passato. Per la realizzazione di questa canzone, così come fatto per le altre canzone civili, Leopardi scrisse questa canzone nel gennaio del 1820 venendo a sapere di un fatto di cronaca: il ritrovamento dei libri di Cicerone della Repubblica da parte di Angelo Mai. Quest'ultimo è un dotto filologo gesuita della Biblioteca Vaticana che verso la fine del 1819 ritrovò molti frammenti del trattato "De re pubblica" di Cicerone. Fino ad allora si era a conoscenza solamente del sesto libro intitolato "Somnium Scipionis". Grazie al suo ritrovamento è come se Cicerone e altri scrittori antichi fossero riusciti a riprender voce dopo secoli di silenzio.
Ciò fa pensare che, dopo la brutta parentesi del Medioevo, siano ritornati i tempi del Risorgimento che per Leopardi va da Dante Alighieri a Petrarca, da Ariosto a Tasso, fino ad arrivare ad Alfieri. La poesia scritta da Leopardi è un modo per esortare Angelo Mai a non smettere di continuare le sue ricerche di opere antiche considerate perdute. Essa segna un'altra tappa fondamentale della poesia leopardiana, quel divorzio fra scienza e poesia, la perdita dell’immaginazione e la consapevolezza dell’'illusione, elementi, questi, che accompagneranno fino alla fine il pensiero poetico di Leopardi.

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