Commento: A un vincitore nel pallone, Leopardi


di Giacomo Leopardi
Commento:

A quanto pare anche la nostra letteratura non è stata esente dalla passione per il “pallone”.
Infatti, sebbene non si possa affermare che gli intellettuali abbiano attinto a piene mani dallo sport e dal calcio in particolare, sono diverse le eccezioni di importanti autori che hanno cercato di narrare il mondo di emozioni che permeano questo gioco, un mondo spesso parallelo a quello reale, tanto da fungere da metafora della vita.
Il primo caso rilevante in ordine cronologico è sicuramente quello di Giacomo Leopardi, con la sua poesia “A un vincitore nel pallone”, del novembre 1821, che rientra nel ciclo delle cosiddette Canzoni civili e patriottiche che esortano alla riscossa nazionale.
Vengono qui a delinearsi un "pessimismo storico" ed una visione radicalmente negativa della situazione politica contemporanea al poeta.
Leopardi, in questa canzone in cinque strofe, si riferisce ad un ben preciso personaggio, il giovane Carlo Didimi di Treia, campione famoso nel gioco del pallone, successivamente patriota e carbonaro, acclamandolo come campione, elogiandolo per l’energia espressa nell’azione sportiva. In particolare, "A un vincitore nel pallone" esalta l'agonismo e il rischio come unici rimedi ad un'esistenza svuotata di qualsiasi valore.
Una visione della vita, che va presa come un gioco, come il calcio quindi, e come tale va giocata, e non è necessario stare attenti allo scopo dell’azione, purché azione sia: “nostra vita a che val? Solo a spregiarla”. E allora Leopardi, oltre ad elogiare il ragazzo, lo incita a continuare così e, anzi, a fare ancora di più. Che sia una vita attiva e anche rischiosa, che offra la possibilità di salvarsi dall'infelicità e dalla noia cercando di passare dall’ignavia all’azione.

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