Gabriele D'Annunzio: Dalfino


Riassunto:
Dalfino era orfano: la madre l’ha uccisa lui nascendo mentre il padre se l’era portato via il mare. Come ogni uomo, Dalfino combatté il dolore della perdita amando la causa della privazione: lui amava l’acqua salata.
E divenne pescatore. Era alto, la schiena curva dal lavoro, braccia e gambe possenti che gli consentirono di essere un ottimo nuotatore, la dote che gli attribuì il soprannome.
Poi c’era la sua migliore amica La Zarra con occhi da pantera e voce da sirena, insomma l’unico legame con la terra ferma. Lei lo aspetta ogni sera fare ritorno dalla pesca e lo accompagna nel lavoro. Sempre lei gli parlava e lo ascoltava. Ma se Dalfino era acqua, la Zarra era sangue.
Il figlio finanziere di comare ‘Gnese, quella del presepe con le case piccole piccole, si arricciò i baffi in direzione di questo sangue così rosso ed il sangue si volse.
L’acqua vide e fu tempesta.
Dalfino andò alla dogana, geloso e preoccupato di perdere pure lei, sgozzò il rivale e, mentre le urla straziate di comare Agnese lo inseguivano, si gettò in mare, scomparendo nelle onde.

Analisi del testo:
D’Annunzio in questo secondo racconto parla di mare e di sangue: con uno stile linguistico alto e fluente, i due protagonisti sono come la paranza di Dalfino; in balia delle onde del destino non potranno far altro che osservare gli eventi, soccombendo sotto l’onda più alta.
Sublime il tratto “…Ma l’odore del mare li ubriacava que’ due; fluttui verdi li cullavano per ore…”; con la quale D’Annunzio fa immaginare il mare scrivendo su un semplice foglio di carta.

Il periodare delle frasi è ritmico: come i flutti sulla battigia c’è un’andata ed un ritorno; non ci sono accenti o vocalità che infrangono l’apparente calma dell’acqua: tutto è sereno, pacifico, è natura.
Un paradiso marino rotto nel suo silenzio dalle urla straziate di una donna: come in una tempesta il lampo, la luce visibile (Dalfino sgozza il finanziere), è stato seguito dal tuono (il grido di ‘Gnese).
E sempre come una tempesta la nuvola che causò tutto ciò se ne andò di sua volontà, se seguendo il vento o il mare è solamente una decisione che varia in base alla materia. E questo D’Annunzio lo sa molto bene.

1) Caratteristiche fisiche e psicologiche: Fisicamente simile ad un delfino, nuotatore abilissimo, abbronzatissimo, forte di gambe e braccia, bellissimo e selvaggio. Anche Zarra è alta, bella, flessuosa e animalesca, simile ad una pantera.

2) Tutta la prima parte descrittiva di Dalfino è intessuta di riferimenti al mare.

3) Personaggi e paesaggi sono incontrovertibilmente collegati nelle opere dannunziane: natura e uomo sono legati romanticamente, come se non ci fosse alcuna differenza. Ecco perché i caratteri selvaggi della natura di rispecchiano in quelli dei personaggi e viceversa.

4) Tipo di narratore: Il narratore è esterno alla vicenda, interviene solo con frequenti esclamazioni quasi fosse attratto dal mondo che rappresenta. Ma in realtà tra lui e loro c'è la differenza culturale. Nessuno dei suoi personaggi potrebbe esprimersi in quel modo tanto elaborato.



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