Parafrasi: Lavandare, Pascoli

di Giovanni Pascoli
Parafrasi:

Nel campo arato solo per metà, c’è un aratro abbandonato, che sembra abbandonato tra la nebbia che esala dalla terra.
E a tempi scanditi proviene dal canale d’acqua nei pressi di un mulino, il fruscìo e il rumore dell’acqua con i tonfi dei panni bagnati accompagnato da tristi melodie.
Il vento soffia forte e fa sembrare le foglie che cadono neve, e tu, mio amato, non sei ancora tornato al tuo paese! Quando sei partito, ci sono rimasta male! Come l’aratro abbandonato in mezzo al campo da arare.

Parafrasi parola x parola
MEZZO NERO: in quanto è stato arato solo la metà (la terra smossa è di colore più scuro rispetto a quella non ancora rivoltata). Si noti come l'idea sia espressa con una pura nota coloristica.
SENZA BUOI: e quindi abbandonato.
VAPOR LEGGIERO: nabbiolina, foschia.
GORA: canale
LO SCIABORDARE DELLE LAVANDARE: il ritmico battere dei panni nell'acqua a opera delle lavandaie (lavandare). Sciabordare è voce onomatopeica; in tal modo si passa dal quadro visivo al rilievo uditivo.
TONFI SPESSI: i numerosi tonfi dei panni nell'acqua.
NEVICA LA FRASCA: dai rami cadono cioè le foglie, leggere come fossero fiocchi di neve.
E TU: l'amato lontano. Pascoli cita qui il verso di una triste canzone del folclore marchigiano, che canta un amore infelice.
MAGGESE: il campo che si lascia periodicamente senza semina, per far riposare la terra e avere poi un più abbondante raccolto.


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