Analisi: Lavandare, Pascoli

di Giovanni Pascoli
Analisi del testo:

Anno: 1894
Temi: la malinconia e il senso di abbandono nel paesaggio rurale - il lavoro quotidiano delle donne

Il testo potrebbe sembrare, a prima vista, una pura descrizione di vita campestre, quasi un bozzetto di quelli cari a Verga e ai naturalisti. Il poeta sembra nascondersi al di qua della nebbia che sale dai fossi, dietro i canti al lavatoio, per proporre due scene che sembrano del tutto slegate. Ma Pascoli sa trarre, dalle situazioni più comuni, elementi che esprimono inquietudine: una segreta malinconia si diffonde sulle cose della campagna e nell'animo del lettore.
Il messaggio è affidato alla strofa conclusiva. Qui infatti crea il legame che unisce i tre momenti del testo:
l'immagine dell'aratro abbandonato in mezzo alla campagna si fa il simbolo dell'umana solitudine. Il poeta, proprio come la contadina lasciata dall'amato (vv.8-9), si rispecchia nell'aratro in mezzo alla maggese:
-L'innamorata è senza compagno (quando partisti , come son rimasta! v.9);
-L'aratro è senza buoi (v.2);
-Anche il poeta, mai nominato peraltro, si ritrova orfano e sanza amore. Questa conclusione, peraltro, viene solo allusa dal significato generale della poesia.

Schema metrico: 2 terzine e 1 quartina di endecasillabi (madrigale), con schema di rime: ABA, CBC, DEFE. I vv. 7 e 9 sono legati da rima imperfetta (-asca e -asta presentano infatti la variazione di una sola consonante).

La prima strofa raffigura l'aratro insolitamente abbandonato nel campo che è avvolto da una nebbia leggera.
La seconda terzina sposta l'attenzione su una scena completamente diversa: osserviamo (o meglio, udiamo) lo sciabordare cadenzato delle lavandaie e i tonfi spessi dei panni, con le lunghe cantilene che ritmano il lavoro.
La strofa finale riprende un canto popolare marchigiano.
L'ultimo verso ripropone l'immagine dell'aratro solitario.


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