Analisi: La mia Sera, Pascoli


Analisi: La mia Sera, Pascoli

di Giovanni Pascoli
Analisi del testo:


Tutto nasce da uno sguardo incantato e vergine di fronte alle cose il fanciullino le osserva non dall'alto o con distacco, ma ponendosi sul loro stesso piano. Perciò la natura è umanizzata. Pascoli arriva a introdurre in poesia delle ranelle che fanno, addirittura, gre gre: l'onomatopea riassume la rivoluzione letteraria da lui operata.
Il poeta si proietta nella sera con il suo io perplesso, in crisi. Per lui l'unico bene possibile, davanti ai lampi e agli scoppi del giorno, è raggiungere la pace della sera. A tale scopo deve rientrare in se stesso, o meglio fuggire verso il proprio passato, annullandosi nel ritorno alla madre e alla culla. Perciò la strofa decisiva per l'interpretazione del testo è l'ultima. Qui la sera naturale, quella esterna del paesaggio si trasforma nella sera tutta soggettiva del fanciullo poeta.
Questa lirica musicale che mette in luce il contrasto tra il fragore del giorno e la pace della sera, trapassa dal piano della natura a quello simbolico: il motivo della sera che ritorna si allaccia alla parabola della vita del poeta. Dopo la povertà e le sofferenze della giovinezza, così lunghe che pareva non dovessero finir più, ecco finalmente la sera della vita, la pace serena e gioiosa dell'età matura. E mentre nel cielo si diffonde il suono delle campane, al poeta sembra di essere ritornato bambino, quando la madre lo addormentava al dondolio lento della culla.


La metrica: 5 strofe di 8 versi novenari, con schema di rime ABABCDcd (l'ultimo verso è un senario con parola-rima fissa: sera)


Spiegazione delle parole:
IL GIORNO...LE STELLE: è già delineato il contrasto su cui è impostata la lirica: di giorno lampi, tuoni; di sera, le stelle silenziose, lontane.
LE TREMULE...LEGGIERA: costruisci una gioia leggera passa attraverso le tremule foglie dei pioppi. Un piacevole venticello passa lieve fra le foglie dei pioppi. Una gioia leggiera=venticello : è una metafora.
SI DEVONO APRIRE: il verbo si devono indica la certezza con cui il poeta guarda al cielo che sempre, dopo la bufera, fiorisce di stelle (così anche nella vita, dopo il dolore c'è la pace).
SI TENERO: così umido di pioggia; ma qui l'aggettivo acquista un valore metaforico, quasi simbolico, affettivo, intenerito, dolce.
VIVO: puro e intenso.
PRESSO LE ALLEGRE RANELLE: vicino alle ranelle, che gracidano liete dopo la pioggia, scorre un ruscello il cui mormorio, sempre uguale (monotono), pare un pianto che si va placando, un dolce singulto (osserva il contrasto di significato tra dolce e singulto: è una figura retorica detta ossimoro.
ASPRA: violenta. Nota il contrasto dei toni: prima, cupo tumulto, e aspra bufera, ora un dolce singulto nella pace della sera.
E'...RIVO CANORO: pareva senza fine la tempesta, è invece è finita; finita è trasformata in dolce mormorio (canoro) del ruscello (rivo). Anche il dolore del poeta si è tramutato in canto.
DEI FULMINI..E D'ORO: al posto dei fulmini (detti fragili perchè si spezzano in guizzi di luce frastagliati nel cielo), restano nuvolette (cirri) rosse e dorate: è una metafora.
STANCO: per la lunga durata e intensità.
RIPOSA: prendi respiro, cessa.
LA NUBE...SERA: la nuvola che durante la tempesta parve più minacciosa e nera, è quella che si è fatta più lieve e rosata a tarda sera.. Il dolore più grande si è convertito nella pace più dolce.
GRIDI: stridi gioiosi di rondini in volo.
LA FAME: la fame sofferta durante il giorno fa prolungare più del solito i voli delle rondini per la cena festosa dei rondinini.
LA PARTE, SI PICCOLA: i rondinini nel loro nido, ebbero solo una piccola parte di cibo durante il giorno.
NE' IO: l'accenno agli uccellini che hanno sofferto la fame durante la giornata, risveglia nel poeta il ricordo degli stenti patiti da giovane.
TENEBRA AZZURRA: mentre il poeta contempla nel cielo i voli festosi delle rondini, le campane fanno sentire i loro rintocchi, quasi voci che giungano dalla tenebra azzurra.
MI SEMBRANO CANTI: al poeta i rintocchi della campane sembrano i canti della ninna nanna, per cui si sente ritornare bambino cullato dalla madre; poi lentamente si addormenta.
POI NULLA: questa visione della madre placa il poeta fino a non avvertire più il dolore della vita dissolto nella pace della sera.

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