Riassunto: Il treno ha fischiato, Pirandello


Riassunto: Il treno ha fischiato, Pirandello

di Luigi Pirandello
Riassunto:


Questo è un racconto assai rivelatore dell’umorismo pirandelliano. La vicenda dell’impiegato Belluca, che di colpo, per un’inezia, smarrisce il contatto con la realtà e si estranea in un suo mondo, ricorda la sorte di Mattia Pascal, il forestiere della vita, colui che si emargina dall’esistenza comune e la osserva da fuori.

Sintesi e spiegazione, sono state fatte miste tutte insieme anche perché è difficile da spiegare.
Protagonista del racconto è un individuo insignificante e sfortunato, il Belluca, un uomo senza qualità, secondo il titolo di un celebre romanzo (1930) dell’austriaco Robert Musil. Un giorno però tutto cambia, per Belluca e in Belluca. Dalla prigione delle forme borghesi e quotidiane, egli passa alla libertà fantastica dei poeti, dei bambini, dei matti. E’ un passaggio conquistato mediante l’avventura dell’immaginazione: una folgorazione notturna (il fischio di un treno in corsa), che produce all’improvviso la presa di coscienza del personaggio; uno degli accidenti minimi, quotidiani, che vengono a sconvolgere l’esistenza di tanti protagonisti delle Novelle per un anno. Ma è un evento che sbalza il Belluca fuori dalla cappa soffocante delle abitudini e dei compromesi di cui è piena la sua esistenza di computista. Il fischio del treno gli rivela a un tratto un universo di libertà, di possibilità in cui egli si perde, come ubriaco. Perde, sì, la propria tranquillità mentale (il Belluca è uno dei tipici filosofi-folli di Pirandello), ma per acquisire in cambio una consapevolezza totale, che gli dà la nozione della propria dignità.
Il racconto è giocato su due piani contrastanti. Da una parte c’è la gente comune, che non capisce l’improvvisa follia del Belluca; dall’altra parte il narratore, che si sforza di ricostruire le ragioni di quella ribellione. Sul piano più superficiale, dunque, c’è la caratterizzazione (deformante e animalesca) del protagonista: egli è ritratto così come la gente lo vede, come un vecchio somaro, una bestia bendata, aggiogata alla stanga. Sul all’altro piano si porrà una nuova caratterizzazione: Belluca, il giorno dopo, si presenta in ufficio senza più i paraocchi, come se egli fosse spalancato d’improvviso all’intorno lo spettacolo della vita.
Le misteriosi ragioni del fatto sono ricostruite solo a posteriori; anche il titolo rivelerà soltanto alla fine la sua carica informativa. In tal modo si crea una sottile ambiguità, che ha il compito di tener desta l’attenzione fino alla fine. Si parte dalle diagnosi iniziali (frenesia, encefalite); poi si racconta il fatto; quindi si ricostruisce il retroterra umano del protagonista; infine il narratore espone le motivazioni del fatto naturalismo, raccontandolo come sostiene di averlo appreso dalla viva voce del protagonista. E’ un percorso, come si vede, a zig zag, un oscillare continuo tra racconto e commento, tra il piano oggettivo dei fatti (che in sé sono poca cosa) e quello, soggettivo, del giudizio.
Questa esigenza comunicativa (ricostruire, spiegare, giudicare) attraversa l’intero tessuto della novella, come ci rivelano molti elementi: l’apertura vivacissima, giocata sul coro degli interlocutori; i numerosi inserti dialogici (Orbene, niente, ebbene, signori, Signori, Belluca…); le didascalie quasi teatrali, come in una pre-sceneggiatura (per esempio qua, riferito all’ospedale); gli spunti interrogativi (Chi l’aveva definito così?, Poteva Belluca?)


Nessun commento:

Scrivi un commento

Se trovate imperfezioni o volete aggiungere qualcosa all'articolo lasciate un commento.
Per commentare, dovete usare un account Google / Gmail.