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Vezzeggiativo: significato esempi

vezzeggiativo

Il vezzeggiativo è una delle quattro forme alterate che può avere un nome. Il termine vezzeggiativo deriva da vezzeggiare, che a sua volta deriva da vezzo, che a sua volta deriva da vitium "vizio, difetto". L'etimologia ci porta un po' fuori strada dall'uso che ne facciamo dal punto di vista grammaticale, infatti in questo caso "vizio" è inteso come azione abituale, mentre quando lo usiamo come forma alterato s'intende un atto di amorevole e tenero affetto. Somiglia al diminutivo, ma se il diminutivo fa solitamente riferimento alle dimensioni piccole di qualcosa, il vezzeggiativo, invece, attribuisce a qualcosa un giudizio affettivo di grado positivo. Anche il dispregiativo è legato a un giudizio affettivo ma di grado negativo, proprio per questa ragione il dispregiativo è considerato l'opposto del vezzeggiativo.





Come si forma il vezzeggiativo?

Per formare il vezzeggiativo si deve partire sempre da un nome primitivo, poi solitamente basta rimuovere l'ultima vocale e infine aggiungere uno dei suffissi tra quelli qui presenti che meglio si adatta per quella specifica parola:
  • -ino,
  • -ello,
  • -etto,
  • -uccio.


Ad esempio, il vezzeggiativo di banco è "banchetto". E questa alterazione funziona perfettamente anche per i nomi propri di persona, ad esempio Andreuccio, Salvuccio, Martinuccia, Gigetto, Alfiuccio, Elenuccia, Antonietta ecc. sono delle tipiche forme vezzeggiative usate per chiamare una persona in modo dolce e tenero, dimostrando un certo legame affettivo.



Vezzeggiativo: esempi

Parole primitive Vezzeggiativo
Barca Barchetta
Bocca boccuccia
Borsa Borsetta
Cane Cagnolotto
Carta Cartuccia
Casa Casetta
Donna Donzelletta
Figlio Figliolotto
Gatto Gattuccio
Libro Libretto
Lupo Lupacchiotto
Macchina Macchinetta
Mano Manuccia
Orso Orsetto
Porta Porticella
Quadro Quadretto
Ragazzo Ragazzuccio
Scatola Scatoletta
Strega Streghetta
Tavolo Tavoletta
Tesoro Tesoruccio
Uccello Uccelletto
Uomo Ometto
Vaso Vasetto
Vestito Vestituccio
Vicolo Vicoletto
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Qual è la differenza tra Nome e Sostantivo?

nome-sostantivo

Nella lingua italiana siamo abituati ad usare i termini "nome" e "sostantivo" in modo intercambiabile, cioè senza fare alcuna particolare differenza sia nel linguaggio parlato sia in quello scritto. Entrambi sono una parte variabile del discorso che indica una persona, un luogo, una cosa o, più in generale, qualsiasi entità animata, inanimata o immaginata. Ma esiste davvero una differenza fra i due termini?





Sostantivo

Il termine "sostantivo" deriva dal latino substantivum, substantia, che vuol dire "sostanza", cioè che esiste. È un termine usato in modo più generico, cioè quando si sta facendo riferimento a un nome, in analisi grammaticale, ma non si vuole descriverlo nel dettaglio.



Nome

Il termine "nome" deriva dal latino nomen, che vuol dire "denominazione". Questo termine è usato in modo più specifico, ad esempio: nome comune, nome proprio, nome concreto, nome astratto.



In conclusione

In conclusione non esiste una grande differenza fra nome e sostantivo, fatta eccezione per l'etimologia e l'uso un po' soggettivo che se ne vuole fare, cioè quella descritta in precedenza non è una vera e propria regola da rispettare.
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Connettivi testuali: spiegazione ed esempi

Connettivi

Le idee, le frasi o i paragrafi di un testo devono essere ben collegati tra loro per rendere la comunicazione sia chiara e coesa. Per fare ciò si adoperano i connettivi, ovvero dei ponti che uniscono delle frase mostrando il rapporto che vi è tra le parti uniti, anche se non sempre sono presenti nella frase perché possono essere sostituiti da un uso accurato della punteggiatura. In particolare è nel testo argomentativo, nel quale è necessario formare delle frasi complesse (periodi) che è inevitabile l'uso dei connettivi.





Tipi di connettivi

I connettivi testuali possono essere avverbi, congiunzioni, preposizioni, avverbi o verbi e sono di due tipi: connettivi gerarchici e connettivi logico - semantici.



Connettivi gerarchici

I connettivi gerarchici hanno la funzione di disporre i paragrafi secondo una gerarchia o ordine di importanza.

Per cosa Connettivi
Introdurre il primo argomento In primo luogo, per cominciare, prima di tutto, per prima cosa, innanzitutto
Passare all'argomento successivo In secondo luogo, inoltre, secondariamente, in aggiunta a ciò, poi
Presentare l'ultimo argomento Infine, per concludere, in conclusione
Per introdurre un'opposizione di idee (antitesi) D'altro canto, d'altronde, è anche vero che, alcuni ritengono che, altri pensano che, da molti si ritiene però, da una parte c'è chi sostiene che, al contrario alcuni sostengono che
Introdurre una conseguenza Ne consegue che, è naturale che, è logico che, il risultato è che, dunque
Esprimere la propria opinione Secondo me, dal mio punto di vista, la mia opinione è che, per quanto mi riguarda, ritengo che, sono giunto alla conclusione che




Connettivi logico - semantici

I connettivi logico - semantici regolano la coesione interna tra i singoli paragrafi con lo scopo di mettere in evidenza i passaggi logici di un ragionamento.

Connettivi causali (introducono argomentazioni a sostegno della tesi) Dato che, poiché, non a caso, infatti, difatti, perché, da ci
Connettivi temporali (collegano eventi, azioni o idee nel tempo) prima, in precedenza, qualche giorno fa, allora, anticamente, una volta, a quei tempi, proprio allora, prima che, in un primo tempo, all’inizio, due mesi prima, ora, adesso, mentre, nel frattempo, intanto che, a questo punto, in questo momento, in questo istante, contemporaneamente, nel contempo, nello stesso tempo, alla fine, successivamente, dopo molto tempo, dopo vari anni, poi, in seguito, quindi, il giorno dopo, più tardi, dopo di che, alcuni giorni dopo, l’anno dopo, da ultimo, alla fine
Connettivi aggiuntivi (per integrare ulteriori argomenti o tematiche) E, anche, inoltre, per di più, oltretutto, aggiungiamo il fatto che
Connettivi concessivi (per andare contro l'opinione della tesi) Nonostante ciò, sebbene, ammettendo che, sia anche vero che, è anche vero che
Connettivi avversativi (per confutare o ribattere un'opinione) Invece, peraltro, tuttavia, ma
Connettivi conclusivi (introducono la conclusione del ragionamento) Quindi, perciò, dunque concludendo, in conclusione, infine, allora, pertanto, insomma
Connettivi limitativi tranne, tranne che, per quanto, fuorché, eccetto che
Connettivi esplicativi (introducono una spiegazione) cioè, infatti, ad esempio, per esempio, in altre parole, per quanto riguarda, tra l'altro, in sintesi, in questo modo, così, come, vale a dire, ossia, ovvero, in altri termini,
Connettivi ipotetici se è vero che, ammettendo che, nel caso in cui, nel caso che, partendo dal presupposto che, ipoteticamente, poniamo il caso che, supposto che, purché, qualora
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Frase complessa: spiegazione ed esempi

Frase

La frase complessa o periodo è una frase di senso compiuto che contiene più di un predicato (verbo). Si differenzia dalla frase semplice o proposizione che invece contiene un solo predicato. Infatti, la struttura della frase complessa non è altro che l'unione di due o più frasi semplici collegate tra loro e attraverso il quale è possibile fornire delle informazioni più dettagliate. E per ogni verbo corrisponde una proposizione.





Frase semplice: caratteristiche

La frase complessa presenta le seguenti caratteristiche:
  • due o più predicati;
  • più di una frase semplice;
  • collegamenti fra le proposizioni secondo un preciso ordine logico;
  • una preposizione principale o indipendente;
  • presenza di proposizioni coordinate e/o subordinate.



Analisi del periodo di una frase complessa

Per fare l'analisi del periodo di una frase complessa si devono innanzitutto individuare tutti i predicati (verbi) contenuti in essa, poi suddividere le proposizioni sapendo che per ogni verbo corrisponde una proposizione.
A questo punto si deve individuare il tipo di proposizione partendo dalla proposizione principale, che non può mai mancare nel periodo ed è l'unica proposizione che ha senso compiuto anche senza la presenza delle altre, per questo è anche detta proposizione indipendente.
Le altre proposizioni sono la proposizione coordinata, che si collega ad altre proposizioni tramite le congiunzioni coordinanti che la collocano sullo stesso livello o importanza della principale, e la proposizione subordinata, che si collega alle altre proposizioni mediante congiunzioni subordinanti che la collocano su un livello inferiore rispetto alla principale.

Esempio:
Il sole splendeva, mentre le nuvole si raccoglievano all'orizzonte, e la temperatura continuava a salire.

  • Il sole splendeva = proposizione principale;
  • mentre le nuvole si raccoglievano all'orizzonte = proposizione subordinata temporale;
  • e la temperatura continuava a salire = proposizione coordinata copulativa.
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Frase semplice: spiegazione ed esempi

Frase

La frase semplice o proposizione è una frase di senso compiuto che contiene un solo predicato (verbo). Si differenzia dalla frase complessa o periodo che invece contiene più di un predicato.





Frase semplice: caratteristiche

La frase semplice presenta le seguenti caratteristiche:
  • Deve essere una frase di senso compiuto, cioè una frase dotata di significato;
  • Deve possedere un predicato, cioè il verbo che indica l'azione e sorregge la frase;
  • Presenza di altri elementi nella frase come complementi, attributo e apposizione;
  • L'ordine delle parole deve essere ordinato e corretto.



Analisi logica di una frase semplice

Per fare l'analisi logica di una frase semplice bisogna prima individuare il predicato, ovvero l'azione che il soggetto compie o subisce, e poi stabilire se si tratta di predicato verbale o nominale. Ricordiamo che il predicato verbale ha senso compiuto anche se si trova da solo nella frase, mentre il predicato nominale è formato dal verbo essere seguito da un nome o un aggettivo (in questo caso indica una qualità, una caratteristica o una situazione del soggetto).
A seguire bisogna individuare il soggetto, ovvero chi esegue o subisce l'azione.
Poi bisogna individuare tutti i complementi ed indicarne la tipologia.
Infine verificare la presenza di attributi ed apposizione.

ESEMPIO:
Il ragno tesse la tela.

Il ragno = soggetto;
tesse = predicato verbale;
la tela = complemento oggetto.



Frase semplice o frase minima: differenza

La frase semplice è di breve lunghezza ma non così breve come invece lo è la frase minima. Quest'ultima è solamente costituita da soggetto e predicato, o addirittura solamente dal predicato. Nonostante la presenza di solamente due parole, la frase minima, è una frase di senso compiuto.

Frase semplice

Martina canta una canzone.


Frase minima

Martina canta.



Frase semplice: esempi con frasi

Di seguito trovate alcuni esempi di frase semplice:
  • Il sole splende questa mattina.
  • Maria legge un libro.
  • Vanessa studia matematica.
  • È una giornata stupenda.
  • Mi ha telefonato il dottor Rossi.
  • Ho comprato 1 chilo di pane.
  • A Federico piacciono le auto sportive.
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Verbo essere: spiegazione e coniugazione

Essere

Il verbo essere è, insieme al verbo avere, uno dei verbi principali della lingua italiana. Si inizia a studiare alle scuole elementari, subito dopo aver appreso il concetto di verbo, e grazie ad esso lo studente imparerà tutti i modi e i tempi del verbo. Il verbo essere ha una coniugazione propria ed è detto ausiliare in quanto viene usato nella coniugazione di tutti gli altri verbi per i tempi composti.





Verbo essere: spiegazione

Il verbo è l'azione che può essere compiuta da persone, animali o cose. Il verbo essere è considerato un verbo speciale perché non indica un'azione, ma possiede diverse funzioni grammaticali.


Funzioni del verbo essere

Il verbo essere può indicare...
  • Un modo di essere, quando introduce un aggettivo qualificativo, o introduce un nome.
    Lo studente è distratto.
    Lui è il meccanico.
  • Un aiuto ai verbi, quando ha la funzione di ausiliare.
    Sono andato a scuola.
  • Appartenenza.
    Il pallone è mio.
  • Uno stato o una situazione.
    Io sono in auto.

Il verbo essere può essere utilizzato da solo con il significato di stare, esistere, trovarsi; in questo caso si dice che il verbo essere ha significato proprio.

Quando il verbo essere accompagna un altro verbo ha la funzione di ausiliare. Inoltre, il verbo essere può essere in funzione di copula o predicato verbale. In tutti questi casi vi suggeriamo di leggere le frasi svolte con tutte le combinazioni possibili. Siamo certi che vi saranno di grande aiuto!

FRASI SVOLTE:



Verbo essere: coniugazione

Di seguito trovate tutte le coniugazioni del verbo essere: indicativo (presente, passato prossimo, imperfetto, trapassato prossimo, passato remoto, trapassato remoto, futuro semplice, futuro anteriore), condizionale (presente, passato), congiuntivo (presente, passato, imperfetto, trapassato), imperativo (presente), infinito (presente, passato), participio (presente, passato) e gerundio (presente, passato).



Modo indicativo

Il modo indicativo indica eventi, situazioni e azioni che accadono, sono accadute o accadranno in modo certo, ed è per questo che è chiamato "modo della realtà". È composto da 8 tempi: 4 tempi semplici (cioè formati da una sola parola) e 4 tempi composti (cioè formati da 2 parole). Ha un tempo per il presente, sei tempi per il passato e due tempi per il futuro.

Presente Passato prossimo
Io sono Io sono stato
Tu sei Tu sei stato
Egli è Egli è stato
Noi siamo Noi siamo stati
Voi siete Voi siete stati
Essi sono Essi sono stati


Imperfetto Trapassato prossimo
Io ero Io ero stato
Tu eri Tu eri stato
Egli era Egli era stato
Noi eravamo Noi eravamo stati
Voi eravate Voi eravate stati
Essi erano Essi erano stati


Passato remoto Trapassato remoto
Io fui Io fui stato
Tu fost Tu fosti stato
Egli fu Egli fu stato
Noi fummo Noi fummo stati
Voi foste Voi foste stati
Essi furono Essi furono stati


Futuro semplice Futuro anteriore
Io sarò Io sarò stato
Tu sarai Tu sarai stato
Egli sarà Egli sarà stato
Noi saremo Noi saremo stati
Voi sarete Voi sarete stati
Essi saranno Essi saranno stati



Modo condizionale

Il modo condizionale indica un'azione o una situazione che dipende da una determinata condizione.

Presente Passato
Io sarei Io sarei stato
Tu saresti Tu saresti stato
Egli sarebbe Egli sarebbe stato
Noi saremmo Noi saremmo stati
Voi sareste Voi sareste stati
Essi sarebbero Essi sarebbero stati




Modo congiuntivo

Il modo congiuntivo indica una sorta di incertezza.

Presente Passato prossimo
(Che) io sia (Che) io sia stato
(Che) tu sia (Che) tu sia stato
(Che) egli sia (Che) egli sia stato
(Che) noi siamo (Che) noi siamo stati
(Che) voi siate (Che) voi siate stati
(Che) essi siano (Che) essi siano stati


Imperfetto Trapassato
(Che) io fossi (Che) io fossi stato
(Che) tu fossi (Che) tu fossi stato
(Che) egli fosse (Che) egli fosse stato
(Che) noi fossimo (Che) noi fossimo stati
(Che) voi foste (Che) voi foste stati
(Che) essi fossero (Che) essi fossero stati



Modo imperativo

Il modo imperativo serve per esprimere un ordine o un comando.

Presente
Sii (tu)
Sia (egli)
Siamo (noi)
Siate (voi)
Siano (essi)



Modo infinito

Presente Passato
Essere Essere stato



Modo participio

Presente Passato
Essente Stato



Modo gerundio

Presente Passato
Essendo Essendo stato



Verbo essere: domande e risposte

Domande &  Risposte
Il verbo essere è ausiliare?
Il verbo essere è un verbo ausiliare perché serve a dare ausilio, cioè supporto, ad altri verbi nella formazione dei tempi composti.
Il verbo essere è transitivo o intransitivo?
Il verbo essere è sempre intransitivo.
È o É? Come si scrive il verbo essere?
Il verbo essere si scrive con l'accento grave (è); invece l'accento acuto (é) si usa per parole come "perché".
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Esercizi sugli articoli determinativi e indeterminativi online


In questo esercizio online di grammatica italiana verranno messe a dura prova le vostre conoscenze sugli articoli determinativi e indeterminativi. Tutto quello che dovrete fare sarà leggere la consegna di ognuno dei tre esercizi e poi scrivere all'interno degli spazi bianchi la risposta corretta. Ricordiamo che gli articoli determinativi sono: il, lo, la, i gli, le, l'; gli articoli indeterminativi sono: un, uno, una, un'.

Nel primo esercizio dovrete usarli entrambi, e in alcune frasi dal momento che è possibile usare sia l'articolo determinativo che indeterminativo abbiamo inserito la possibilità di assegnare come corretta entrambe le risposte (anche quella leggermente meno adatta ma ugualmente corretta dal punto di vista grammaticale). Nel secondo esercizio dovrete solamente inserire l'articolo determinativo, nel terzo esercizio dovrete solamente inserire l'articolo indeterminativo. Potete scrivere la risposta in maiuscolo o in minuscolo, non fa alcuna differenza, l'importante che usiate l'apostrofo giusto (come illustrato poco sopra) e non le virgolette o altri simboli simili.

Al termine dell'esercizio, ovvero quando avrete letto e completato tutte le risposte, dovrete cliccare sul pulsante in fondo con la scritta "Controlla le risposte". Esso apparirà sia in formato popup, sia sopra l'esercizio stesso. Non cliccatelo prima di aver completato l'esercizio perché altrimenti vi considererà la risposte lasciate in bianco come sbagliate e le risposte aggiunte in un secondo momento ve le valuterà con punteggio dimezzato. Per ripetere l'esercizio da zero vi basterà aggiornare una sola volta la pagina e attendere il caricamento dell'esercizio.

Un buon punteggio dovrebbe essere pari o superiore all'80%. Nel caso in cui vi dovesse apparire un punteggio più basso e siete certi di non aver commesso errori nella digitazione delle risposte e di aver letto attentamente cosa si doveva fare nell'esercizio, vi suggeriamo di ripassare l'argomento andandovi a leggere l'appunto di grammatica italiana riguardante gli articoli determinativi e indeterminativi.



Verifica sugli articoli determinativi e indeterminativi

1) COMPLETA CON GLI ARTICOLI DETERMINATIVI E INDETERMINATIVI
C'era casa in mezzo al bosco.

Esistevano davvero dinosauri?

Oh no! Come farò senza mio telefono!

Hai minuto per me?

Sapevi che oggi la nonna ha comprato caramelle al miele?

Tanto tempo fa in quel castello viveva principessa.

Ti piace zabaione?

Hai ora di ritardo!

Hai preso miei calzini?

Sai fare capriole?

Hai chiamato tuo commercialista?

Ho acquistato camicia, cappuccio e ombrello.

Che animali sono pipistrelli?

Ho visto aquila in montagna.

Era studente più svogliato della classe.

Hai portato auto dal meccanico?

Hai brutta cera!

Ho trovato macchia d'olio sotto mia auto.

Ti piacciono film horror?

Alla fine ce abbiamo fatta!

Al bar c'erano amici di Giacomo e amiche di Luisa.

Non ho mai visto elefante dal vivo.

A che ora inizia film serale del Titanic?

Qual è giorno del tuo compleanno?

Erano anni più belli della mia vita.

Si migliora po' alla volta.

Sta finendo sale.



2) COMPLETA CON GLI ARTICOLI DETERMINATIVI
studente
maestra
rimproveri
preside
scolari
banco
esercizio
cattedra
finestre
esempio
mappa
alunni
insegnanti
esame
aule
registro di classe
nota



3) COMPLETA CON GLI ARTICOLI INDETERMINATIVI
cane
maestra
risata
avvallamento
abito
amica
scienziato
impegno
attore
formica
uomo
impresa edile
attrezzo
attrice
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Raddoppiamento sintattico o fonosintattico


Un tipo particolare di raddoppiamento è il cosiddetto raddoppiamento sintattico o fonosintattico. Esso è dato dalla fusione di più parole in una sola con raddoppiamento della consonante iniziale della seconda parola (o + sia = ossia).


Nella pronuncia

Il raddoppiamento sintattico, nella pronuncia,  avviene quando la consonante iniziale di una parola viene pronunciata come se fosse doppia (a casa = ak’kasa).
Dopo tutti i monosillabi con accento grafico (, è, , , più)
Dopo alcuni monosillabi senza accento grafico (a, blu, chi, che, do, e, fu, fra, ho, ha, ma, me, no, o, qua, qui, re, sa, so, sto, sta, tra, tre, tu…)
Dopo tutte le parole tronche: città, perché, sentì, cantò
Dopo come, dove (solo in Toscana), qualche, sopra.


Graficamente

Talvolta il raddoppiamento è visibile anche a livello ortografico: nelle parole che hanno subito un processo di univerbazione. Questi i principali casi che presentano il raddoppiamento sintattico:

A
a + Dio = addio
a + canto = accanto
a + basso = abbasso
a + dentro = addentro
a + dietro = addietro
a + dosso = addosso
a + fondo = affondo
a + pena = appena
a + venire = avvenire


E
e + bene = ebbene
e + poi = eppoi
e + pure = eppure
e + viva = evviva


O
o + vero = ovvero
o + sia = ossia


Chi
chi + sa = chissà


Così
così + detto = cosiddetto
così + fatto = cosìfatto


Contra
contra + dire = contraddire


Da
da + capo = daccapo
da + bene = dabbene
da + prima = dapprima
da + vero = davvero


Fa
fa + bisogno = fabbisogno


Fra
fra + porre = frapporre
fra + tanto = frattanto
fra + tempo = frattempo


Già
già + che = giacché
già + mai = giammai



là + dove = laddove
là + giù = laggiù
là + su = lassù


Ma
ma + che = macché
ma + si = massì


Ne
ne + meno = nemmeno
ne + pure = neppure
ne + vero = nevvero


Più
più + tosto = piuttosto


Qua
qua + su = quaggiù
qua + giù = quaggiù


Se
se + bene = sebbene
se + mai = semmai
se + pure = seppure



si + come = siccome
si + fatto siffatto
si + signore = sissignore


Sopra
sopra + citato = sopraccitato
sopra + mobile = soprammobile
sopra + tutto = soprattutto


Su
su + citato = succitato
su + detto = suddetto
su + via = suvvia
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La virgola prima o dopo del MA?


La virgola indica una pausa breve e corrisponde nella lettura a un minutissimo intervallo della voce. Su questo immagino che siamo d'accordo tutti in quanto sono cose che si imparano alle elementari, tuttavia qualcuno potrebbe chiedersi quale sia la regola grammaticale della virgola in presenza del "ma"; essendo una congiunzione avversativa questa a seconda dei casi va ad eliminare la virgola, in altri, invece, la richiede prima o dopo di essa.
La regola di base è che quando la congiunzione avversativa "ma" coordina due frasi brevi la virgola non serve, invece quando coordina due frasi lunghe diventa necessaria. Non essendoci una regola precisa che si possa applicare per ogni frase, cercheremo attraverso degli esempi di sciogliervi questo dubbio.


La virgola prima del "ma" 

Nella maggior parte dei casi è giusto mettere la virgola prima del "ma", essa è usata per dare un'evidenza espressiva, cioè per mettere a fuoco l'elemento che la precede.
Tutti quanti avrebbero preferito andare a Madrid, ma io non ero d'accordo.


Senza la virgola

Quando il ma è posto tra due aggettivi non serve usare la virgola.
- Quella giornata, bella ma stancante, era finita.
- Stiamo parlando di una realtà avvincente e sfidante ma anche complessa e articolata


La virgola dopo il "ma"

Come abbiamo già visto, il più delle volte la virgola si mette prima del "ma", ad eccezione delle incidentali. In questo caso si trova in mezzo a due virgole e serve a dare un effetto; ovvero il "ma" viene usato non tanto per legare le due frasi, ma per catturare maggiormente l'attenzione, poiché la prima frase si è chiusa e fa una pausa prima della seconda.
Mi piace la frutta, ma, come mi ha detto il dottore, devo evitare quella con troppi zuccheri.


Come avrete notato, il "ma" e le virgole possono interagire in vari modi, tutto dipende da come si vogliono mettere le pause quando la frase andrà letta. Che poi è quello che vale per tutta la punteggiatura in linea di massima.
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Punti di sospensione: uso dei tre puntini


I punti (o puntini) di sospensione, detti anche "tre puntini" nella lingua parlata, sono un segno di punteggiatura e si raffigurano con tre punti consecutivi scritti orizzontalmente. Si usano per indicare una pausa, simile alla virgola e, il loro compito è quello di interrompere un discorso o una parola. Oggigiorno se ne fa un uso spregiudicato: spuntano ovunque nelle frasi, anche in quelle in cui se ne potrebbe fare a meno.

Prima di iniziare a spiegare il loro uso nella frase, caso per caso, si ricorda che non sono né due (..) né 874548572 (....................), bensì tre: (...) . Inoltre sono seguiti da uno spazio, a meno che il carattere successivo non sia una parentesi o virgoletta di chiusura, un punto interrogativo o esclamativo.


...Prima della frase

I puntini di sospensione messi prima di una frase, creano la suspense del contenuto che verrà.

ESEMPIO:
...e alla fine mi diedero ragione.


In mezzo... alla frase

I puntini di sospensione che si trovano in mezzo alla frase hanno lo stesso significato di caricare la molla dell'aspettativa. Sono utilizzati anche per riprodurre l’andamento spezzato e ricco di pause tipico della lingua parlata. La frase che segue i punti di sospensione inizierà con la lettera minuscola, in quanto è come se la frase fosse momentaneamente sospesa in attesa di un continuo.

ESEMPIO:
- Rosso di sera... bel tempo si spera.
- Poi si è messo a piovere e… lasciamo perdere…
- Beh... volevo dirti... che... mi dispiace.


Alla fine della frase...

I puntini finali lasciano intendere che c'è dell'altro, che ne sappiamo di più oppure possono significare silenzio dovuto a disaccordo, disapprovazione o confusione. Se posti alla fine di una frase, la frase successiva inizierà con lettera maiuscola.

ESEMPIO:
- Come vuoi...
- Ok...
- E ti pareva...


...Sia all'inizio sia alla fine della frase...

I puntini iniziali e finali svolgono una funzione di virgolettato, evidenziano il contenuto di ciò che è scritto in mezzo come se fosse una frase di immenso significato.

ESEMPIO:
...dicevano che sarebbe andato tutto bene, dicevano...



Altri usi

1) I puntini di sospensione possono essere utilizzati per censurare parole che se scritte per esteso risulterebbero volgari (le parolacce).

ESEMPIO:
"vaffa…"
"…zzo"


2) I punti di sospensione disposti all'interno delle parentesi quadre indicano che la citazione riportata non è completa. [...] Tale tecnica viene utilizzata per evitare di citare interi paragrafi inutilmente.
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Falsi alterati: esempi

falsi-alterati

Le parole alterate sono tutte quelle parole che smettono di essere primitive (es. scatola) ma diventano, tramite l'aggiunta di un suffisso: diminutive (scatolina), vezzeggiative (scatoletta), accrescitive (scatolone), dispregiative (scatolaccia). Non c'è una regola fissa sulle parole alterate ma normalmente non dovrebbero essere utilizzate, anzi è necessario servirsi spesso degli aggettivi per qualificarle, come: grande, grosso, piccolo, vile, brutto, cattivo ecc. come fanno anche altre lingue che mancano o scarseggiano dei nomi alterati.



Quando il nome alterato non è possibile

Capita spesso che il nome alterato non può formarsi, la parola che ne verrebbe fuori risulterebbe stonata, ridicola o crea equivoco con altre parole. In questo caso parliamo di falsi alterati, ovvero parole che hanno un suffisso tipo "ino" "etto" "one", ma che non c'entrano niente semanticamente con la parola da cui sembra provenire, togliendo il suffisso in questione.

Quindi i falsi alterati sono quelli in cui:
  • esiste un rapporto di significato tra la parola primitiva e quella derivata: spago e spaghetto, fumo e fumetto.
  • non esiste nessun rapporto di significato, ma una delle due parole termina in modo da far pensare a un suffisso alterativo: matto e mattone, pulce e pulcino, torre e torrone.

Esempio: "naso" e "nasello": nasello è falso alterato perché non è alterazione di naso, come invece è "nasino". Nasello è un pesce, non c'entra niente col naso.


Elenco di falsi alterati

  1. Aquila - aquilone
  2. Bacca - bacchetta
  3. Baro - barone
  4. Botte - bottino
  5. Botto - bottone
  6. Burro - burrone
  7. Calza - calzone
  8. Cane - canino
  9. Canna - Cannuccia
  10. Cavallo - cavallone
  11. Centro - centrino
  12. Cero - cerino - cerotto
  13. Foca - focaccia
  14. Foro - foruncolo
  15. Fritto - frittelle
  16. Fumo - fumetto
  17. Gazza - gazzetta
  18. Ghiaccio - ghiaccioli
  19. Giro - girino
  20. Gomma - gommone
  21. Lampo - lampone
  22. Lato - latino
  23. Limo - limone
  24. Lupo - lupino
  25. Mancia - mancina
  26. Matto - mattone
  27. Mela - melone
  28. Merlo - merletto
  29. Monte - montone
  30. Mulo - mulino
  31. Naso - nasello (pesce)
  32. Pasticcio - pasticcini (dolciumi)
  33. Pianto - piantone
  34. Polpo - Polpaccio
  35. Posto - postino
  36. Pulce - pulcino
  37. Rapa - rapina
  38. Rosa - rosone
  39. Rubino - rubinetto
  40. Sala - salina
  41. Spago - spaghetto
  42. Spunto - spuntino
  43. Tacco - tacchino
  44. Tifo - tifone
  45. Torre - torrone (dolciume)
  46. Vento - ventino (moneta)
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D eufonica: cos'è e quando va usata


La d eufonica consiste nell'aggiunta della lettera "d" ad alcune particelle quando l'incontro vocalico con parole inizianti per vocali creano cacofonie o difficoltà di pronuncia ed è utilizzata nella grammatica italiana sia nella lingua parlata sia in quella scritta (es. ed era, ad adempiere, ed educato).
La "d" non va mai aggiunta alle congiunzioni "a" ed "e" e alla preposizione "e" quando la parola che segue inizia per consonante o per una vocale diversa.
L'utilizzo della d eufonica era una regola ferrea fino a poco tempo fa, per questo una volta anche a scuola veniva considerato un errore abbastanza importante, oggi l'uso è meno visto come obbligatorio ma è comunque consigliato in alcuni casi specifici e sconsigliato in altri.
La sua scomparsa è da imputare forse per il disuso che se ne fa in campo giornalistico, in maggior misura per motivi pragmatici, giustificando così il suo sempre più scarso uso.



Eccezioni

In casi dove l'applicazione dovesse creare confusione fonetica, ovvero in quei casi dove la presenza della d eufonica dia come risultato la creazione fonetica di tutt'altra parola l'uso ne è vivamente sconsigliato, ad esempio: "ad operare" può far intendere foneticamente la parola "adoperare" che hanno un senso completamente diverso, anche questa regola però non è così ferrea, ad esempio nel caso di "ad anno" e "a danno" l'uso della d eufonica può considerarsi legittimo, in quanto l'espressione fonetica che ne deriva non può trarre in inganno, infatti "a danno" si legge con una doppia d ovvero: "a ddanno".
È consigliata comunque in tutti i casi di vocale identica, cioè quando la parola dopo la preposizione inizia con la stessa vocale, creando così cacofonia, ad esempio "ed esistere".
Quindi il suo uso viene lasciato alla scelta dello scrittore e dell'oratore, creando così anche una nota distintiva e stilistica tra gli autori stessi, il suo uso comunque è un retaggio della nostra lingua che personalmente uso e che raramente dà i problemi sopraccitati, però non deve essere inteso come una costante, per ogni singolo caso lo scrittore deve sincerarsi che l'utilizzo sia legittimo e non dia adito a fraintendimenti linguistici.

La d eufonica non va utilizzata quando ci si imbatte in un segno di punteggiatura, ad esempio la frase seguente è scorretta: "per riuscire ci vuole forza, grinta ed... elasticità".

Inoltre "ed" e "ad" hanno un uso che concerne anche la loro etimologia latina, cosa non condivisa dalla congiunzione "od" che infatti è sconsigliata anche dall'Accademia della Crusca", una delle maggiori autorità in materia linguistica.
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Si apostrofano gli articoli davanti ad aggettivi qualificativi?


L'apostrofo è particolarmente importante quando dobbiamo utilizzare l'articolo indeterminativo femminile davanti a un sostantivo che inizia per vocale o davanti ad aggettivo riferito a sostantivo femminile.

Una + sostantivo femminile che inizia per vocale.
Es: amaca = un'amaca.

Una + aggettivo che inizia per vocale + sostantivo femminile.
Es: predica = un'insopportabile predica.


In questi casi si parla di elisione: cioè viene cancellata una lettera o una sillaba finale della parola e se ne indica la caduta con l'apostrofo.


Quando non si utilizza

L'apostrofo non va utilizzato nell'articolo indeterminativo maschile "un" e i casi sono:

Un + sostantivo maschile che inizia per vocale.
Es: aereo = un aereo.

Un + aggettivo + sostantivo maschile.
Es: predicatore = un insopportabile predicatore.


Stavolta si parla di troncamento, viene cancellata una lettera e non viene segnalato con l'apostrofo.

L'articolo indeterminativo maschile "un" non prevede mai l'uso dell'apostrofo nemmeno quando si scrive parole come "qualcun altro".

Anche se forse vado un po' fuori tema, ricordo che non vuole l'apostrofo nemmeno "qual è".


LEGGI ANCHE: Uso dell'apostrofo davanti alle parole che iniziano per H
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